Il confine sottile tra oro verde e frode, l’olio che non era extravergine

falso olio extravergine
Al porto di Salerno sequestrate 18 tonnellate di falso evoo. Un’operazione che rilancia il primato italiano nei controlli e riaccende il dibattito su trasparenza, filiera e tutela del consumatore

C’è un confine invisibile che separa l’eccellenza dalla contraffazione, la fiducia dalla frode. Nel mondo dell’olio d’oliva quel confine è spesso segnato da una parola: extravergine. Difenderla significa difendere un patrimonio economico, culturale e identitario del Paese. Il sequestro di 18mila chilogrammi di olio d’oliva falsamente dichiarato “extravergine”, avvenuto al porto di Salerno, non è solo una notizia di cronaca giudiziaria: è il segnale di un sistema di controlli che funziona e, al tempo stesso, la prova che la vigilanza non può mai abbassarsi.

Controlli incrociati e cabina di regia

L’operazione – condotta congiuntamente dai Carabinieri del Reparto Tutela Agroalimentare di Salerno, dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Dogane – ha intercettato una partita di olio che, se immessa sul mercato, avrebbe ingannato i consumatori e danneggiato gli operatori onesti della filiera. Un’azione coordinata che testimonia la capacità dello Stato di presidiare i nodi strategici del commercio agroalimentare, a partire dai porti, veri e propri crocevia delle merci e, talvolta, delle frodi.

A sottolinearne la portata è intervenuto il Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, che in una nota ha parlato di tutela dei cittadini e di conferma del ruolo dell’Italia come leader nei controlli e nella sicurezza alimentare. Parole che chiamano in causa un elemento chiave: la Cabina di Regia del Masaf, strumento di coordinamento che consente alle diverse Autorità di condividere informazioni e strategie, rendendo più efficace la lotta alle frodi agroalimentari.

Le conseguenze per il settore olivicolo

Nel settore olivicolo-oleario, la contraffazione non è mai un reato “minore”. Colpisce la credibilità del prodotto, deprime i prezzi, altera la concorrenza e mina il rapporto di fiducia con il consumatore. Dichiarare extravergine un olio che non lo è significa appropriarsi indebitamente di un valore che nasce da pratiche agronomiche corrette, da frantoi attenti, da controlli analitici rigorosi. Significa, soprattutto, tradire una promessa.

Made in Italy e primato nei controlli

L’Italia, da questo punto di vista, gioca una partita doppia. Da un lato è uno dei Paesi più controllati al mondo, con un sistema articolato che coinvolge Icqrf, forze dell’ordine e autorità doganali; dall’altro è anche uno dei marchi più appetibili per chi tenta scorciatoie e falsificazioni, proprio perché l’olio italiano – o presunto tale – gode di una reputazione globale. Il primato nei controlli, dunque, non è un dettaglio burocratico, ma un fattore competitivo.

Il sequestro di Salerno va letto anche in questa chiave: non come un episodio isolato, ma come il risultato di un presidio costante lungo la filiera e nei punti di ingresso delle merci. È qui che si gioca una parte decisiva della tutela del Made in Italy, spesso prima ancora che il prodotto arrivi sugli scaffali o sulle tavole.

Informazione e cultura dell’olio

Resta però una domanda di fondo: quanto è consapevole il consumatore di ciò che acquista? La repressione delle frodi è indispensabile, ma deve procedere di pari passo con l’informazione e la cultura dell’olio. Perché un mercato maturo, capace di riconoscere qualità e trasparenza, è il miglior alleato dei controlli.

In conclusione, l’operazione al Porto di Salerno racconta un’Italia che sa difendersi e difendere. Un Paese che investe in controlli, coordinamento e professionalità per proteggere un simbolo della propria identità agroalimentare. Ma racconta anche una sfida aperta: quella di continuare a presidiare, senza cedimenti, quel confine sottile tra oro e frode. Perché la parola extravergine non è solo una categoria merceologica: è una promessa che va mantenuta, ogni giorno, lungo tutta la filiera.

Il confine sottile tra oro verde e frode, l’olio che non era extravergine - Ultima modifica: 2026-02-13T09:24:01+01:00 da Barbara Gamberini

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