L’olio d’oliva nel mirino di Trump

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Dall’Andalusia agli scaffali americani: l’ombra di un embargo commerciale scuote il settore e riporta la geopolitica al centro della filiera olivicola mediterranea

Quando la geopolitica entra nei frantoi

La geopolitica torna a bussare alla porta dell’olivicoltura. E lo fa con forza. Le minacce di embargo commerciale avanzate da Donald Trump contro la Spagna hanno immediatamente fatto scattare l’allarme nel cuore della filiera olivicola europea.

Non è la prima volta che l’olio d’oliva diventa terreno di scontro nelle relazioni transatlantiche. Ma il contesto attuale – segnato da tensioni geopolitiche globali, costi energetici ancora instabili e mercati internazionali fragili – rende la prospettiva molto più delicata.

Gli Stati Uniti rappresentano infatti uno dei pilastri dell’export per l’olio mediterraneo. E qualsiasi frizione commerciale rischia di produrre effetti a catena non solo sull’economia agricola spagnola, ma sull’intera filiera europea dell’olio, Italia compresa.

Un mercato da 800 milioni di euro

Il timore espresso dalle cooperative spagnole nasce da numeri molto concreti. Nella campagna olearia 2024-2025 gli Stati Uniti hanno rappresentato il secondo mercato di destinazione per l’olio d’oliva spagnolo, con un valore di quasi 800 milioni di euro.

Circa il 16% dell’olio esportato dalla Spagna ha infatti raggiunto il mercato statunitense, un paese che consuma ogni anno circa 420.000 tonnellate di olio d’oliva.

Un dato colpisce più di altri: un litro su tre dell’olio importato negli Stati Uniti proviene dalla Spagna.

Non sorprende quindi che la prospettiva di un embargo commerciale abbia immediatamente messo in allerta il settore.

«Siamo particolarmente preoccupati – ha dichiarato Jaime Martínez-Conradi, direttore delle Cooperative agroalimentari dell’Andalusia – perché una crisi diplomatica potrebbe ridurre drasticamente la nostra competitività sul mercato statunitense».

L’Andalusia, del resto, rappresenta il cuore dell’olivicoltura spagnola, con circa l’80% della produzione nazionale.

Non solo olio: il precedente delle olive da tavola

La possibile escalation commerciale riguarda anche un altro prodotto simbolo dell’agroalimentare mediterraneo: le olive da tavola.

Gli Stati Uniti rappresentano infatti il 17% delle esportazioni andaluse di olive, un mercato che negli ultimi anni ha mostrato una crescita significativa dei consumi.

Il settore ricorda bene ciò che accadde durante il primo mandato di Trump. In quel periodo alcune aziende californiane presentarono un ricorso contro i produttori spagnoli accusandoli di concorrenza sleale.

Il risultato fu l’introduzione di dazi specifici su alcune varietà di olive spagnole, una misura che – nonostante le proteste europee – continua ancora oggi a pesare sul settore.
Un precedente che alimenta le preoccupazioni degli operatori.

Investimenti congelati e strategie in revisione

Il clima di incertezza sta già producendo conseguenze concrete.
La cooperativa Dcoop, uno dei maggiori gruppi olivicoli mondiali, ha deciso di sospendere i piani di acquisizione totale della società americana Pompeian, di cui possiede già il 50%.

L’operazione avrebbe rafforzato ulteriormente la presenza spagnola negli Stati Uniti, ma il nuovo scenario commerciale ha indotto il gruppo a congelare l’investimento in attesa di capire quale direzione prenderà la politica commerciale americana.

È un segnale chiaro di quanto le tensioni geopolitiche possano incidere direttamente sulle strategie industriali della filiera olivicola.

L’incognita dei costi agricoli

Accanto al rischio commerciale, gli agricoltori temono un’altra conseguenza indiretta: l’aumento dei costi di produzione.

