La richiesta italiana è arrivata a Bruxelles nel momento in cui la filiera olivicola si prepara ad affrontare una nuova campagna con un problema che non è più soltanto produttivo o commerciale, ma sempre più finanziario. Prezzi alla produzione sotto pressione, costi ancora elevati e quantità di olio invendute stanno comprimendo i margini e, soprattutto, immobilizzando risorse proprio nelle imprese che dovrebbero avere la liquidità necessaria per acquistare le olive della nuova annata.
È in questo quadro che l’Italia ha chiesto alla Commissione europea di attivare la riserva agricola della Pac, utilizzando le risorse per misure eccezionali a sostegno del settore. Una richiesta motivata, nel documento presentato al Consiglio Agricoltura e Pesca,
- dalla crescente difficoltà del comparto,
- dall’aumento delle giacenze
- e dalla persistente pressione sui prezzi alla produzione.
Da Bruxelles, però, arriva una risposta prudente. Il commissario europeo all’Agricoltura Christophe Hansen ha sottolineato che la mobilitazione della riserva dovrebbe essere considerata «solo come ultima risorsa», in presenza di un grave squilibrio del mercato dell’Unione. Hansen ha riconosciuto le difficoltà del settore, «specialmente quest’anno», ricordando al tempo stesso che la Pac dispone già di strumenti per la gestione del mercato dell’olio di oliva.
La riserva agricola resta sul tavolo
Il messaggio della Commissione è dunque chiaro: prima di ricorrere allo strumento straordinario occorre verificare la possibilità di utilizzare pienamente quelli già disponibili. Ma per l’Italia il tema resta aperto, perché le difficoltà della filiera rischiano di trasferirsi rapidamente dalla componente produttiva a quella finanziaria.
Ed è proprio questo secondo livello della crisi a emergere con particolare evidenza dalla Puglia.
Aifo, Associazione italiana frantoiani oleari, e Afp, Associazione frantoiani di Puglia, hanno chiesto alla Regione di utilizzare la Short term facility di “Puglia moltiplica” per sostenere la liquidità dei frantoi.
La proposta parte da un dato concreto: una parte consistente dell’olio di proprietà delle imprese è ancora stoccata nei silos. Il prodotto rappresenta un valore, ma fino a quando non viene venduto costituisce anche capitale immobilizzato. Per un frantoio questo significa disporre di meno risorse per acquistare le olive della nuova campagna e per mantenere regolari i pagamenti agli olivicoltori.
La richiesta delle associazioni è quindi di consentire agli intermediari finanziari di considerare, con criteri prudenziali, il valore delle giacenze di olio regolarmente contabilizzate nella valutazione delle operazioni di finanziamento.
Una soluzione che potrebbe trovare un punto di forza proprio nella tracciabilità. Le risultanze del registro telematico dell’olio nel Sian, insieme alla documentazione sulla proprietà del prodotto e agli ulteriori controlli richiesti dagli operatori finanziari, potrebbero infatti contribuire alla verifica delle quantità effettivamente disponibili e delle movimentazioni.
“Puglia moltiplica”, una leva per la nuova campagna
La Short term facility rientra nei sette strumenti finanziari previsti da “Puglia moltiplica”. La misura regionale dispone di 40 milioni di euro di risorse pubbliche e punta a mobilitare circa 700 milioni di euro di nuova finanza ogni anno a favore delle Pmi pugliesi.
Lo strumento è destinato a esigenze di liquidità di breve periodo legate, tra l’altro, a crediti commerciali, fatture, crediti Iva, crediti verso la Pubblica amministrazione e magazzino, attraverso una garanzia di cassa di Puglia Sviluppo a favore di operatori finanziari specializzati.
È proprio il riferimento al magazzino ad aver spinto Aifo e Afp a chiedere una declinazione specifica per il comparto oleario. La proposta è ora all’attenzione della Regione. L’assessore all’Agricoltura Francesco Paolicelli ha precisato che la misura è ancora in fase di definizione e che i rappresentanti dei frantoiani saranno coinvolti nel tavolo tecnico.
Il vero nodo è arrivare alla raccolta
La vicenda mette in evidenza un aspetto spesso sottovalutato nelle analisi del mercato dell’olio: la giacenza non è soltanto una questione commerciale. Quando il prodotto rimane a lungo in magazzino, diventa anche una questione di capitale circolante.
E per i frantoi il calendario è inesorabile. La nuova campagna significa acquistare olive, sostenere costi di trasformazione, anticipare pagamenti e garantire continuità operativa. Se una parte significativa delle risorse aziendali è ancora immobilizzata nell’olio della precedente annata, la pressione finanziaria può diventare un fattore determinante.
È questa, oggi, la partita che si affianca alla discussione sulla riserva agricola europea. Bruxelles ragiona sull’eventuale necessità di un intervento straordinario; le imprese hanno invece bisogno di strumenti che funzionino subito.
La risposta non può essere affidata a una sola leva. La riserva Pac, se le condizioni previste dalla normativa europea ne consentiranno l’attivazione, può rappresentare uno strumento di sostegno al mercato. Ma parallelamente servono soluzioni finanziarie capaci di accompagnare i frantoi nel passaggio più delicato: trasformare il valore delle giacenze in capacità di investimento e di acquisto.
Perché la nuova campagna non comincia soltanto nei campi. Comincia anche nei bilanci delle imprese. E oggi, per una filiera che vuole mantenere produttori, frantoi e mercato nelle condizioni di affrontare la prossima annata, la liquidità è una componente della competitività tanto quanto la qualità dell’olio.









