Xylella, una grave epidemia che rischia di sfuggire di mano

xylella rimedi
È quanto ha sostenuto il ricercatore Cnr Donato Boscia nel corso del webinar “Xylella fastidiosa: stato dell’arte e prospettive” in occasione degli Evoo Trends

L’epidemia causata dal batterio Xylella fastidiosa subsp. pauca ceppo ST53 evolve rapidamente. Dagli 8.000 ettari di olivo risultati infetti a fine 2013, superficie già abbastanza ampia da non rendere possibile un’azione di eradicazione e imporre in breve il passaggio a un’opera di contenimento, si è passati in sette anni a 8.000 chilometri quadrati di superficie demarcata, cioè 100 volte di più, pari al 40% della superficie totale della regione Puglia.

A fine 2017 gli olivi compromessi per oltre metà della chioma erano più di 6,5 milioni, secondo attenti rilievi satellitari, l’evoluzione successiva è stata molto importante. L’Università di Wageningen ha stimato che possa verificarsi nei prossimi anni un danno complessivo per decine di miliardi di euro.

A questa situazione già molto grave non porterà alcun aiuto la nuova normativa europea di controllo e gestione del batterio, con l’entrata in vigore dal 14 agosto del “Regolamento di esecuzione (UE) 2020/1201 della Commissione del 14 agosto 2020, relativo alle misure per prevenire l’introduzione e la diffusione nell’Unione europea della X. fastidiosa”, che di fatto ha attenuato le misure di contenimento.

  • Il raggio di 100 metri di abbattimento di piante anche sane che interessava la zona cuscinetto è stato ridotto a 50 metri;
  • la zona cuscinetto è passata da 10 a 5 km,
  • la zona di contenimento da 20 a 5 km.
  • Di conseguenza la fascia di monitoraggio e controllo del batterio è passata da 30 km a 10 km, e ciò non fa che aumentare il rischio che l’epidemia possa fuggire di mano.

È quanto ha dichiarato Donato Boscia, dirigente di ricerca del Cnr Istituto per la protezione sostenibile delle piante di Bari, trattando di “Xylella e disseccamento degli olivi in Puglia: diffusione, impatto e gestione del fenomeno” nel corso del webinar “Xylella fastidiosa: stato dell’arte e prospettive” organizzato da Unaprol in occasione della manifestazione Evoo Trends.

Xylella, un batterio da quarantena molto temuto

Donato Boscia
Donato Boscia, dirigente di ricerca del Cnr Istituto per la protezione sostenibile delle piante di Bari

«L’arrivo in Europa e in Italia di questo batterio era un rischio particolarmente temuto perché era noto come causa della malattia di Pierce sui vigneti negli Usa e di una grave malattia sugli agrumi in Brasile.

È un organismo da quarantena, per cui, se arriva in un territorio dove prima non era presente, si applica una regolamentazione fitosanitaria che prevede l’obbligo di implementare azioni mirate a tentarne l’eradicazione, se presente in piccoli focolai, o, se essa non è possibile, a mettere in atto azioni di contenimento, come si sta facendo in Puglia».

Quando tale batterio è arrivato nel Salento è stato necessario caratterizzarlo geneticamente, perché manifesta una grande variabilità genetica e le diverse sottospecie mostrano capacità patogena diversa.

«La subspecie fastidiosa causa la malattia di Pierce sui vigneti. In Puglia è presente la subspecie pauca, che causa la grave malattia degli agrumi in Brasile, ma il ceppo presente in Puglia non attacca gli agrumi. Il ceppo pugliese è il ST53, sempre e solo questo genotipo. Tale omogeneità significa che:

  1. l’epidemia è stata causata da una singola pianta infetta, poi il batterio ha cominciato a riprodursi infinitamente;
  2. non si sono sviluppate mutazioni significative, quindi l’introduzione si è verificata in tempi relativamente recenti.

È verosimile che questo ceppo sia stato introdotto accidentalmente con piante ornamentali di caffè dal Costarica, paese grosso esportatore di piante ornamentali verso l’Europa, perché solo là esso è presente. Il batterio dovrebbe essere apparso in Puglia nel 2006-2008, a quell’epoca, nella ricostruzione fatta a posteriori, risalgono i primi sintomi».

Il meglio oggi disponibile?
Due cultivar resistenti al ceppo ST53

olivo con ampia variabilità genetica
L’olivo manifesta un’ampia variabilità genetica: a sinistra piante di varietà Leccino, resistente a Xylella, a destra di varietà Ogliarola salentina, molto suscettibile al batterio

Le piante ospiti del ceppo ST53 sono fino a questo momento 34, la più sensibile e importante economicamente è l’olivo, seguono mandorlo e ciliegio, le cui piante dal Salento non possono essere portate in zona indenne per evitare rischi di diffusione del contagio.

Nella zona infetta è vietato l’impianto di specie ospiti, come olivo, ciliegio, mandorlo, rosmarino, poligala, oleandro, ecc., a esclusione di due cultivar di olivo, Leccino e Favolosa (Fs-17), che manifestano interessanti caratteri di resistenza parziale al batterio.

«Nell’ambito del germoplasma dell’olivo c’è molta variabilità genetica, per cui si passa da cultivar suscettibili a cultivar con buoni livelli di resistenza. Al momento la deroga al divieto di impianto in zona infetta è prevista solo per Leccino e Favolosa (Fs-17). Non presentano immunità, non sappiamo se domani tale resistenza sarà destinata a diminuire. Nell’attuale situazione costituiscono il meglio disponibile.

Intanto sta andando avanti la ricerca di altre cultivar o linee genetiche di olivo che possano manifestare un grado di resistenza uguale o migliore di quello mostrato da Leccino e Favolosa. Ma finora tra le decine di cultivar esposte in campi sperimentali a infezione naturale di X. fastidiosa nessuna è risultata immune al batterio».

Azione del batterio e metodi di controllo della Xylella

xylella sputacchina
Per il contenimento dei vettori di Xylella fastidiosa è fondamentale la lotta alle forme giovanili mediante arature o trinciatura delle erbe infestanti entro fine aprile

Ma come agisce il batterio nell’olivo? Esso colonizza i vasi xilematici che portano la linfa grezza. Dai vasi lo prelevano gli insetti vettori che si nutrono di linfa grezza (xilemomizi): tre sputacchine, la principale è Philaenus spumarius, sputacchina media o dei prati.

«Se non ci fossero vettori, il batterio non si trasmetterebbe da olivo infetto a olivo sano – ha sottolineato Boscia –. Quindi il controllo dei vettori è fondamentale nella strategia di controllo e di prevenzione della batteriosi.

Lo si effettua mediante la lotta alle forme giovanili mediante arature o trinciatura delle erbe infestanti entro fine aprile e due trattamenti insetticidi contro gli adulti fra maggio e giugno.

Si parla tanto di convivere con il batterio, ma attualmente non si dispone di un trattamento definitivo che possa risanare una pianta infetta. Ogni tanto leggiamo pubblicazioni secondo le quali in certe condizioni è possibile contenere e attenuare gli effetti della batteriosi, ma ancora non si dispone di misure definitive. Al momento non esiste alcuna cura scientificamente definita contro questa batteriosi».

Xylella, una grave epidemia che rischia di sfuggire di mano - Ultima modifica: 2020-09-25T10:54:49+02:00 da Barbara Gamberini

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