Operativa la Federazione europea dell’olio di sansa

Federazione
Caldaie alimentate con nocciolino per produrre acqua calda in una serra floricola salentina.
Promuovere una politica di investimenti in ricerca e sviluppo delle potenzialità dei co-prodotti di estrazione e rendere più competitiva la filiera: queste le finalità di Eurolivepomace, costituita dai quattro maggiori produttori europei

Valorizzare tutti i sottoprodotti della filiera olivicolo-olearia, facendo esprimere loro le potenzialità finora inesplorate, anche con lo sviluppo delle agroenergie. È il programma operativo dell’appena costituita Federazione europea dell’olio di sansa e della biomassa da olivo (European federation of olive pomace oil and olive biomass, Eurolivepomace), presentato dal vicepresidente Michele Martucci, il quale è anche amministratore della Saio Spa di Ostuni (Br), azienda specializzata nell’estrazione di olio di semi di oliva (olio di sansa di oliva grezzo) e nella produzione di biocombustibili, e presidente del Gruppo “Olio di sansa” di Assitol (Associazione italiana industria oleari), costituito dalle imprese che svolgono l’attività di estrazione di olio dalle sanse vergini.
«La sansa di olive (o sansa vergine) è un sottoprodotto del processo di estrazione dell’olio di oliva – introduce Martucci - ed è composta dalle buccette, dai residui della polpa e dai frammenti di nocciolino. Da essa, attraverso un processo di “estrazione” della parte lipidica, si ottengono l’olio di sansa di oliva grezzo e la sansa esausta. L’olio di sansa viene utilizzato principalmente, dopo la raffinazione, per l’alimentazione umana o la preparazione di prodotti cosmetici. Tuttavia, soprattutto negli ultimi anni, l’olio di sansa di oliva grezzo viene destinato sempre più spesso all’uso energetico, come combustibile di natura vegetale. La sansa esausta può essere utilizzata come fonte di energia termica o trovare impiego nel settore mangimistico. Anche il nocciolino è un ottimo combustibile, di facile impiego e dotato di un elevato potere calorifico, da usare in alternativa al legno in pellet per bruciatori e stufe. Così la sansa vergine, un tempo considerata uno “scarto”, oggi, nell’ottica dell’economia circolare, viene considerata una risorsa preziosa, da non sperperare e anzi pienamente valorizzare, con evidenti vantaggi ambientali».
L’impegno di Assitol
Non è quindi un caso se negli ultimi anni l’attività del Gruppo “Olio di sansa” si è sempre più incentrata sulle tematiche ambientali ed energetiche. «La raccolta delle sanse vergini dai frantoi, la valorizzazione dell’olio in esse contenuto, per uso alimentare e per altri usi, l’impiego ecologicamente corretto delle sanse disoleate (come biocombustibile), evidenziano sempre più l’importante ruolo delle imprese di questo settore specifico nella filiera dell’olio d’oliva. D’altronde, anche la filiera dell’olio di sansa è oggi parte del cosiddetto “Sistema Sian”, che prevede la registrazione, nel portale elettronico elaborato dal Sistema informatico agricolo nazionale (Sian), dei registri di carico e scarico della sansa e delle informazioni maggiormente rilevanti relative alla movimentazione del prodotto in azienda. Tale sistema, che non ha eguali a livello europeo, garantisce la totale tracciabilità della filiera in un’ottica di trasparenza verso il consumatore e cooperazione con le autorità di controllo nazionali».
In particolare Assitol, rileva Martucci, si è impegnata a valorizzare il più possibile l’utilizzo energetico della sansa. «L’ultimo risultato del nostro lavoro è stato l’introduzione della sansa di oliva disoleata nel registro dei sottoprodotti per uso energetico, con precise indicazioni che ne regolamentano l’impiego. Il Decreto Rinnovabili permette di utilizzare i sottoprodotti della trasformazione delle olive negli impianti a biomasse e biogas. Tuttavia, allo scopo di evitare abusi nella richiesta degli incentivi, stigmatizzati dalla stessa Assitol in passato, e garantendo al tempo stesso il principio del “food first”, il provvedimento definisce anche i casi in cui è espressamente autorizzato l’impiego della sansa per la produzione di elettricità».
Per dare sempre maggior peso al settore, il Gruppo italiano si è distinto a livello europeo per la particolare attenzione al dialogo con i gruppi nazionali operativi in altri Stati membri dell’Ue, e ha giocato un ruolo proattivo nella costituzione di Eurolivepomace, cui aderiscono le principali associazioni dei Paesi produttori di sottoprodotti dell’olio di oliva. «La nuova federazione europea intende dare centralità proprio al segmento della sansa e quindi valorizzare i sottoprodotti della filiera olearia, in modo congiunto in tutti i Paesi produttori e, soprattutto, consumatori – sottolinea Martucci –. Un impegno che vede il Gruppo sansa di Assitol protagonista da tempo, ma che ora potrà usufruire di una strategia condivisa fra tutti i protagonisti europei del settore. L’olio di sansa da sempre funziona da “apripista” per l’olio d’oliva nei nuovi mercati, soprattutto in Asia e, in generale, nei Paesi non ancora abituati al gusto dell’extravergine. Inoltre negli ultimi anni il crescente sviluppo delle agroenergie ha aperto al settore nuovi interessanti orizzonti».
Focus su olio di sansa e biomasse
L’olio di sansa, rileva il vicepresidente di Eurolivepomace, è purtroppo ancora un grande sconosciuto: possiede infatti interessanti caratteristiche organolettiche e nutraceutiche. «È pur sempre un componente della famiglia dell’olio d’oliva, quindi con un forte contenuto di acidi grassi monoinsaturi, particolarmente indicati per la salute cardiovascolare. In Spagna è addirittura in corso uno studio sulla sansa umida, ricca di antiossidanti, per verificarne il possibile impiego per combattere l’invecchiamento».
Inoltre Eurolivepomace intende promuovere l’uso e la diffusione della biomassa di olivo come combustibile alternativo fornito dal mondo dell’olio di oliva. «Il biocombustibile ricavato dalla sansa può contribuire alla lotta al cambiamento climatico, in linea con gli accordi di Parigi. In tal senso, Eurolivepomace intende promuovere una politica di investimenti in ricerca e sviluppo incentrati sui sottoprodotti dell’olio di oliva, utilizzando anche finanziamenti comunitari, con l’obiettivo di individuare e perfezionare impieghi alternativi per la produzione di biomasse e biocarburanti (combustibili vegetali) e migliorare la qualità dei prodotti e dell’ambiente. In questo modo, lavorando a Bruxelles insieme con i colleghi europei, potremo aprire nuove prospettive di crescita per le nostre aziende e renderle più competitive».
Sempre per rendere più competitivo il settore, conclude Martucci, Eurolivepomace punta anche ad armonizzare le norme esistenti, soprattutto le regole ambientali, nei quattro Paesi che l’hanno costituita. «Abbiamo più volte stigmatizzato l’eccessiva frammentazione delle regole a livello comunitario e le pesanti complicazioni burocratiche che pongono le nostre imprese in una situazione di netta difficoltà rispetto ai Paesi del Nord Africa, i nostri concorrenti più forti, che godono di grande libertà di azione e poche limitazioni».

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