Campagna olivicola in ginocchio. Annata orribile per la Puglia

campagna olivicola in puglia
Alla fine di novembre molti frantoi, soprattutto in Puglia, hanno già chiuso i battenti
“La peggior annata del secolo”: questa la definizione, che arriva da Italia Olivicola, per una stagione di raccolta che volge al termine più rapidamente del previsto. A soffrire sono in particolare Puglia, Calabria e Sicilia

Frantoi chiusi, oleifici cooperativi completamente inoperosi, prodotto che scarseggia ed oltre un milione di giornate lavorative andate in fumo. È il quadro drammatico dell’olivicoltura italiana, alla prese con una delle peggiori campagne olivicole di sempre.

La raccolta, infatti, che trova solitamente a dicembre il suo culmine, può infatti già considerarsi conclusa in gran parte d’Italia con almeno due mesi di anticipo. Colpa soprattutto delle gelate di fine febbraio e del maltempo che ha investito l’Italia in queste settimane.

La situazione più critica in Puglia, polmone olivicolo nazionale. Nella zona più importante della produzione italiana, infatti, le province di Bari e Bat, la riduzione sfiora il 90% rispetto allo scorso anno. A Corato, Andria, Ruvo di Puglia, Bitonto, città vocate all’olivicoltura, molte attività hanno già chiuso i battenti, mentre alcune non hanno nemmeno iniziato a lavorare. L’olivicoltura è praticamente rasa al suolo, invece, in Salento, dove la strage di ulivi causata dalla Xylella continua senza alcun tentativo di rimedio.

Lo scenario non migliora in Calabria e Sicilia, le altre due grandi regioni olivicole d’Italia, che registrano pesantissime perdite di frutto e di prodotto, aggravate dalle recenti abbondanti precipitazioni piovose.

Perse 1 milione di giornate di lavoro

C’è però un altro effetto devastante dell’anno orribile dell’olivicoltura italiana: la drastica riduzione delle ore di lavoro per gli operai agricoli addetti alla fase di raccolta. Nelle campagne pugliesi, calabresi e siciliane non c’è stata la frenetica attività che di solito caratterizza i mesi che vanno da ottobre a febbraio, offrendo a tanti lavoratori la possibilità di trovare un impegno occupazionale utile per il bilancio familiare.

«È tutto fermo da settimane - ha affermato Gennaro Sicolo, presidente di Italia Olivicola - Negli oliveti, nei frantoi, nelle cooperative non c’è lavoro, perché manca la materia prima di base e questo è un danno enorme per l’economia di ampi territori specializzati nell’olivicoltura».

«Rivolgo un appello ai politici regionali e nazionali affinché si prenda atto della crisi del sistema olivicolo italiano e vengano attivate misure straordinarie per arginare l’impatto devastante che la mancata produzione determina a carico di tutti gli operatori della filiera», ha aggiunto Sicolo.

L’ufficio studi di Italia Olivicola ha stimato la perdita di 1 milione di giornate di lavoro solo per la manodopera a tempo determinato assunta dalle imprese olivicole durante la fase della raccolta. Le tre regioni maggiormente colpite dalla crisi produttiva assorbono il 47% della manodopera a tempo determinato dell’intera agricoltura nazionale, essendo aree agricole ad alta vocazione ortofrutticola ed olivicola, settori questi caratterizzati da una elevata concentrazione temporale dei fabbisogni di lavoro.

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