Genetica ed epigenetica, a ciascuno il suo olio

genetica e salute alimentare
Se la dieta del futuro sarà personalizzata ognuno avrà un olio “tagliato su misura” in base al patrimonio genetico e all’ambiente in cui vive. Il valore salutistico va ben oltre l’effetto antiossidante dei suoi biofenoli

Anno nazionale del cibo italiano, il 2018 è anche il 65° anniversario della scoperta che determinò l’attribuzione del premio Nobel al biologo americano James Watson e al fisico britannico Francis Crick per la definizione della struttura del Dna. Ippocrate, il padre della medicina, già quasi cinque secoli prima dell’avvento di Cristo ci esortava dicendo: “Sia il tuo cibo la tua migliore (o la tua sola) medicina”, una intuizione che oggi trova fondamento scientifico in nuove discipline che modificheranno, nel prossimo futuro, l’approccio di ogni individuo al cibo.

genetica e salute alimentare

Dalla genetica all’epigenetica

Ognuno di noi ha pronunciato almeno una volta nella vita la fatidica frase “È già tutto scritto nel Dna!”, eppure è ormai chiaro che non è sufficiente il nostro patrimonio genetico a definire quale sarà il nostro destino in termini di aspettativa e qualità della vita, di salute o di malattia. Il nostro patrimonio genetico è solo uno degli ingredienti che determina il nostro futuro. Sull’altro piatto della bilancia c’è l’ambiente. Per ambiente intendiamo la somma di tutte le esperienze che ci coinvolgono quotidianamente, da ciò che mangiamo a quello che respiriamo, dall’attività fisica che pratichiamo alle situazioni psicologiche che ci troviamo a vivere.

Il nostro genoma, quindi, non è un codice statico ma la sua espressione muta dinamicamente in seguito alle sollecitazioni che giungono dall’esterno. Pertanto esiste un patrimonio genetico che è costituito dalla somma dei geni che ciascun individuo possiede, e al di sopra di ciò, c’è l’epigenoma, che rappresenta la somma di quei meccanismi che consentono l’espressione o meno di un gene. Per semplificare, se la genetica è la scienza dei geni, che possiamo rappresentare nella nostra mente come migliaia di pagine che costituiscono il grande libro del nostro genoma, l’epigenetica è la disciplina che spiega quale pagina del nostro libro si aprirà, e quindi quale gene si esprimerà, in seguito all’influenza di una sollecitazione esterna. Tra i fattori epigenetici più importanti, in grado di agire sui meccanismi di espressione genica, c’è la nutrizione, cioè la quantità e la qualità di alimenti che ingeriamo.

La disciplina che studia le relazioni tra il cibo e la struttura del Dna individuale è la nutrigenomica, una branca della scienza che ci consentirà nel prossimo futuro di formulare modelli di alimentazione personalizzati. La nutrigenomica, infatti, consentirà di individuare gli alimenti più appropriati per ciascuno di noi, una vera e propria «nutrizione sartoriale» tagliata su misura, nel quale anche l’olio extra vergine sarà scelto variando per ognuno cultivar, zona di produzione ed epoca di raccolta in funzione della capacità che ogni molecola marker più abbondante in ciascuna tipologia di Evo avrà di attivare e silenziare i geni necessari. (…)

Biodiversità olivicola: il valore per la salute

Una ricerca nel settore della nutrigenomica (D’Amore et al., 2016), che ha per protagoniste due varietà pugliesi, Coratina e Peranzana, ha dimostrato che oli extra vergini d’oliva provenienti da cultivar diverse svolgono nell’organismo azioni differenti determinando l’espressione di geni specifici. Questo lavoro dimostra che i biofenoli, le molecole bioattive abbondantemente presenti negli extra vergini di alta qualità, inducono risposte metaboliche che vanno ben al di là del concetto di molecola antiossidante e dell’azione scavenger nei confronti delle specie reattive dell’ossigeno, utile a contrastare gli effetti dei radicali liberi interrompendo la propagazione delle reazioni a catena tipiche dei processi ossidativi. (…)

Uno dei principali effetti osservati sui polifenoli riguarda la capacità che hanno espresso queste molecole bioattive di modulare positivamente l’espressione dei geni deputati al controllo delle infiammazioni. L’azione di queste molecole, che modificano l’espressione genica, cioè quella serie di eventi che dall’attivazione della trascrizione di un gene conducono alla produzione della proteina corrispondente, aiuta a ridurre gli stati di infiammazione associati all’eziologia di malattie cardiovascolari e metaboliche, neoplastiche e neurodegenerative.

Nel caso delle malattie tumorali, idrossitirosolo, oleuropeina e altri fenoli derivati, esplicano una attività citotossica in grado di inibire la carcinogenesi. In vitro, l’idrossitirosolo in particolare, in fase pre-cancerosa, è in grado di prevenire i danni a carico del Dna, quando questo è esposto a diverse molecole genotossiche. Su diverse linee cellulari tumorali (fase cancerosa), ha manifestato la capacità di arrestare il ciclo cellulare, grazie alla capacità di inibire la proliferazione delle cellule.

 

Leggi l’articolo completo su Olivo e Olio n. 4/2018

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