Firenze torna a parlare il linguaggio dell’eccellenza olearia e lo fa con autorevolezza, visione e una rinnovata apertura al pubblico. La Selezione degli Oli Extravergine di Oliva Dop e Igp della Toscana 2026, andata in scena il 17 aprile tra il Cinema della Compagnia e la Galleria delle Carrozze di Palazzo Medici Riccardi, non è stata soltanto una cerimonia di premiazione, ma una vera e propria dichiarazione di identità di un sistema produttivo che continua a evolversi senza perdere le proprie radici.
Patrimonio produttivo e biodiversità

In una fase storica in cui l’agroalimentare è chiamato a coniugare qualità, sostenibilità e competitività, la Toscana risponde con numeri solidi e una visione strategica chiara: 87 mila ettari coltivati, oltre 15 milioni di piante, 37 mila aziende e più di 400 frantoi attivi. Un patrimonio che si traduce in valore economico, culturale e paesaggistico, rafforzato dalla presenza di cinque Indicazioni Geografiche:
- Dop Chianti Classico,
- Terre di Siena,
- Lucca, Seggiano
- e Igp Toscano;
e da una biodiversità unica, con circa 80 varietà autoctone.
Sviluppo economico e oleoturismo
La giornata si è aperta con gli interventi istituzionali che hanno ribadito il ruolo della regione come punto di riferimento nazionale e internazionale per l’olio di qualità. Al centro del dibattito, il legame sempre più stretto tra produzione certificata e sviluppo economico, con un focus particolare sull’oleoturismo. Non a caso, secondo il Secondo Rapporto sul Turismo dell’Olio 2025, la Toscana si conferma prima destinazione italiana per questo segmento, intercettando il 29% delle preferenze e consolidando un modello che integra agricoltura, accoglienza e narrazione territoriale.
Innovazione tecnica e gestione risorse
Accanto alla visione strategica, spazio anche all’innovazione tecnica. Gli interventi degli esperti hanno evidenziato le prospettive offerte dal Piano Olivicolo Nazionale al 2030 e dall’olivicoltura di precisione, strumenti ormai imprescindibili per affrontare le sfide climatiche e ottimizzare la gestione delle risorse, in particolare l’acqua. Un percorso che passa anche attraverso il rigore scientifico delle analisi chimico-sensoriali, sempre più determinanti nel definire l’identità qualitativa degli extravergini.
Esiti della Selezione 2026
Il cuore pulsante della manifestazione è stato, come da tradizione, la proclamazione dei migliori oli. Tra i vincitori, spiccano
- il Frantoio Franci per l’Igp Toscano,
- Dievole per la Dop Chianti Classico,
- l’Azienda Agricola Stefanini Tronchetti per la Dop Lucca
- e l’Azienda Agricola Buoni per la Dop Terre di Siena.
Premi che raccontano storie di territorio, competenza e capacità di interpretare al meglio le caratteristiche varietali.
Particolarmente significativa l’attenzione riservata alle categorie speciali, che fotografano le nuove traiettorie del settore:
- biologico,
- monocultivar
- e packaging.
Segnali chiari di un comparto che non si limita a produrre qualità, ma investe in sostenibilità, identità e comunicazione.
Divulgazione e impatto territoriale
La vera novità dell’edizione 2026 è stata però l’apertura al pubblico. Nella suggestiva cornice della Galleria delle Carrozze, cittadini, operatori e turisti hanno potuto degustare gli oli selezionati, trasformando la Selezione in un’esperienza immersiva. Un passaggio tutt’altro che simbolico: è qui che l’olio esce dalla dimensione tecnica per diventare racconto, cultura e leva di attrattività territoriale.
Non è mancata, infine, la dimensione sociale, con la donazione degli oli a Villa Lorenzi, a testimonianza di un settore che sa coniugare eccellenza produttiva e responsabilità.
Leadership e mercati globali
La Selezione degli Oli Dop e Igp della Toscana si conferma così molto più di un concorso: è un laboratorio di idee, una piattaforma di dialogo e un potente strumento di promozione. In un mercato globale sempre più competitivo, la sfida non è soltanto produrre il miglior olio, ma saperlo raccontare, farlo vivere e renderlo esperienza.
Ed è proprio in questa capacità di evolvere — senza mai tradire la propria identità — che la Toscana continua a esercitare la sua leadership. Perché oggi, più che mai, l’oro verde non è solo un prodotto: è un linguaggio universale che parla di territorio, qualità e futuro.










