ORIGINE

Il suicidio dell’olio di oliva Il Nyt attacca il made in Italy

Una serie di vignette satiriche denuncia sofisticazioni. Ma poi fa marcia indietro

Che la falsificazione e la concorrenza sleale rappresentassero un grave problema per l’olio italiano era fatto noto. Ma sono bastate 15 vignette, pubblicate dal New York Times, a scatenare il putiferio nel settore, punto nell’orgoglio nazionale e preoccupato per le ripercussioni economiche dell’attacco americano al nostro “oro”.

Il fumetto, firmato da Nicholas Blechman, art director del New York Times Book Review, è un racconto per immagini del “suicidio dell’extra vergine”, una delle tante ricchezze che il nostro Paese, a detta del vignettista, starebbe distruggendo a causa di “ladri e furbetti” che, con complicità politiche, truffano produttori e consumatori vendendo sottocosto olio tutt’altro che italiano e tutt’altro che di qualità. Non si tratta solo di una rappresentazione offensiva del nostro Paese, ma di un problema commerciale: secondo la Coldiretti gli attacchi della stampa statunitense al falso made in Italy hanno contribuito a far crollare le nostre esportazioni verso gli Usa, primo mercato extracomunitario, del 13% in un anno.

«Non si può negare che ci siano anche delle verità in queste vignette, ma l’approccio d’insieme è tendenziosissimo, perché si ignora completamente la qualità e ci si concentra unicamente sulle frodi». A dirlo è Tom Mueller, giornalista americano e autore del libro “Extraverginità”, edito da Edt e presentato alla Camera dei Deputati in un’accesa conferenza stampa organizzata da Unaprol.

Mueller è infatti finito nel ciclone delle polemiche come presunta fonte del fumetto, anche se, ha assicurato, «quelle immagini non hanno nessun legame né con me, né con il mio lavoro. Ciò non toglie che, paradossalmente, possono rappresentare un’opportunità per comunicare e promuovere in maniera più efficace il vero made in Italy».

Ma Assitol e Federolio hanno contrattaccato: «È sconcertante che una sede istituzionale come il Parlamento italiano, per definizione chiamato a fare gli interessi del nostro Paese, venga utilizzato per promuovere, con la partecipazione di istituzioni e autorità dello Stato, il libro di un autore ispiratore di un selvaggio attacco da oltreoceano che getta discredito sui nostri prodotti, sulle nostre Istituzioni e il Paese in generale».

L’industria olearia vale oggi oltre 1 miliardo di euro per la bilancia commerciale nazionale, grazie a oltre 200 aziende del settore, che alimentano positivamente la nostra economia, occupando oltre 3.000 persone. «Quello dell’olio, dal punto di vista dei controlli a garanzia della salute dei consumatori, è uno dei settori più verificati e sicuri» continuano Assitol e Federolio chiedendo in qualità di rappresentanti «del 90% dell’industria olearia» che «si ponga un freno al gioco indiscriminato al massacro, il cui unico risultato è danneggiare fortemente il Paese».

Il far west

A una settimana di distanza dalla pubblicazione delle vignette satiriche sul New York Time Mueller è tornato sull’argomento spostando il tiro: «Il problema di fondo è la mancanza totale di controlli. La Fda dal 1999 non fa più controlli sull’olio quindi è veramente il far west dell’olio. C’è anche un problema di ignoranza da parte dei consumatori che non sanno distinguere l’olio buono dall’olio cattivo. Il consumatore medio è cresciuto con burro e grasso di maiale, non sa niente dell’olio d’oliva quindi c’è molto da imparare» E sul rapporto tra le vignette e il suo libro ribadisce: «Si sono concentrati solo sulla frode e hanno lasciato fuori la parte più importante e più bella che è l’olio eccelso che viene prodotto in Italia».

Piccoli in ginocchio

Il volume “Extraverginità” condensa in 220 pagine e sei anni di sforzi la storia e le virtù dell’extravergine, «magnifica metafora dell’Italia, con i suoi paesaggi, la sua storia, il suo legame con il territorio, la sua capacità artigianale». Una metafora a doppia faccia, dove accanto alla qualità convive un mondo «fatto di traffici, adulterazioni e scarsissima attenzione ai diritti del consumatore», un mondo che sta mettendo in ginocchio i tanti piccoli produttori di olio eccellente, per i quali è sempre più arduo resistere in un mercato guidato dalla logica del sottocosto.

Secondo un’indagine Unaprol, il prezzo medio praticato dalla gdo per l’extravergine è pari a 3,8 €/litro e ogni settimana si trovano sugli scaffali bottiglie in offerta con prezzi che non riescono neanche a coprire i costi produttivi. L’organizzazione ha cercato di analizzare la qualità dei prodotti attraverso un panel condotto insieme a Inea che ha esaminato campioni provenienti da due tipologie di oli: il 40% con origine italiana dichiarata in etichetta e prezzo di vendita inferiore ai 3,99 €/litro; il restante 60% con origine comunitaria e prezzo di poco superiore ai 3 €/l.

I risultati, ancora non definitivi, sono sconfortanti: nel gruppo italiano ben il 50% dei campioni ha presentato “anomalie” sotto il profilo sensoriale, nel gruppo europeo la percentuale è scesa al 33%. Ma le soluzioni per uscire dalla lotta al ribasso ci sono: «Azitutto occorre lavorare sul fronte normativo, facendo sì che le leggi vengano non solo prodotte, ma anche applicate» ha affermato Pietro Sandali, direttore generale di Unaprol. In secondo luogo bisognerebbe investire su una maggiore segmentazione di mercato, anche sfruttando il canale dell’e-commerce. Infine una corretta informazione, che metta in luce non solo i problemi, ma anche le nostre tantissime eccellenze, e che aiuti a istruire un consumatore più consapevole.

Nel dibattito interviene anche Fabrizio Nardoni assessore alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia nonché coordinatore degli assessori italiani nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni: «sono loro il paese delle adulterazioni alimentari e del cibo insalubre. Bisognerebbe chiedere proprio agli americani come mai attorno all’italian sounding di oli prodotti ad esempio in California la legislazione statunitense non muove un dito. Sono quelli gli oli spacciati per italiani che il Nyt vuol far credere siano la distorsione di un sistema produttivo che è invece è composto da produttori di grande valore, esperienza e onorabilità.

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