Insetti e patogeni come intervenire in campo

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patogeni
Un clima più rigido potrebbe aver dato del filo da torcere ai nemici in agguato. Diverse malattie devono però essere combattute in questo periodo. Utilizzando specie antagoniste o eliminando le fascine di potatura

Il clima primaverile è stato di estrema variabilità con situazioni di freddo di tipo invernale che si sono susseguite per buona parte del mese di aprile e che possono aver rallentato la ripresa vegetativa ma anche ostacolato l’azione dei patogeni e degli insetti dannosi.
Per quanto riguarda i patogeni in questo periodo si possono osservare le prime manifestazioni di verticilliosi.

Verticilliosi
La malattia può presentare un decorso di tipo “cronico” o “acuto”. Nel primo caso i sintomi sono decolorazioni fogliari, deperimenti e disseccamenti di rami e di branche che si protraggono nel corso del tempo. Nell’altro caso l’evoluzione della malattia è di tipo apoplettico: le piante colpite presentano rapidi disseccamenti della vegetazione; la morte della pianta può sopraggiungere anche nel corso di un’unica stagione vegetativa. Spesso questo decorso si riscontra in giovani impianti dove la malattia può provocare danni gravi.
I sintomi si possono manifestare in primavera ma sono più evidenti con l’avanzare della stagione. La patologia è provocata dal fungo Verticillium dahliae che penetra attraverso le radici e si insedia a livello vascolare; si conserva nei terreni infetti per lungo tempo (anche oltre i 10 anni) formando strutture di conservazione chiamate microsclerozi. Il V. dahliae è un fungo che attacca numerose specie erbacee (pomodoro, melanzana, carciofo, alcune piante infestanti, etc.) ed arboree; per questo motivo è sconsigliata la consociazione con specie suscettibili. È buona norma inoltre evitare di utilizzare tecniche irrigue che possono diffondere i propaguli del fungo (ad es. scorrimento). Sulle piante adulte è possibile ostacolare lo sviluppo della malattia asportando le parti colpite avendo cura di disinfettare accuratamente le superfici di taglio e gli attrezzi, mentre per nei nuovi impianti è fondamentale la sanità del materiale di propagazione che deve essere acquistato presso vivaisti regolarmente accreditati dai servizi fitosanitari regionali.

La lebbra
Negli ultimi anni, in vari comprensori olivicoli, sono stati segnalati forti attacchi di lebbra delle olive. La malattia è frequente in alcune aree produttive meridionali in provincia di Brindisi e Lecce in Puglia, nella Piana di Gioia Tauro in Calabria, in Sicilia e altri comprensori minori. I sintomi più comuni sono quelli a carico delle drupe che in fase di invaiatura presentano aree depresse di colore bruno, di forma circolare, in corrispondenza delle quali successivamente il tessuto assume una consistenza marcescente (foto 1). I frutti colpiti deperiscono, acquisiscono un aspetto raggrinzito e in corrispondenza della raccolta possono rimanere sulla pianta (mummie) o cadere a terra.
La malattia è causata da specie funginee riconducibili a Colletotrichum gloeosporioides e C. acutatum che, in condizioni di elevata umidità, possono formare fruttificazioni acervulari di colore rosa. Nelle aree olivicole caratterizzate da manifestazioni epidemiche si ritiene invece prevalente la presenza di una nuova specie, recentemente caratterizzata, Colletotrichum clavatum.
Lo sviluppo dell’avversità è favorito da temperature tra i 10 e 15 °C, da frequenti precipitazioni ed elevata umidità relativa; le infezioni primarie si verificano in primavera sia sulla vegetazione sia sui frutti nel periodo della fioritura e dell’allegagione. Proprio sulle foglie si possono osservare, in caso di elevata infezione, sintomi costituiti da piccole macchie clorotiche che, a partire dai margini del lembo, si ingrandiscono creando estese aree necrotiche irregolari (foto 2); le foglie colpite cadono a terra già all’inizio dell’estate provocando gravi defogliazioni e disseccamento dei rami. Il patogeno attacca invece i frutti con infezioni latenti e asintomatiche che diventano evidenti solo a partire dall’invaiatura.
Il servizio fitosanitario della Regione Puglia, per una corretta gestione della malattia, consiglia dai 3 ai 4 interventi fitosanitari nei casi, rispettivamente, di lieve o grave entità dell’infezione. Nella tabella 1 e 2 sono riportati i prodotti consigliabili contro la lebbra e la relativa epoca di utilizzo.

