Listini italiani, di nuovo in calo dopo il rialzo

penale
Bottles of olive oil on counter of market
La scarsa disponibilità dell’ultima campagna ha fatto salire i prezzi. E l’Italia ci ha guadagnato più degli altri Paesi. Meno esportazioni per la Spagna (- 27%) mentre sale l’import: Tunisia, Grecia e Portogallo i maggiori fornitori

L’export spagnolo sta chiaramente risentendo della scarsa produzione che, secondo gli ultimi dati, dovrebbe essere meno della metà della campagna precedente.

E le flessioni sulle consegne oltre i confini nazionali non si sono fatte attendere. Da gennaio a marzo, infatti, le esportazioni sono state di 225mila t, il 27% in meno sullo stesso periodo dell’anno prima. Stabili, invece, gli introiti forti di prezzi alla produzione particolarmente sostenuti.

Importazioni spagnole

A mettere un freno alla domanda di olio iberico sono stati, e non poteva essere diversamente, soprattutto i due maggior clienti, Italia e Stati Uniti, dove le perdite pesanti in termini quantitativi si sono tradotte in riduzioni degli introiti meno che proporzionali. Nel primo trimestre dell’anno, peraltro, la Spagna si è vista costretta ad importare molto di più di quanto non fosse abituata. Le 63mila t acquistate all’estero sono più del triplo rispetto a quelle del primo trimestre del 2014 ed è interessante vedere la composizione del Paesi di approvvigionamento. È la Tunisia, attualmente, il primo fornitore con oltre 28mila t, dato praticamente non paragonabile a quello della stesso periodo dell’anno scorso, seguita dalla Grecia con 12mila t e dal Portogallo con 11mila. L’Italia è solo quinta preceduta dal Marocco.

Grecia quadruplica le esportazioni

Di tutt’altro tenore la situazione della Grecia. L’abbondate disponibilità produttiva ha permesso alle esportazioni di stabilizzarsi a livelli quasi quattro volte superiori a quelli di gennaio-marzo 2014.

Leggi l'articolo completo su Olivo e Olio n. 4/2015 L’Edicola di Olivo e Olio

 

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