Fra le diverse strategie di contrasto al batterio Xylella fastidiosa subsp. pauca che stanno perseguendo diversi consorzi di ricerca quella della resistenza genetica è sicuramente la più importante. Lo ha ribadito il convegno “(Re)impianto di varietà resistenti come soluzione sostenibile per l’olivicoltura salentina” organizzato a Lecce dall’Associazione italiana per la protezione delle piante (Aipp), offrendo nuovi spunti di interesse sull’attuale stato della ricerca in Italia.
Varietà resistenti per il contrasto a Xylella
Maria Saponari, ricercatrice del Cnr-Ipsp di Bari, ha delineato le linee di ricerca a supporto delle strategie di contenimento dell’impatto delle infezioni anche nelle zone infette.
«La strada è ancora lunga, lo sapevamo sin da quando abbiamo identificato il batterio come agente causale dell’epidemia in atto, perché l’esperienza americana ci racconta proprio questo. D’altro canto il disastro causato dalla Xylella ha dato la possibilità alla ricerca pugliese di esprimersi al meglio. Attualmente in Puglia si gestiscono progetti europei sulla Xylella di grande importanza e a stretto contatto con i portatori di interesse, gli olivicoltori. Fra le varie strategie di contrasto al batterio che stanno perseguendo diversi consorzi di ricerca quella della resistenza genetica è sicuramente la più importante, quella su cui il Masaf nel 2023 ha emanato bandi specifici per lavorare, appunto, su programmi di miglioramento genetico. Attualmente tre grossi progetti nazionali di ricerca, Omibreed, coordinato da me, Novixgen, dalla ricercatrice del Crea-Ofa di Rende (Cs) Elena Santilli, e Rigenera, dalla professoressa dell’Università di Bari Cinzia Montemurro, stanno portando avanti programmi di miglioramento genetico. Poter avere varietà e, quindi, piante resistenti al batterio è la strategia più sostenibile sotto i profili economico e ambientale».
Da Novixgen la selezione di nuovi genotipi resistenti
“Novixgen - Nuove prospettive di sviluppo per l’olivicoltura italiana attraverso la valorizzazione della biodiversità e la selezione di materiale genetico d’olivo tollerante/resistente a Xylella fastidiosa subsp. pauca ST53 e azioni mirate a prevenire il possibile impatto sulla viticoltura” è un progetto che è stato avviato nel 2023 e si concluderà nel 2027: coinvolge sette centri Crea, Università di Bari, di Napoli e del Salento e Istituto di genomica applicata e studia due specie importanti, olivo e vite, ha informato Elena Santilli, ricercatrice del Crea - Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura di Rende (Cs) e coordinatrice del progetto.
«Risultati attesi dal progetto sono la selezione di nuovi genotipi tolleranti/resistenti a Xylella fastidiosa subsp. pauca ST53, la comprensione dei meccanismi di interazione pianta-patogeno, lo sviluppo di un programma di breeding dedicato allo sviluppo di linee resistenti al batterio per aumentare la biodiversità olivicola e viticola, contrastando l’erosione genetica e introducendo resilienza nell’agro-ecosistema pugliese per la rigenerazione dell’olivicoltura e a supporto della viticoltura. Punti di forza del progetto sono:
- collaborazione con il Servizio fitosanitario della Regione Puglia, enti di ricerca, Università pugliesi, il territorio e gli imprenditori del settore;
- complementarità delle attività di ricerca con progetti conclusi e in corso sulla stessa tematica (Salvaolivi, Olgenome, Gen4olive);
- disponibilità del genoma di riferimento della cultivar Leccino grazie ai risultati del progetto Olgenome;
- numeroso materiale vegetale (220 varietà italiane e straniere) in pieno campo presso l’Azienda Podere Sant’Anna di Monteroni di Lecce (zona infetta) in fase di fenotipizzazione;
- laboratori accreditati per la manipolazione del patogeno ed esperienza degli operatori;
- disponibilità di un’azienda sperimentale del Crea e di una screenhouse (in allestimento) in zona infetta;
- incremento della biodiversità con la selezione di nuovi genotipi di olivo e vite resistenti/tolleranti a Xylella».
Ricera su 20.000 semenzali di caratteri resistenti

La selezione di nuove cultivar è stato sempre un tratto debole del comparto olivicolo, l’epidemia da Xylella ha invece spinto la ricerca a impegnarsi maggiormente su questo fronte per ridare slancio al territorio salentino, ha evidenziato Giovanni Melcarne, agronomo, olivicoltore e frantoiano leccese da anni impegnato nella ricerca di soluzioni al problema Xylella.
«Le prime prove di miglioramento genetico le abbiamo condotte affidandoci alla natura, andando a perlustrare tutta la provincia di Lecce e intercettando circa 20.000 semenzali spontanei. Poiché erano evidenti differenze fenotipiche tra le piante, convenimmo con il ricercatore Donato Boscia del Cnr-Ipsp di verificare l’eventuale presenza di caratteri resistenti in queste spiante spontanee frutto di incroci da libera impollinazione, grazie a un progetto finanziato dalla Regione Puglia. Siamo arrivati a quattro genotipi, di cui due molto interessanti, entrambi figli di Leccino x Cipressino. Analisi chimiche e test organolettici già condotti per più anni hanno evidenziato un contenuto in polifenoli assimilabile a quello della Coratina e un eccellente profilo di acidi grassi, con l’acido oleico per cinque anni consecutivi oltre il 75%)».










