OLInVAL, sottoprodotti dell’olivo ed economia circolare

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“Valorizzazione dei sottoprodotti della filiera olivicolo-olearia in un’ottica di economia circolare” il secondo webinar del progetto OLInVAL. Dal suolo ai biostimolanti contro la Xylella, come i sottoprodotti dell’olivo diventano risorsa per l’olivicoltura alpina

Martedì 24 febbraio si è svolto il secondo webinar del progetto OLInVAL. Nello scorso evento, svolto a dicembre, i relatori hanno mostrato come l’utilizzo dei droni possa aiutare l’olivicoltura (e la viticoltura) nella gestione dei trattamenti, (leggi l'articolo con slide e riproduzione video del webinar), mentre in questo webinar i relatori e il pubblico si sono confrontati sulla valorizzazione dei sottoprodotti che crea la filiera olivicolo-olearia.

Il progetto OLInVAL (“Strategie informative per una olivicoltura di qualità in Valtellina”), coordinato dalla Fondazione Fojanini in collaborazione con il CREA e finanziato dalla Regione Lombardia con il Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale 2023-2027 - Intervento SRH04 “Azioni di informazione”, come spiegato dal moderatore Dott. Matteo Zucchini nel webinar, mira a promuovere un’olivicoltura moderna, sostenibile e di alta qualità nel contesto alpino. L’iniziativa punta a valorizzare le particolari condizioni pedoclimatiche valtellinesi, che favoriscono la produzione di oli ad alto valore nutraceutico.

Per sostenere la crescita del settore, il progetto trasferisce conoscenze tecniche aggiornate a produttori, tecnici e studenti attraverso un programma che include la redazione di un manuale tecnico-operativo, l’organizzazione di cinque incontri tecnici e due webinar su temi come l’agricoltura di precisione e l’economia circolare, la pubblicazione di cinque bollettini tecnici ed un convegno finale. Il tutto viene svolto con l’obiettivo è migliorare la competitività del comparto, promuovendo al contempo la sostenibilità ambientale e la valorizzazione del paesaggio.

La Fondazione Fojanini, inoltre ha raggiunto un traguardo storico in questa direzione, poiché, nel 2025, ha realizzato un nuovo frantoio provinciale, che ha già iniziato a lavorare i primi quintali di olive locali.

La Valtellina è da sempre terra di viticoltura eroica, celebre per i suoi vini nati su terrazzamenti impervi che sfidano la gravità. Tuttavia, negli ultimi anni, un nuovo protagonista sta guadagnando spazio tra i muretti a secco: l’olivo. Sebbene questa coltura sia storicamente quasi assente in quest’area, situata interamente al di sopra del 46° parallelo, il riscaldamento globale e la necessità di differenziare le produzioni agricole l’hanno resa un laboratorio a cielo aperto per un’olivicoltura moderna.

Il Suolo, figlio dei ghiacciai e del lavoro umano

Nel primo intervento, Giuseppe Corti, direttore del Centro di Ricerca Agricoltura e Ambiente del CREA (CREA-AA) e professore presso l’Università Politecnica delle Marche, illustra come poter utilizzare i sottoprodotti per aumentare la qualità del suolo. Si parte dalle basi, la geologia della Valtellina racconta una storia di ghiacci millenari, segnata in particolare dall’ultima glaciazione, che ha inciso il territorio per millenni. I suoli derivano da detriti morenici grossolani e scheletrici, lasciati dal ritiro dei ghiacciai. Questa conformazione determina una cronica “aridità fisiologica”: pur in presenza di precipitazioni, il suolo eccessivamente drenato non trattiene l’acqua, costringendo le piante a uno stress idrico costante.

Per rendere produttivi questi versanti, l’uomo ha compiuto un lavoro titanico di spietramento. Le popolazioni locali hanno rimosso i massi più grandi per concentrare la “terra fine” necessaria alla coltivazione, costruendo chilometri di muretti a secco. Queste opere non sono solo funzionali all’agricoltura, ma fondamentali per la regimazione delle acque e la riduzione del rischio di dissesto idrogeologico e per questo vanno mantenuti e non abbandonati.

