DIFESA\APPUNTI DI STAGIONE

Una chance per vedere se gli olivi sono sani

La raccolta è un’occasione per verificare lo stato di salute dell’oliveto. In prossimità delle operazioni attenzione a batteri e funghi. Ma anche agli attacchi di mosca che, dopo aver causato tanti danni, potrebbero ripetersi anche a novembre

Con l’arrivo degli ultimi mesi dell’anno volge al termine la campagna di produzione delle olive da olio; a partire da inizio novembre infatti, se non è già stata anticipata, inizia la raccolta delle drupe. In questo periodo è importante il pieno rispetto del tempo di carenza previsto per i prodotti fitosanitari distribuiti negli ultimi trattamenti effettuati ed è importante sospendere ogni nuovo intervento fitoiatrico per permettere l’ingresso in campo del cantiere di lavoro in condizioni di assoluta sicurezza. A tale proposito può essere un utile termine di paragone l’“intervallo di rientro” dopo un intervento fitosanitario, non previsto nella normativa italiana ma introdotto recentemente nella normativa francese (vedi tab.).

Le operazioni di raccolta consentono anche di osservare da vicino lo stato fitosanitario delle piante, rimandando eventuali operazioni fitoiatriche al termine della raccolta o se possibile dopo aver ultimato anche la potatura.

Occhio di pavone

A fine anno sulla vegetazione si osservano i sintomi di occhio di pavone (foto 1) causati da infezioni autunnali e/o di tarda estate del fungo Spilocaea oleagina. Il decorso meteorologico dell’annata è stato fino a metà settembre piuttosto favorevole allo sviluppo di questo patogeno. In molti comprensori olivicoli le precipitazioni piovose e le giornate nuvolose sono state più frequenti rispetto ai valori medi e gli eccessi termici nei mesi più caldi dell’anno sono stati quasi assenti. Qualora l’andamento stagionale mantenga anche in autunno le medesime prerogative, le condizioni di elevata umidità relativa e presenza di bagnatura fogliare favoriranno lo sviluppo di nuove infezioni. In queste condizioni si consiglia di ripetere l’intervento effettuato nel mese di settembre, utilizzando anticrittogamici a base di sali di rame. In particolar modo per le varietà più suscettibili, questa seconda applicazione fitoiatrica di fine autunno consente di proteggere la vegetazione da nuove infezioni e in parte di diminuire l’inoculo presente in campo (i conidi di S. oleagina germinano fino a temperature di circa 8 °C), anche se l’azione eradicante più efficace è quella che si attua in primavera. Anche in questa fase si può fare ricorso alla stima della percentuale di infezione prelevando, dopo la raccolta delle olive, un campione di 200 foglie scelte a caso e intervenendo al superamento della soglia del 30-40% di foglie con sintomi.

La rogna

Lesioni o ferite provocate da eventi meteorologici o dalle operazioni colturali in atto (es. scuotitori e macchine agevolatrici per la raccolta) possono costituire la via di ingresso per un altro patogeno, il batterio Pseudomonas syringae subsp. savastanoi, agente della rogna dell’olivo. Le cellule batteriche sono veicolate dall’acqua e il processo infettivo può avvenire con temperature superiori a 5 °C; la malattia si manifesta con la presenza di tubercoli sulla vegetazione, più frequenti in corrispondenza di rami e rametti (foto 2) e i sintomi compaiono dopo alcuni mesi dall’infezione. La fonte di inoculo principale è rappresentata da ammassi di cellule batteriche (zooglee) che fuoriescono dalle fessurazioni di tubercoli maturi, tuttavia il patogeno è presente anche sul filloplano. In presenza di attacchi di rogna si può irrorare la vegetazione con prodotti fitosanitari a base di rame (poltiglia bordolese o ossicloruri) che sono in grado di ostacolare la penetrazione del patogeno attraverso le lesioni. L’intervento ha carattere preventivo e va posizionato dopo la raccolta delle drupe; può essere efficace anche nel controllo di occhio di pavone e cercosporiosi.

I frutti in prossimità della raccolta possono essere attaccati da due specie fungine: Colletotrichum gloeosporioides, agente di lebbra eCamarosporium dalmaticum.

