MERCATO

Le dop crescono, ma non contano nella gdo

Rappresentano solo l'1% delle vendite

Cresce il comparto degli oli Dop-Igp, che nel 2011 (ultimo dato di rilevazione) segna in Italia un aumento dell'8% della produzione (11.229 t) e del 18,6% del fatturato alla produzione, che tocca quota 83 milioni di euro, di cui 49 milioni sviluppati all'estero (+15% volume). I dati emergono dal Focus sugli oli Dop/Igp organizzato da Unaprol al Sol di Verona, che conferma la leadership italiana nel settore, con il 40% (43) dei 117 marchi a denominazione riconosciuti dall'Europa. A livello regionale, spicca la Sicilia con 6 denominazioni, davanti a Puglia, Campania e Toscana con 5, Abruzzo, Calabria e Lazio con 4. Nel 2011 si registrano inoltre importanti aumenti della produzione per alcuni oli della Puglia (Terra di Bari e il Dauno), per il Garda e per la dop Umbria. Per quanto riguarda la distribuzione, il 62,2% della produzione passa per la gdo, il 9,5% per la vendita diretta, il 6,2% per l'horeca, il 4,1% per i grossisti e il 3,1% al dettaglio.
I dati Iri infoscan relativi alla grande distribuzione mostrano però come solo poco più dell'1% delle vendite di oli riguardi i bio e le dop, anche se nel 2012 si è registrato un lieve incremento sia in volume che in valore (circa 1%). Il 30% delle denominazioni vendute attraverso tale canale è acquistato dalla Lombardia, che distacca di misura l'Emilia Romagna (14%) e il Veneto (13%). Seguono Piemonte e Val d'Aosta (11%), Toscana (10%) e Lazio (5%), mentre le restanti regioni mostrano percentuali residuali. Il prezzo più alto per un dop si riscontra in Trentino, dove nel 2012 mediamente un litro è stato venduto a 12,37 euro. Seguono la Lombardia (10,98), il Veneto (10,85), la Toscana (10, 51) e il Lazio (10,40).
Il 45% degli oli dop venduti è a private label, mentre un altro 45% è rappresentato da numerose marche minori. Percentuali che evidenziano la polverizzazione del comparto e l'impossibilità, per gli operatori minori, di detenere quote di mercato ragionevoli nella gdo.

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