Olive da tavola, nasce EFOI: la filiera mediterranea cerca peso politico in Europa

EFOI
Da sinistra: Antonio De Mora, segretario generale di Asemesa e direttore di Efoi, Kostas Zoukas, presidente di PEMETE, Angelo Moreschini, presidente di ASSOM.
Italia, Spagna e Grecia uniscono la filiera delle olive da tavola per rafforzare peso politico in Ue su commercio, competitività e strategia industriale

Italia, Spagna e Grecia uniscono le forze per dare rappresentanza a un comparto da oltre 3 milioni di tonnellate annue nel mondo. Sul tavolo competitività, reciprocità commerciale, promozione e una nuova strategia industriale europea

C’è un dato che racconta meglio di ogni slogan la trasformazione in corso: oggi le olive da tavola europee vengono consumate in quasi cento Paesi del mondo. Non più soltanto prodotto identitario della cultura mediterranea, ma alimento globale, sempre più associato a salute, qualità nutrizionale e Dieta Mediterranea.

È dentro questa nuova geografia economica e commerciale che nasce EFOI – European Federation of Olive Industry, la nuova federazione europea delle olive da tavola promossa da ASSOM per l’Italia, PEMETE per la Grecia e Asemesa per la Spagna.

Il battesimo ufficiale si è svolto a Roma, nella sede di Confagricoltura a Palazzo della Valle, con un messaggio politico preciso: il comparto vuole finalmente avere una voce autonoma e riconoscibile a Bruxelles.
Alla guida della federazione è stato nominato lo spagnolo Francisco Torrent Cruz, presidente di Asemesa,
mentre la direzione operativa sarà affidata ad Antonio De Mora.
Alla presentazione sono intervenuti:
Angelo Moreschini
, presidente di ASSOM,
Kostas Zoukas, presidente di PEMETE,
e Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura.

Dietro la nascita di EFOI non c’è soltanto l’esigenza di coordinare interessi produttivi. C’è soprattutto la consapevolezza che le olive da tavola europee siano entrate in una nuova fase storica: abbastanza grandi da subire le dinamiche della geopolitica agroalimentare globale, ma ancora troppo frammentate per incidere davvero sulle decisioni europee.

Un settore che cresce, ma che finora non aveva una voce comune

I numeri spiegano bene perché il comparto abbia deciso di organizzarsi a livello europeo.

Negli ultimi cinque anni la produzione Ue di olive da tavola è cresciuta del 7%, a fronte di un incremento mondiale dell’8%. Nella campagna 2024/25 l’Unione europea ha prodotto circa 858mila tonnellate di olive da tavola, mentre il mercato globale supera stabilmente i 3 milioni di tonnellate annue.

Secondo gli ultimi dati del Consiglio Oleicolo Internazionale (COI), i consumi europei sfiorano le 600mila tonnellate. I mercati principali restano gli stessi Paesi produttori, ma il vero salto è rappresentato dalla crescita della domanda in economie lontane dalla tradizione mediterranea, come Stati Uniti, Brasile, Canada e Asia orientale.

Le esportazioni europee verso Paesi terzi continuano a espandersi. Nei primi mesi della campagna 2025/26, le esportazioni agroalimentari olivicole europee verso mercati extra-Ue sono cresciute dell’11,6%, con aumenti molto marcati verso Brasile (+48,2%), Giappone (+29,2%) e Cina (+159,6%).

Il comparto ha inoltre una dimensione sociale spesso sottovalutata. Secondo le stime di EFOI, circa 80mila aziende agricole europee sono coinvolte nella produzione di olive da tavola, con una forte concentrazione nelle aree rurali mediterranee più fragili sotto il profilo occupazionale e demografico.

Anche le prospettive produttive confermano la solidità del settore. Per il 2025/26 il COI stima una produzione mondiale sostanzialmente in linea con le medie storiche, nonostante una contrazione del 10% rispetto alla campagna precedente. L’Unione europea dovrebbe limitare il calo al 4%, mantenendosi comunque al di sopra del 3% rispetto alla media degli ultimi cinque anni.

Il paradosso italiano: qualità straordinaria, filiera ancora fragile

Se Spagna e Grecia arrivano a EFOI con sistemi produttivi relativamente più strutturati, il caso italiano appare più complesso e, per certi aspetti, emblematico.

I dati produttivi mostrano un segnale interessante: nel 2025/26 la produzione italiana di olive da tavola è prevista in lieve flessione (-3%), ma resta comunque superiore del 14% rispetto alla media quinquennale — un elemento di resilienza strutturale raramente evidenziato nel dibattito pubblico.

Eppure, il settore italiano continua a vivere una sorta di marginalità strategica. Le olive da tavola, nel racconto nazionale dell’olivicoltura, restano spesso oscurate dall’olio extra vergine, sia nella percezione pubblica sia nelle scelte di politica agricola.

Il paradosso è evidente: l’Italia possiede alcune delle cultivar da mensa più riconoscibili e identitarie del Mediterraneo — dalla Nocellara del Belice alla Taggiasca, fino alla Bella di Cerignola — ma non ha ancora costruito una strategia industriale capace di valorizzarle sui mercati internazionali con la stessa forza della Spagna. La filiera resta frammentata, poco capitalizzata e spesso incapace di aggregare produzione, trasformazione e commercializzazione sotto marchi fortemente riconoscibili.

