Comparto olivicolo-oleario, cresce il bisogno di innovazione

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Uno studio di Confagricoltura, Assofrantoi, Op Confoliva, Enapra, con la collaborazione tecnica di Nomisma, ha analizzato il fabbisogno di innovazione e di competenze del comparto affinché possa esprimere le tante potenzialità inespresse

Le aziende olivicole italiane hanno bisogno di accrescere le proprie competenze e di aumentare il livello di innovazione per riuscire a esprimere tutte le potenzialità interne. È quanto emerso dai risultati di una indagine sul comparto olivicolo-olario italiano realizzata da Confagricoltura, Assofrantoi, Op Confoliva e dall’ente di formazione Enapra, con la collaborazione tecnica di Nomisma, somministrando un questionario a 90 di tali aziende.

La presentazione di tali risultati in un webinar su innovazione, digitalizzazione e competenze nel comparto olivicolo-oleario ha rappresentato anche l’occasione per riflettere sul suo stato attuale e sulle prospettive.

Comparto olivicolo-oleario, rilanciarlo e innovarlo

olivi moderniIl comparto olivicolo-oleario, ha introdotto il direttore generale di Confagricoltura, Francesco Postorino, «vale 4,5 miliardi di euro, occupa 160.000 addetti, di cui oltre il 90% nelle aziende agricole. La trasformazione conta oltre 4.000 frantoi e 200 industrie.

Ma il valore del comparto va al di là dei numeri, in quanto rappresenta un punto di riferimento fondamentale per l’intero Made in Italy, la dieta mediterranea, l’ambiente e il paesaggio italiani. Rilanciare e innovare il comparto è perciò imprescindibile. E per farlo occorre avvalersi di tutte le opportunità presenti (nuove cultivar, agricoltura 4.0, blockchain, crescita sostenibile) e soprattutto partire dalla formazione degli addetti».

Olivicoltura, frammentazione eccessiva

innovazionePer Denis Pantini, Responsabile Agroalimentare Nomisma, l’olio di oliva italiano e la relativa olivicoltura, pur godendo di ottima reputazione a livello globale, stanno perdendo competitività, a causa di un calo strutturale della produzione influenzato anche da bassa redditività.

«Pur se non mancano le aziende professionali, il comparto è contraddistinto da un’eccessiva frammentazione che rende difficile l’integrazione di filiera e l’efficienza di costo, ultimamente resa ancora più complicata da raggiungere a causa dei mutamenti climatici. Tra i diversi cambiamenti che ci sta lasciando in eredità il Covid-19, quello della digitalizzazione ne rappresenta l’emblema a tutti i livelli: produttivo, commerciale, sociale.

E da questa evoluzione anche l’olivicoltura può trarre giovamento. Come evidenziato dal sondaggio sulle imprese olivicole, esiste una chiara consapevolezza da parte dei conduttori sul divario di competitività da colmare. Ci sono ritardi e lacune che possono tuttavia trovare leve strategiche di recupero nell’innovazione e nella formazione».

Più efficienza, sviluppo prodotti, ampliamento  mercati

olivi intensiviI principali ambiti di intervento riguardano, secondo Pantini, non solo il recupero di efficienza ma anche lo sviluppo di prodotto e l’ampliamento dei mercati. «Sono tutti obiettivi raggiungibili attraverso sia l’innovazione (tecnologica, digitale, varietale) sia la relativa dotazione di competenze (formazione/informazione/figure professionali).

Conseguire tali obiettivi è fondamentale per il miglioramento di competitività necessario a una sostenibilità di lungo periodo, economica ma anche ambientale e sociale. Tuttavia la strada da percorrere è ancora lunga e piena di ostacoli. Sul fronte delle imprese, sembra prevalere l’orientamento “product oriented”, spesso determinato dalle ridotte dimensioni aziendali, che tende a relegare in secondo piano gli investimenti finalizzati a un approccio diretto al mercato/consumatore (ora più facilmente raggiungibile attraverso il digitale).

Dall’altro lato, quello del consumatore, è ancora bassa la diffusione di una cultura dell’olio che veda in questo prodotto un bene dal valore intrinseco che vada oltre quello di mero “condimento”, valutato quindi esclusivamente dal prezzo di vendita. Lo sviluppo del comparto passa necessariamente dalla riduzione di queste “distanze”».

Opportunità e strumenti per l’innovazione

Oliveto superintensivoDi opportunità e strumenti nel percorso di innovazione del comparto olivicolo-oleario ha trattato Palma Esposito, Responsabile Settore vitivinicolo e olivicolo Confagricoltura.

«I principali vincoli del comparto olivicolo-oleario all’innovazione sono la frammentarietà della struttura produttiva, cioè le ridotte dimensioni aziendali, la bassa capacità finanziaria delle imprese e il ricambio generazionale quasi assente (solo il 4,6% dei titolari delle aziende olivicole specializzate ha meno di 40 anni, contro il 7,9% dell’agricoltura nel suo complesso).

Nello stesso tempo i risultati dei questionari hanno sottolineato le grandi potenzialità del comparto: sia l’alta propensione all’innovazione (il 70% intende innovare nei prossimi anni) sia la particolare vocazione e sensibilità su temi attuali come la biodiversità, cioè elevata differenziazione delle produzioni per varietà coltivate, modalità produttive (biologico, integrato, convenzionale), origine, e la sostenibilità ambientale, economica ed etica».

I contributi della nuova ocm olio e del Pnrr

molitura oliveNel percorso dell’innovazione un contributo sicuramente potrà venire dalla nuova ocm olio. «È infatti in discussione l’ampliamento delle azioni finanziabili. Come la ristrutturazione e la riconversione degli oliveti, con aiuti diretti alle aziende olivicole, finalizzate all’aumento della produttività e della sostenibilità economica: basta pensare che in Italia il 63% degli oliveti ha più di 50 anni e il 49% ha una densità inferiore a 140 piante/ha, mentre Spagna e Tunisia hanno innovato in tale direzione e ottenuto risultati positivi in quantità e qualità. Oppure come investimenti per la trasformazione e la commercializzazione, con finanziamento diretto ai beneficiari».

Ma stimoli nuovi, ha aggiunto Esposito, potranno venire anche dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), «in particolare attraverso l’innovazione nella meccanizzazione e l’ammodernamento degli impianti di molitura, attività per le quali il Mipaaf ha previsto un fabbisogno di 1.800 milioni di euro».

Comparto olivicolo-oleario, cresce il bisogno di innovazione - Ultima modifica: 2021-04-26T10:12:44+02:00 da Giuseppe Sportelli

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