DIFESA

Maggio, specie antagoniste contro i nemici dell’olivo

Con l’inizio della mignolatura si possono osservare numerosi limitatori naturali che contrastano lo sviluppo dei fitofagi. Per non danneggiare questi predatori, sulla cocciniglia sono sconsigliati trattamenti insetticidi, da rinviare a giugno

La primavera 2014 è iniziata in anticipo con temperature miti nel mese di marzo un po’ in tutta Italia. Questo andamento meteorologico ha determinato un anticipo della ripresa vegetativa ed ha contemporaneamente favorito il risveglio dei microrganismi patogeni e dei fitofagi presenti negli oliveti. Con maggio ha inizio la fase di mignolatura, la successiva fioritura e la formazione dei frutticini; in questo periodo un ottimale stato fisiologico delle piante di olivo è importante per la produzione dell’annata dato che la percentuale di allegazione ne costituisce uno dei fattori predisponenti.


A partire dalla ripresa vegetativa si è osservata la formazione di sostanze gommose in corrispondenza delle gallerie scavate dal rodilegno giallo (Zeuzera pyrina) e ora, più frequentemente nella seconda quindicina del mese, ha inizio il volo degli adulti. Coloro che intendessero attuare la cattura massale o il monitoraggio dei voli di questo lepidottero per stabilire la migliore epoca di intervento, devono installare le trappole innescate con feromone per la cattura dei maschi adulti (foto 1). Sulla vegetazione, e in particolare a carico di foglie e rametti, è possibile osservare lo sviluppo anche di altri fitofagi, contrastato dalla presenza di numerosi limitatori naturali: predatori e parassitoidi.


Lotta alla cocciniglia


L’azione delle specie antagoniste costituisce frequentemente un valido contributo al contenimento delle popolazioni delle diverse specie di cocciniglieche infestano le coltivazioni di olivo.


La più importante sia per diffusione sia per la gravità degli attacchi è la cocciniglia mezzo grano di pepe (Saissetia oleae). Questo rincote compie una generazione all’anno e in alcune zone può effettuarne anche una seconda. Sverna come neanide di 2ª o 3ª età (ciclo annuale), entrambe di colore giallastro ma l’ultima ha le carene più evidenti (foto 2), oppure come femmina adulta (due generazioni/anno). La femmina si riconosce facilmente per la forma ovale dello scudetto, convesso e munito di carene a forma di “H” sul dorso (foto 3); il colore varia dal marrone (in fase di deposizione) al nero (successivamente). Le uova sono di colore rosato e diventano biancastre in prossimità della schiusa che avviene sotto lo scudetto della madre.


Nel mese di maggio è possibile stabilire con appositi campionamenti l’entità e la pericolosità delle popolazioni di questa cocciniglia. Il campionamento si esegue prelevando da 10-20 piante/ha un totale di 100 foglie e osservando la presenza di neanidi vive. La soglia di intervento è di circa 5 neanidi vive per foglia. Nel caso la soglia venga superata si ricorre alla lotta chimica, ma il trattamento insetticida non va eseguito subito, in quanto non risulterebbe pienamente efficace e danneggerebbe le popolazioni di predatori e parassitoidi.


Aspettare l’estate


È molto importante posticipare il trattamento fino alla piena estate (luglio-agosto), quando è già avvenuta la maturazione delle neanidi primaverili, lo sviluppo delle nuove femmine, l’ovidseposizione e la chiusura delle uova (90% delle femmine con uova schiuse al disotto dello scudetto). Come tutte le cocciniglie la S. oleae provoca danni sia diretti per la suzione di linfa sia indiretti per l’emissione di abbondante melata, liquido zuccherino che rappresenta un ottimo substrato di crescita per le fumaggini (funghi saprofiti di colore scuro).


Tra le altre specie di rincoti che attaccano l’olivo, senza peraltro arrecare danni rilevanti se non in casi eccezionali, si ritiene opportuno ricordare le cocciniglie cotonose: cocciniglia cotonosa dell’olivo (Lichtensia viburnii) e cocciniglia cotonosa carenata (Filippia follicularis). La prima compie due generazioni in un anno; le giovani femmine sono in una prima fase di colore giallastro, successivamente si ricoprono con un ovisacco ceroso biancastro (foto 4) nel quale sono deposte le uova. La schiusa delle neanidi si ha in maggio-giugno e in agosto-settembre. La seconda compie un’unica generazione annua ed è meno comune della precedente. La lotta nei confronti di tutte le cocciniglie, oltre che con interventi insetticidi nei casi di necessità, si deve effettuare mediante opportune pratiche agronomiche. Diversi fattori possono infatti influenzare l’entità delle infestazioni: concimazioni irrazionali, irrigazione eccessiva, interventi fitoiatrici sbagliati e soprattutto elevata fittezza della vegetazione determinata da un sesto di impianto troppo stretto o da operazioni di potatura non corrette.