Mostrando una sperimentazione fatta in vaso dal professore, con suoli sassosi, simili al contesto valtellinese, cultivar come il Frantoio e il Grignan hanno dimostrato una capacità di adattamento superiore rispetto a Leccino o Pendolino, che faticano a sopravvivere in condizioni di elevata pietrosità.

Oltre l’olio, la rivoluzione della circolarità

Il progetto OlinVal punta con decisione sull’economia circolare, trasformando ogni sottoprodotto in risorsa. A questo scopo il professor Corti ha mostrato diverse pratiche utiizzabili nel contesto olivicolo.

I residui di potatura, se trinciati e compostati correttamente favoriscono lo sviluppo di comunità microbiche “preservanti” nel suolo, aumentandone la sostanza organica molto più efficacemente di semplici sovesci. Anche il bruciamento nonostante emetta carbonio nell’aria, a lungo raggio può aumentare il carbonio organico dei suoli, poiché il carbone prodotto è molto più stabile della legna triturata in campo.

In frantoio invece, diversi sono i prodotti di scarto riutilizzabili, iniziando dalle acque di vegetazione, acide e potenzialmente inquinanti se sparse senza controllo, possono essere trattate con micro-sistemi di filtrazione per diventare preziose risorse per l’irrigazione di soccorso estiva. Il “nocciolino”, invece, è oggi un combustibile rinnovabile pregiato, venduto a prezzi interessanti per diversi sistemi di riscaldamento.

Guarda le slide dell’intervento di Giuseppe Corti su “Suoli della Valtellina: adattabilità dell’olivo e utilizzo dei sottoprodotti di filiera”

Salute e scienza, molecole che curano animali e umani

In un secondo intervento, Enzo Perri, direttore Crea Olivicoltura, Frutticoltura e Agricoltura di Rende (CREA-OFA), ha continuato l’excursus sulle possibilità dell’utilizzo dei sottoprodotti.

Il valore dell’olio extravergine d’oliva risiede nelle sue straordinarie proprietà nutraceutiche, riconosciute dall’Efsa, che proteggono i lipidi ematici dallo stress ossidativo. L’olivo produce polifenoli complessi, come l’oleuropeina, che hanno dimostrato attività antinfiammatorie superiori persino ad alcuni farmaci comuni.

Queste scoperte hanno aperto la strada anche a sperimentazioni innovative nell’alimentazione animale. Utilizzando tecnologie come lo spray drying (essiccazione rapida), si ottengono polveri dalle acque di vegetazione o dalla sansa denocciolata. Test scientifici hanno confermato che l’integrazione di queste polveri nelle diete zootecniche migliora la qualità del latte e delle carni, arricchendoli di acidi grassi polinsaturi e riducendo drasticamente la necessità di antibiotici nelle stalle.

Il futuro: biostimolanti e lotta alla xylella

La ricerca si sta spingendo verso l’uso degli estratti di olivo come biostimolanti per la difesa delle piante stesse. Sperimentazioni condotte mediante endoterapia (iniezioni dirette nel tronco) hanno utilizzato i fenoli estratti dalle foglie per inibire il biofilm batterico della Xylella fastidiosa. I risultati suggeriscono che questa strategia naturale possa permettere una convivenza produttiva con il batterio, salvando il patrimonio olivicolo anche nelle zone infette.

Guarda le slide dell’intervento di Enzo Perri su “Innovazione nel mondo olivicolo: valorizzazione dei prodotti secondari dell’industria olearia secondo le strategie dell’economia circolare”

L’olivicoltura in Valtellina non è solo una risposta al cambiamento climatico, ma un progetto di custodia del paesaggio. Attraverso il trasferimento di conoscenze tecniche e l’adozione di innovazioni digitali, la valle si candida a diventare un modello di sostenibilità alpina, dove la bellezza dei terrazzamenti incontra la scienza più avanzata.

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OLInVAL, sottoprodotti dell’olivo ed economia circolare - Ultima modifica: 2026-02-27T15:54:08+01:00 da Barbara Gamberini

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