Cocciniglie
In maggio sulla vegetazione è possibile osservare anche lo sviluppo di diversi fitofagi, le cui popolazioni sono spesso contrastate dalla presenza di numerosi predatori e parassitoidi naturalmente presenti nell’oliveto. Così le diverse specie di cocciniglie che infestano le coltivazioni di olivo possono essere limitate nel loro sviluppo dall’azione di specie antagoniste. La cocciniglia mezzo grano di pepe (Saissetia oleae) rappresenta il fitomizo più importante sia per diffusione sia per la gravità degli attacchi, mentre tra le altre specie si ritiene opportuno citare le cocciniglie cotonose: cocciniglia cotonosa dell’olivo (Lichtensia viburnii) e cocciniglia cotonosa carenata (Filippia follicularis).
Il mezzo grano di pepe compie una generazione all’anno ed in alcune zone può effettuarne anche una seconda. Dal mese di marzo e in aprile le forme giovanili svernanti, entrano in attività, migrando dalla pagina inferiore delle foglie verso i rametti (foto 3). Nel mese di maggio, le neanidi sono nel pieno dell’attività trofica e si avviano verso la fase di maturazione. Il campionamento, per stabilire l’entità delle infestazioni, qualora non sia stato effettuato in marzo-aprile, va eseguito tempestivamente e comunque prima della comparsa degli adulti (femmine in fase di deposizione di colore marrone). Dopo aver individuato, a caso, il 5% delle piante si prelevano da ciascuna 4 rametti in corrispondenza dei quattro punti cardinali suddividendoli in segmenti di 10 cm di lunghezza. Su ciascuna unità si controlla la presenza di neanidi vive. La soglia è rappresentata dal valore medio di 1 neanide per cm di rametto oppure di 2-5 neanidi per foglia. Nel caso la soglia venga superata si ricorre alla lotta chimica, ma il trattamento insetticida non va eseguito subito; è molto importante posticipare l’intervento fitoiatrico fino alla piena estate (luglio-agosto), in corrispondenza della schiusura delle uova che rappresenta il periodo di massima vulnerabilità della specie.
La cocciniglia cotonosa (foto 4) dell’olivo compie due generazioni in un anno; le giovani femmine sono di colore giallastro e si ricoprono di un ovisacco ceroso biancastro nel quale sono deposte le uova. La schiusa delle neanidi si ha in maggio-giugno ed in agosto-settembre. La cocciniglia cotonosa carenata compie un’unica generazione annua ed è meno comune della precedente. Tra i fattori agronomici che favoriscono lo sviluppo delle infestazioni di questi fitofagi il più significativo è costituito dall’elevata fittezza della vegetazione, determinata da un sesto di impianto troppo stretto o da operazioni di potatura non corrette. Impianti olivicoli razionalmente condotti non necessitano di norma di interventi specifici nei confronti delle cocciniglie cotonose.

Scolitidi e tignola
Entro la metà di maggio va ultimata la lotta agronomica agli scolitidi eliminando le fascine di potatura, nel caso siano state lasciate nell’oliveto come esca per gli adulti. Alla distruzione del materiale asportato si può provvedere con il fuoco; in alternativa lo stesso può essere irrorato più volte con prodotti fitosanitari ad attività insetticida di contatto.
In giugno volge al termine la generazione antofaga di tignola (Prays oleae) e hanno inizio i voli degli adulti della generazione carpofaga che possono essere monitorati installando in campo le apposite trappole a colla innescate con feromone sessuale. Dopo l’accoppiamento le femmine depongono le uova sul calicetto delle olivine; le larve si sviluppano nel periodo di accrescimento del frutto all’interno del quale penetrano subito dopo la schiusura. Le gallerie larvali si approfondiscono nella polpa e poi nel nocciolo (foto 5), prima della fase di indurimento dei tessuti dello stesso. A maturità le larve di tignola fuoriescono dalle olive in prossimità della zona peduncolare, provocando spesso la cascola dei frutti attaccati. Oltre che verificare l’andamento dei voli degli adulti, controllando periodicamente le trappole, è opportuno eseguire campionamenti periodici dei frutti per valutare l’entità delle infestazioni. Nelle diverse regioni italiane le soglie di intervento, proposte su varietà da olio, oscillano tra il 7% ed il 15% di olive attaccate. L’impiego di insetticidi appartenenti alla categoria degli esteri fosforici va limitato ai casi di superamento della soglia. Negli oliveti a conduzione biologica sono sconsigliati interventi fitoiatrici in questa fase in quanto i prodotti a base di Bacillus thuringiensis non verrebbero ingeriti dalle larve che penetrano troppo rapidamente all’interno delle drupe e per lo stesso motivo gli insetticidi di contatto non sarebbero efficaci.

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