Olio d’oliva, l’Europa scopre le crepe del sistema

olio oliva
Da Bruxelles - La Corte dei Conti Ue accende i riflettori sui controlli dell’olio d’oliva: norme solide ma applicate in modo disomogeneo tra gli Stati membri. A rischio qualità, tracciabilità e fiducia dei consumatori nel made in Europe

La Corte dei Conti Ue lancia l’allarme: controlli sull’olio di oliva solidi sulla carta, ma disomogenei nella pratica. In gioco fiducia dei consumatori e reputazione del made in Europe.

C’è un punto oltre il quale la retorica della qualità non basta più. Per l’olio d’oliva europeo, simbolo identitario dell’agricoltura mediterranea e colonna portante della dieta europea, quel punto è stato messo nero su bianco dalla Corte dei Conti dell’Unione europea. Il messaggio è chiaro: il quadro normativo esiste ed è robusto, ma l’applicazione resta frammentata, con rischi concreti per la qualità, la tracciabilità e la fiducia dei consumatori.

Non è una questione tecnica per addetti ai lavori. È una questione politica, economica e culturale. Perché, quando il prodotto simbolo dell’Europa agricola mostra falle nei controlli, a vacillare non è solo una filiera, ma l’intero racconto di affidabilità che l’Unione propone ai mercati e ai cittadini.

Un primato che impone responsabilità

L’Unione europea detiene il 61% della produzione mondiale di olio d’oliva, un primato che comporta responsabilità proporzionate. Ed è proprio partendo da questa leadership che la Corte dei Conti europea ha pubblicato il Rapporto speciale 01/2026, dedicato ai sistemi di controllo dell’olio d’oliva nell’Ue.

Il giudizio è articolato ma inequivocabile: il sistema è completo, ma applicato in modo diseguale tra gli Stati membri. La Commissione europea, secondo i giudici di Lussemburgo, dispone solo di una visione parziale di come i controlli vengano realmente effettuati a livello nazionale. Le informazioni trasmesse dagli Stati membri non sono sempre comparabili, né sufficienti a valutare l’efficacia dei controlli basati sull’analisi del rischio.

Controlli incompleti e rischi sottovalutati

Tra i rilievi più critici emerge il tema dei controlli di conformità, che in alcuni Paesi risultano incompleti o non pienamente giustificati da un’analisi del rischio documentata. Se i controlli sui residui di pesticidi negli oli prodotti all’interno dell’Ue sono considerati solidi e raramente problematici, la situazione cambia quando si guardano altri contaminanti, per i quali le verifiche risultano irregolari e disomogenee.

Ancora più delicato il capitolo delle importazioni. Nonostante l’UE importi circa il 9% del proprio fabbisogno di olio d’oliva, i controlli su oli provenienti da Paesi terzi sono definiti dalla Corte sporadici o addirittura assenti in alcuni Stati membri. Un vulnus che pesa sulla concorrenza e sulla credibilità del mercato europeo.

Tracciabilità: un sistema che si ferma alle frontiere

La tracciabilità è l’altro grande nodo. Paesi come Italia e Spagna si distinguono per l’uso di registri elettronici che consentono di seguire il percorso dell’olio lungo tutta la filiera, dalla produzione alla commercializzazione. Ma questo livello di controllo non è uniforme.

Secondo la Corte, tracciare l’olio oltre i confini nazionali resta complesso, soprattutto quando si tratta di miscele di oli provenienti da più Stati membri o da combinazioni UE-extra Ue. A complicare ulteriormente il quadro contribuisce la mancanza di chiarezza normativa su aspetti cruciali, come la miscelazione di oli di diverse campagne o categorie, che porta a interpretazioni divergenti e pratiche nazionali non sempre coerenti.

