RICERCA

Olio: Contraffazioni impossibili con i marcatori genetici

L’analisi molecolare dell’olio permette di determinare con estrema sicurezza la composizione varietale e la presenza di oleaginose diverse dall’olivo Un progetto UnaprolMipaaf in partnership con l’Università di Perugia e il Cnr

Arriva dal mondo della ricerca un aiuto significativo nella lotta alle contraffazioni dell'origine dell'olio extravergine di oliva. Un innovativo metodo di accertamento della composizione varietale e della provenienza dell'olio attraverso tecniche molecolari è stato infatti messo a punto dall'Università di Perugia e dal Cnr umbro nell'ambito di un progetto scientifico promosso da Unaprol (Consorzio Olivicolo Italiano) e cofinanziato dal Mipaaf.

I risultati sono stati presentati lo scorso dicembre a Roma, presso il Comando dei Carabinieri Politiche Agricole, durante un incontro che ha messo a fuoco le possibilità offerte da un nuovo e più efficace sistema di tracciabilità fondato sulla combinazione di metodologie analitiche classiche con quelle di ultima generazione come l'analisi molecolare.

Per identificare le cultivar da cui l'olio è stato ottenuto e valutare la presenza di varietà estranee e di oli di oleaginose diverse dall'olivo (come nocciolo, mais, girasole, soiaI ), il nuovo metodo di analisi si basa sull'impiego di marcatori del Dna conservato nella matrice oleosa.

«I marcatori in grado di discriminare cultivar di altri Paesi, nello specifico spagnole, da quelle italiane sono stati applicati al Dna estratto da oli preparati sperimentalmente con Coratina e Arbequina in percentuali note, rilevando così la presenza della seconda cultivar nel blend - ha spiegato la ricercatrice del Cnr Luciana Baldoni -. Questi marcatori successivamente sono stati applicati su oli con due varietà in proporzioni diverse e ignote, al fine di evidenziare la eventuale presenza in bottiglia di oli derivanti da varietà estranee, e infine utilizzati su diversi campioni forniti dall'Unaprol, attestando l'assenza di contaminazione con cultivar provenienti da Spagna, Grecia e Tunisia».

A difesa del made in Italy

I dati sulla tracciabilità dedotti dai documenti, quindi, sono stati integrati con l'individuazione, su un rilevante numero di campioni made in Italy, di alcuni macro e microcomponenti che consentono di stabilire l'origine genetica e geografica di un olio d'oliva, elaborando un modello statistico in grado di convalidare con buona approssimazione la provenienza nazionale del prodotto. «La difesa e la valorizzazione dell'olio d'oliva italiano poggia su dati concreti e oggettivi, vale a dire la più elevata presenza di alcune componenti notoriamente salutari, quali i polifenoli, che esercitano un'attività cardioprotettiva, e l'acido oleico. Senza dimenticare l'ingente biodiversità della produzione nazionale, formata da oltre novanta cultivar», ha osservato Maurizio Servili, dell'Università di Perugia, coordinatore del progetto Unaprol-Mipaaf che ha anche permesso di implementare un sistema di gestione (Gis) capace di fornire in tempo reale una risposta - con diversi gradi di attendibilità - in merito alla provenienza di un campione incognito di olio.

«Di fronte a un'offerta che non distingue sullo scaffale la qualità dell'olio extravergine d'oliva italiano e che comprime i margini di guadagno fino ad avvilire il mercato con prezzi che non coprono neanche i costi di produzione, serve assolutamente un cambio di passo», ha sottolineato il presidente di Unaprol Massimo Gargano, aggiungendo: «ora siamo al cospetto di un sistema di tracciabilità, pensato dal mondo della produzione insieme a quello della ricerca, che risulta decisamente innovativo per gli elementi immessi nel circuito della prevenzione di frodi e sofisticazioni. Un sistema che, oltre a offrire maggiore trasparenza, mette a disposizione di chi opera i controlli uno strumento che, rispetto ad altri, riesce a coniugare semplicità del percorso e riduzione dei costi».

Controlli che in questi ultimi tempi, come più volte ribadito dai partecipanti all'incontro romano, sono stati condotti in stretto coordinamento tra i vari organismi preposti, così da evitare inutili sovrapposizioni.

Il proficuo connubio tra metodi di analisi convenzionali e innovativi, infine, sarà fondamentale anche per la predisposizione di un modello previsionale di autenticazione dell'extravergine italiano di alta qualità. 

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