Lebbra

Il primo patogeno si manifesta con tacche depresse di tessuto marcescente a partire da inizio invaiatura e nei casi più gravi con il deperimento delle olive attaccate che cadono a terra, determinando una riduzione della produzione. Più frequentemente si osserva la formazione delle mummie, olive infette che rimangono a lungo sulla pianta e costituiscono una fonte di inoculo per l’anno successivo. A volte si possono osservare sporificazioni conidiche del fungo (di colore rosa) emergenti dalla superficie delle drupe. Il secondo viene trasportato all’interno dei frutti dal dittero cecidomide Prolasioptera berlesiana. Il vettore di questo fungo è quindi un insetto utile, un predatore della mosca dell’olivo. Difficilmente si eseguono trattamenti contro questi due miceti, in particolar modo nei confronti del < >C. dalmaticum; negli oliveti in cui la lebbra costituisce un problema ripetuto nel tempo e in cui è presente un forte inoculo è indispensabile eliminare le mummie durante la potatura e può essere necessario effettuare 2-3 trattamenti a partire dal mese di settembre impiegando prodotti rameici.

Durante il mese di novembre si possono ancora riscontrare infestazioni tardive di mosca dell’olivo(Bactrocera oleae); in questo periodo la velocità di sviluppo del fitofago è minore a causa della riduzione dei valori termici;

La mosca

sono necessari 16°-17 °C affinché si verifichi l’ovideposizione, tuttavia le femmine adulte rimangono vitali anche a temperature più basse, in attesa di giornate con clima mite e favorevole all’attività biologica del fitofago. In presenza di attacchi già in atto con larve del dittero all’interno delle drupe il clima più temperato favorisce il completamento del ciclo vitale con la fase di impupamento all’interno dei frutti o più frequentemente nel terreno dopo esserne fuoriuscite. Le infestazioni tardo autunnali non hanno l’intensità e la dannosità di quelle che si verificano nel mese di settembre e a volte di ottobre, possono però influire sulla qualità del prodotto proprio in prossimità della raccolta. Le principali alterazioni biochimiche consistono in una modificazione dei principali parametri chimico-fisici dell’olio quali ad esempio aumento dell’acidità, aumento del numero dei perossidi e riduzione del contenuto in polifenoli. Per scongiurare il rischio di attacchi tardivi di mosca ed evitare i relativi danni non resta che raccogliere il prodotto ai primi segnali di una ripresa dell’infestazione. È opportuno quindi prolungare il monitoraggio dei voli del fitofago e i rilievi sulla percentuale di infestazione fino alla raccolta.

Margaronia

In questo periodo nei giovani impianti si osservano frequentemente danni causati dalle larve di margaronia (Palpita unionalis). Il lepidottero dalle ali di colore bianco può compiere 4-5 generazioni in un anno svernando come larva o come crisalide. Le femmine depongono le uova sui germogli a carico dei quali si compie lo sviluppo delle larve. Queste inizialmente aggrediscono il parenchima fogliare rispettando l’epidermide superiore per poi divorare l’intero lembo e passare a un’altra foglia; al termine del loro sviluppo si imbozzolano in nidi sericei costruiti con ciò che resta dei germogli infestati (foto 3). Anche i frutti possono essere attaccati. Se i livelli di margaronia sono tali da incidere sul normale sviluppo vegetativo delle piante è possibile effettuare interventi fitoiatrici specifici irrorando la vegetazione con prodotti fitosanitari a base di Bacillus thuringiensis var. kurstaki in presenza di larve in piena attività trofica. Generalmente negli oliveti in piena produzione non è necessario effettuare una lotta mirata contro la margaronia in quanto i trattamenti insetticidi effettuati contro la mosca controllano anche le popolazioni autunnali di P. unionalis.

Rodilegno giallo

Un altro fitofago presente allo stadio di larva a fine anno è il rodilegno giallo (Zeuzera pyrina) che si manifesta con la fuoriuscita di rosura ed escrementi dalle gallerie scavate nel legno (foto 4). Efficace è la tecnica dell’uncinatura, intervento localizzato che si esegue utilizzando un filo di acciaio da inserire all’interno delle gallerie nel tentativo di raggiungere ed uccidere le larve xilofaghe. Successivamente con le operazioni di potatura si potrà effettuare l’asportazione delle branche infestate.

(*) Assam – Servizio fitosanitario regionale, Ancona

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