La guerra in Ucraina ha già provocato negli ultimi anni un’impennata dei prezzi di molti fattori produttivi: fertilizzanti, gasolio agricolo, elettricità e materie prime hanno registrato aumenti anche superiori al 30%.

«Molte aziende agricole stanno già lavorando al limite della redditività», ha spiegato Juan Luis Ávila dell’organizzazione agricola Coag in Andalusia.

Un eventuale aumento dei prezzi dell’energia – petrolio e gas in primis – avrebbe effetti immediati su:

  • gasolio agricolo,
  • trasporti,
  • fertilizzanti azotati,
  • logistica della filiera alimentare.

Il rischio è quello di aggravare ulteriormente la situazione economica di molte aziende agricole già provate da anni di crisi climatiche e volatilità dei mercati.

Il ruolo incerto dell’Europa

Sul piano politico si apre anche una questione delicata: la capacità dell’Unione europea di difendere gli interessi dei propri Stati membri.

Formalmente la politica commerciale è competenza comunitaria, e quindi eventuali misure americane dovrebbero riguardare l’intera UE e non un singolo paese. Tuttavia l’esperienza dimostra che la realtà può essere diversa.

Il precedente dei dazi sulle olive spagnole dimostra infatti che Washington può colpire in modo selettivo alcuni prodotti o paesi, creando tensioni interne al mercato europeo.

Molti osservatori spagnoli temono che, anche in caso di nuove misure restrittive, la risposta europea possa rivelarsi meno incisiva del previsto.

L’Italia tra rischio e opportunità

In questo scenario l’Italia non è una semplice spettatrice.

Gli Stati Uniti rappresentano infatti il primo mercato extraeuropeo per l’olio italiano, soprattutto nel segmento premium, dove il prodotto italiano continua a godere di una reputazione molto elevata.

Se eventuali restrizioni dovessero colpire principalmente la Spagna, l’Italia potrebbe rafforzare la propria presenza sugli scaffali americani, intercettando parte della domanda rimasta scoperta.

Ma il quadro è più complesso di quanto sembri.

Il sistema oleario italiano, infatti, opera anche come hub di trasformazione e commercializzazione dell’olio mediterraneo, importando grandi quantità di prodotto spagnolo per:

  • miscelazione,
  • raffinazione,
  • confezionamento,
  • re-export.

Se l’olio spagnolo diventasse oggetto di tensioni commerciali con gli Stati Uniti, le catene di approvvigionamento potrebbero subire contraccolpi, con effetti indiretti anche sulla competitività delle imprese italiane.

Allo stesso tempo, un eventuale surplus di olio spagnolo sul mercato europeo potrebbe esercitare pressione al ribasso sui prezzi, con ripercussioni su tutta la filiera mediterranea.

L’olio d’oliva come frontiera geopolitica

L’olio d’oliva è molto più di un prodotto agricolo. È un simbolo della dieta mediterranea, un pilastro economico per milioni di aziende agricole e uno dei pochi alimenti europei che negli ultimi vent’anni ha conquistato stabilmente il mercato globale.

Quando la geopolitica entra in gioco, però, anche una filiera millenaria può trasformarsi in una pedina delle relazioni internazionali.

Le tensioni commerciali tra Europa e Stati Uniti dimostrano quanto il destino dell’olivicoltura mediterranea sia ormai legato agli equilibri della politica globale.

Per questo la vera sfida dei prossimi anni sarà duplice:

  1. diversificare i mercati internazionali
  2. e rafforzare la capacità dell’Europa di difendere le proprie filiere agroalimentari.

Perché oggi, più che mai, il futuro dell’olio d’oliva non si decide soltanto negli oliveti o nei frantoi, ma anche nei delicati equilibri della diplomazia commerciale internazionale.

L’olio d’oliva nel mirino di Trump - Ultima modifica: 2026-03-09T09:29:28+01:00 da Barbara Gamberini

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