In questo senso, EFOI potrebbe rappresentare anche un’occasione per l’Italia: passare da una logica prevalentemente agricola a una visione più industriale e internazionale del comparto.

Il nodo politico: reciprocità, dazi e concorrenza extra-Ue

La vera ragione strategica dietro EFOI è la crescente pressione competitiva internazionale.

Le aziende europee denunciano da tempo una forte asimmetria normativa rispetto ai concorrenti extra-Ue. Gli standard ambientali, sociali e produttivi richiesti alle imprese europee comportano costi elevati che spesso non trovano corrispondenza nei Paesi concorrenti del Nord Africa o del Sud America. Il riferimento riguarda soprattutto i negoziati Mercosur, ma anche le tensioni commerciali con gli Stati Uniti, che negli ultimi anni hanno colpito in particolare il comparto spagnolo delle olive nere con misure tariffarie particolarmente pesanti.

In questo contesto, la nascita di una rappresentanza dedicata viene percepita dagli operatori come una necessità politica prima ancora che associativa. Il rischio, altrimenti, è che il comparto continui a subire le decisioni commerciali globali senza una capacità autonoma di interlocuzione.

Anche perché il quadro competitivo sta diventando sempre più aggressivo. I dati COI mostrano che la produzione extra-Ue, pur prevista in calo del 5% nel 2025/26, resta comunque superiore del 16% rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Parallelamente aumentano le importazioni europee da Paesi terzi: tra ottobre e gennaio 2025/26 sono cresciute del 15%, con incrementi particolarmente forti da Tunisia (+33,8%) e Marocco (+271,4%). Numeri che rendono ancora più urgente il tema della reciprocità degli standard produttivi e lavorativi.

Il Piano Olivicolo Nazionale e la questione irrisolta delle olive da mensa

La nascita di EFOI riapre inevitabilmente anche una questione tutta italiana: il ruolo delle olive da tavola all’interno del Piano Olivicolo Nazionale.

Formalmente il comparto rientra tra gli obiettivi del Piano, ma nella pratica le politiche pubbliche degli ultimi anni hanno gravitato quasi esclusivamente attorno all’olio extra vergine. Le olive da mensa sono rimaste ai margini della programmazione strategica, nonostante il loro peso economico e occupazionale.

È una contraddizione che molti operatori del settore chiedono di rimettere al centro: perché una filiera che coinvolge decine di migliaia di aziende, genera valore aggiunto nelle aree rurali e ha mercati internazionali in espansione non dispone ancora di una linea strategica autonoma — con risorse dedicate su promozione internazionale, ricerca varietale, innovazione nella trasformazione e sostegno all’aggregazione?

Per molti, EFOI potrebbe diventare lo strumento per riaprire questa partita anche a livello nazionale, portando a Bruxelles una voce unitaria capace di tradursi poi in politiche concrete nei singoli Paesi membri.

Da filiera silenziosa a soggetto politico europeo

La vera sfida di EFOI, tuttavia, non sarà la sua nascita, ma la sua capacità di non trasformarsi nell’ennesimo contenitore europeo privo di reale incidenza. La storia agroalimentare comunitaria è piena di federazioni nate con ambizioni importanti e finite poi in un ruolo puramente rappresentativo, utili per partecipare ai tavoli ma incapaci di orientare davvero le decisioni politiche.

Per EFOI i rischi sono due.

  1. Quello della sovrapposizione: replicare attività già svolte da organismi come il COI, Copa-Cogeca o i tavoli settoriali della Commissione europea, ma con minori risorse e minore peso politico.
  2. Quello della frammentazione interna: Italia, Spagna e Grecia condividono molti interessi strategici, ma divergono su altri aspetti fondamentali — denominazioni di origine, politiche varietali, posizionamento commerciale e gestione del valore lungo la filiera.

Per non restare una semplice sigla, la federazione dovrà dotarsi fin dall’inizio di strumenti molto concreti:

  • un’agenda pubblica con priorità verificabili e scadenze certe,
  • un rapporto annuale armonizzato sullo stato della filiera europea,
  • e soprattutto una funzione di allerta precoce sulle tensioni commerciali internazionali — dazi, accordi bilaterali, clausole di reciprocità — che oggi i singoli Paesi affrontano spesso in ordine sparso e con scarso coordinamento.

In una fase storica segnata da pressioni competitive globali e frammentazione produttiva, il comparto europeo delle olive da tavola ha probabilmente bisogno

  • sia di una rappresentanza forte nei tavoli decisionali,
  • sia di una capacità nuova di costruire strategia industriale comune.

Senza peso politico, Bruxelles resta lontana. Ma senza una visione condivisa, anche la migliore attività di rappresentanza rischia di trasformarsi in semplice gestione dell’emergenza.

La domanda che aleggia già nei corridoi di Bruxelles è semplice ma decisiva: EFOI nasce per fare lobby o per fare sistema? Dalla risposta dipenderà non solo il futuro della federazione, ma anche la capacità delle olive da tavola europee di passare definitivamente da comparto agricolo periferico a protagonista riconosciuto della politica agroalimentare europea. La prima verifica arriverà già nei prossimi dodici mesi.

Olive da tavola, nasce EFOI: la filiera mediterranea cerca peso politico in Europa - Ultima modifica: 2026-05-19T17:02:41+02:00 da Barbara Gamberini

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