Combustione


Entro la metà del mese devono essere allontanate dal campo e distrutte le fascine di potatura impiegate nei mesi precedenti come “esca” per gli adulti degli scolitidi, dopo la deposizione delle uova da parte delle femmine, ma prima della comparsa dei nuovi adulti. Alla distruzione del materiale asportato si può provvedere con il fuoco o con trattamenti con prodotti ad attività insetticida di contatto. Si vuole qui ricordare che, con l’entrata in vigore del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (norme in materia ambientale), bruciare residui da potature agricole, identificate come rifiuto non è di fatto consentito: infatti la combustione in pieno campo dei residui vegetali derivanti da lavorazione agricola si configura quale illecito smaltimento di rifiuti, sanzionabile penalmente.


La situazione a livello nazionale è però molto variegata. Seppure alcuni esperti di diritto ritengano che i residui da potatura e da lavori agricoli e forestali in generale, soprattutto quelli derivanti dalle grandi attività di potatura e manutenzione svolti a livello aziendale, siano oggettivamente e semplicemente rifiuti speciali in senso stretto e per tale motivo regolamentati dalla disciplina sui rifiuti, varie interpretazioni di carattere amministrativo o regolamentare provinciale o regionale consentono l’impiego della bruciatura come pratica agronomica o mezzo di lotta alle avversità. Quindi l’olivicoltore prima di utilizzare la bruciatura quale tecnica di distruzione delle fascine esca infestate da scolitidi deve assicurarsi che a livello locale la pratica sia esplicitamente consentita.


Possiamo segnalare che a livello nazionale un disegno di legge (n.2093 collegato alla legge di stabilità 2014) in corso di esame alla Camera intende modificare il sopracitato D.Lgs n.152/2006 introducendo la possibilità per i comuni di individuare, con propria ordinanza, aree, periodi e orari in cui è consentita la combustione controllata dei materiali vegetali nel sito di produzione. Da ricordare infine che la bruciatura dei residui vegetali per motivi fitosanitari o agronomici è consentita in Francia secondo le disposizioni impartite dal prefetto e in Spagna dietro richiesta di autorizzazione al Servizio agricoltura regionale. È quindi auspicabile che anche in Italia si giunga ad una soluzione giuridica nazionale che tenga conto delle esigenze di tutela dell’ambiente e delle esigenze relative alle buone pratiche agronomiche e fitosanitarie.


Lebbra e occhio di pavone


Il fungo Colletotrichum gloeosporioides, agente di lebbra o antracnosi, è uno dei patogeni che già a partire dalla fine dell’inverno sono in grado di infettare i nuovi germogli, provocando ingiallimenti fogliari. Ripetute piogge e condizioni di elevata umidità relativa associate a temperature miti costituiscono condizioni favorevoli allo sviluppo della malattia. I sintomi si manifestano con macchie clorotiche indefinite, in seguito i tessuti colpiti imbruniscono e le foglie cadono a terra. Le infezioni primaverili svolgono un ruolo importante nella epidemiologia di questa avversità in quanto costituiscono fonte d’inoculo per lo sviluppo estivo e soprattutto autunnale dei sintomi. La comparsa di avvizzimenti e disseccamenti a carico dei rami e dei tipici marciumi sui frutti invaiati dipende infatti sia dalla piovosità a fine dell’estate e in autunno, sia dalla quantità d’inoculo del patogeno presente nell’oliveto.


Anche se le infezioni a carico delle foglie aumentano l’entità dell’inoculo patogeno presente nell’oliveto, in primavera non sono consigliati interventi fitoiatrici contro la lebbra delle olive. Le disposizioni emanate alcuni anni fa dalla Regione Puglia per fronteggiare le consistenti epidemie di lebbra che affliggevano la produzione olivicola di quella regione prevedono l’inizio dei trattamenti con prodotti a base di sali di rame nel mese di giugno, per proseguire in luglio e concludersi in prossimità dell’invaiatura (settembre-ottobre). Nel corso della primavera diventano evidenti e caratteristici i sintomi causati sulla vegetazione da Spilocaea oleagina, agente causaledell’occhio di pavone, che nei mesi precedenti avevano l’aspetto di tacche fogliari distinguibili con difficoltà senza ricorrere al metodo della diagnosi precoce più volte descritto in questa rubrica. I danni sulle varietà più suscettibili possono essere consistenti e la protezione della vegetazione con l’impiego di sali di rame nel mese di marzo/aprile può risultare, in caso di andamento stagionale umido e piovoso, insufficiente a contenere gli attacchi di cicloconio. Nei casi più gravi si può ancora intervenire in maggio con prodotti fitosanitari a base di dodina, fungicida che esplica azione curativa e limita il fenomeno del distacco delle foglie colpite.

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