Marcatori molecolari i detective delle frodi

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Il loro impiego per analizzare le tracce di Dna nell’olio da olive elude i limiti dei controlli più utilizzati. Consente, infatti, di verificare l’eventuale presenza di oli di diversa estrazione, a partire addirittura da una percentuale dell’1%

Tenuto conto dell’annata non certamente favorevole per la produzione, stanno aumentando le quantità di olio extravergine di oliva “taroccato” immesse sul mercato.
I controlli sulle frodi perpetrate in misura sempre più consistente richiedono non solo il potenziamento delle strutture preposte a tale compito, ma anche l’adozione di metodologie di analisi innovative che consentano una migliore individuazione delle diverse componenti dell’olio da olive.
Tema che è già stato affrontato da “Olivo e Olio”, ma che è opportuno riproporre affinché vengano innovati gli attuali sistemi di analisi che non garantiscono l’effettiva identità organolettica dell’olio.
Le sofisticazioni che si rilevano più comunemente riguardano miscele con altri oli vegetali (nocciolo, soia, girasole, palme, ecc.), molti dei quali hanno una composizione trigliceridica simile all’extravergine, o rettificati al fine di eliminare difetti sensoriali.
Queste adulterazioni, oltre a penalizzare economicamente la maggioranza degli olivicoltori e l’identità territoriale degli oli italiani, rappresentano una reale minaccia per la sicurezza alimentare, tenuto conto che alcune specie vegetali utilizzate sono allergeniche.
I metodi di analisi prevalentemente adottati a tutt’oggi presentano dei limiti, come ad esempio la difficoltà di risalire alla composizione varietale o rilevare la presenza di oli ottenuti da specie diverse dall’olivo allorché la loro concentrazione sia inferiore al 10% della miscela “fraudolenta”.
La necessità di ottenere dalle analisi dati certi e incontrovertibili sulla natura delle componenti contenute nell’extravergine, ha portato all’utilizzazione del Dna: l’unica molecola in grado di restare inalterata nelle diverse fasi della preparazione e della conservazione degli alimenti.
L’impiego dei marcatori molecolari basati sull’analisi delle tracce di Dna presenti nell’olio extravergine, rappresenta, quindi, un complemento alle analisi chimiche e consente, in tal modo, di certificare le componenti indicate nell’etichetta delle confezioni e rilevare la presenza di adulterazioni.n

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