Le raccomandazioni: più guida, più armonizzazione

La Corte dei Conti non si limita alla diagnosi. Chiede alla Commissione europea di rafforzare la propria funzione di supervisione, sollecitando gli Stati membri a fornire dati più completi su analisi del rischio, controlli effettuati e sanzioni applicate. Invita inoltre a chiarire le regole sulla miscelazione degli oli e a definire con maggiore precisione cosa debbano includere i controlli di tracciabilità.

Il calendario è stringente: alcune azioni dovrebbero essere operative già nel 2026, altre entro il 2027-2028. Segno che il tempo delle raccomandazioni generiche è finito.

Una sfida che riguarda l’intera filiera

«I consumatori devono potersi fidare della qualità e dell’autenticità dell’olio che acquistano», ha ricordato Joëlle Elvinger, membro della Corte responsabile dell’audit. Ma la fiducia non è un atto di fede: si costruisce con controlli credibili, regole chiare e applicazione uniforme .

Per produttori e operatori seri, questo rapporto rappresenta anche un’occasione. Perché smascherare le falle del sistema significa proteggere chi investe davvero nella qualità, nella trasparenza e nel valore aggiunto.

L’olio d’oliva come cartina di tornasole dell’Europa agricola

L’olio d’oliva non è un prodotto qualunque: è la cartina di tornasole della capacità dell’Unione europea di trasformare le regole in realtà. Se l’Europa vuole continuare a presentarsi come potenza agricola fondata sulla qualità, non può permettersi zone grigie nei controlli, soprattutto su uno dei suoi simboli più riconoscibili nel mondo.

La partita non riguarda solo l’olio. Riguarda il modello agricolo europeo, la lealtà dei mercati e la credibilità delle istituzioni. E questa volta, come avverte la Corte dei Conti, non basterà dire che le regole ci sono: bisognerà dimostrare che funzionano davvero.

Controlli UE sull’olio d’oliva

Documento di riferimento

Rapporto speciale n. 01/2026 – Corte dei Conti europea
“Control systems for olive oil in the EU – A comprehensive framework, but unevenly applied”

Peso del settore

  • Quota UE produzione mondiale: 61%
  • Importazioni Ue: circa 9% del fabbisogno annuale
  • Paesi chiave: Spagna, Italia, Grecia

Obiettivi dei controlli

  • Garantire qualità e autenticità del prodotto
  • Tutelare sicurezza alimentare
  • Assicurare tracciabilità lungo la filiera
  • Proteggere consumatori e operatori corretti

Tipologie di controlli

  • Controlli di conformità (qualità, categorie merceologiche)
  • Controlli di sicurezza alimentare (pesticidi e contaminanti)
  • Verifiche di tracciabilità
  • Ispezioni basate sull’analisi del rischio

Stato dell’arte

Punti di forza

  • Controlli sui residui di pesticidi Ue consolidati
  • Sistemi avanzati di tracciabilità in alcuni Stati membri
  • Normativa europea strutturata e dettagliata

Criticità

  • Applicazione disomogenea tra Stati membri
  • Analisi del rischio non sempre documentata
  • Controlli su contaminanti diversi dai pesticidi irregolari
  • Verifiche su olio importato sporadiche o assenti
  • Difficoltà nel tracciamento di oli miscelati o transfrontalieri

Nodi normativi

  • Miscelazione di oli di campagne diverse
  • Miscelazione tra categorie di olio
  • Interpretazioni nazionali difformi

Raccomandazioni della Corte

  • Rafforzare la supervisione della Commissione Ue
  • Migliorare la qualità dei dati forniti dagli Stati membri
  • Integrare le importazioni nelle analisi del rischio
  • Chiarire requisiti minimi di tracciabilità e reporting

Tempistica di attuazione

  • 2026: chiarimenti normativi e integrazione importazioni
  • 2027: definizione controlli di tracciabilità e reporting
  • 2028: valutazione dei sistemi nazionali e azioni correttive
Olio d’oliva, l’Europa scopre le crepe del sistema - Ultima modifica: 2026-01-16T10:53:15+01:00 da Barbara Gamberini

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