Xylella, parte la raccolta dei nuovi impianti di Favolosa

impianto olivicolo di favolosa
I fratelli Primiceri (da sinistra Mimino, Fernando e Rocco, con due operai), titolari della Primoljo di Casarano (Le), sono stati i primi a raccogliere le olive della varietà Favolosa, due anni dopo l’impianto
Fs17 o Favolosa è la varietà con il maggior grado di resistenza al temibile batterio. I primi impianti sono stati autorizzati due anni fa, ora partono le raccolte. La prima è stata presso l’azienda olivicola Primoljo di Casarano, seguirà la Cooperativa Acli di Racale. Fiducia fra gli olivicoltori, ma c’è anche chi smorza gli entusiasmi

«Venticinque q/ha, non male
al secondo anno dall’impianto».

«E una resa in olio del 15%, intendo olio extravergine di oliva di qualità eccellente, sia per la varietà in sé, sia perché le olive sono state raccolte adesso, ai primi di ottobre».

È con piena soddisfazione che Mimino Primiceri, responsabile agronomico dell’azienda

Mimino Primiceri

olivicola della Primoljo di Casarano (Lecce), saluta i risultati della prima raccolta, eseguita con scavallatrice e con abbacchiatori manuali, della varietà Favolosa. Ovvero la Fs-17 brevettata dall’Istituto di ricerca sull’olivicoltura del Cnr di Perugia, quando era diretto dal professor Giuseppe Fontanazza, impiantata nell’autunno del 2018 in un campo prova di 4 ha con sesto 5 x 2,5 m.

Primiceri: «Favolosa di nome e di fatto!»

«Purtroppo il batterio Xylella fastidiosa ha distrutto gran parte del patrimonio olivicolo della Primoljo, che gestisco con i miei fratelli Rocco e Fernando».

«Sicché abbiamo voluto provare questa varietà che già da molti anni si coltiva con successo nel Salento e che adesso possiamo apprezzare anche per la sua resistenza al batterio. Noi la vediamo come una buona opportunità per riprendere a coltivare olivo nel Salento, sicuramente a breve amplieremo la superficie a essa dedicata. Per quanto abbiamo potuto apprezzare finora, questa varietà, senza voler cadere nella retorica, ci sembra favolosa di nome e di fatto!».

Manni: «Gli olivicoltori vogliono investire
e credono nella Favolosa»

Se quella dei fratelli Primiceri è stata la prima raccolta di nuovi impianti di Favolosa realizzati durante l’epidemia da Xylella, a quanto ha riferito Nicola Ruggiero, presidente del Consorzio Oliveti d’Italia, che ne ha la licenza in esclusiva insieme con un vivaio umbro e un vivaio siciliano, a breve avvieranno la raccolta anche altri olivicoltori che l’hanno impiantata due anni fa. Come ad esempio quelli soci della Cooperativa Acli di Racale (Lecce), che, come informa il presidente Enzo Manni, hanno complessivamente investito a essa più di 100 ha e si apprestano a realizzare nuovi impianti.

Enzo Manni

«I nostri olivicoltori sono senza reddito da almeno cinque anni. Hanno bisogno di investire, in olivicoltura e anche in colture alternative, cercando di contemperare reddito e paesaggio. Hanno necessità di riformarsi un futuro, per sé e per le proprie famiglie».

«Perciò hanno iniziato con la varietà di olivo Favolosa, resistente più della Leccino a Xylella, capace di entrare in produzione già al secondo anno e di garantire un olio di ottima qualità. Noi, nei nostri terreni non molto fertili, abbiamo utilizzato in prova il sesto 5 x 6 m, ma le piante sono cresciute bene e presentano già al secondo anno una discreta fruttificazione».

«Confidiamo in questa varietà perché altri olivicoltori, dalle nostre parti e in altre aree del Salento, conducono impianti di Favolosa da 25 anni, quindi da tempo in piena produzione, raccogliendo ogni anno oltre 100 q/ha di olive».

Melcarne: «Appena 500-600 ettari di Favolosa,
una goccia nel deserto!»

Smorza invece gli entusiasmi Giovanni Melcarne, olivicoltore titolare dell’azienda Forestaforte di Presicce (Lecce).

Giovanni Melcarne

«Purtroppo la Xylella ha quasi completamente divorato l’olivicoltura delle province di Lecce e Brindisi. Siamo ancora agli inizi della ricostruzione dell’olivicoltura salentina. Su 85.000 ha a olivo nella sola provincia di Lecce, dei quali ben 80.000 praticamente secchi o moribondi per l’azione del batterio, sono stati reimpiantati a Favolosa appena 500-600 ha, pressoché una goccia nel deserto!»

«Il problema non si risolverà in pochi anni. Ci vorrà tempo affinché queste due province possano ritornare a dare il 30-35% della produzione pugliese di olive e olio, che è a sua volta pari al 50-60% della produzione nazionale. Alcuni olivicoltori vanno meritoriamente avanti per proprio conto, in un contesto in cui si parla molto, anche di aiuti per i danni causati dal batterio, ma agli olivicoltori e ai frantoiani non è arrivato quasi niente».

«Occorre invece una programmazione più ampia, fatta di zonazione del territorio per capirne le peculiarità e vocazioni, di aumento della biodiversità delle specie arboree e delle varietà di olivo, di ulteriori sforzi della ricerca che deve essere adeguatamente finanziata. Anche perché la resistenza delle due varietà attualmente resistenti al batterio, Favolosa e Leccino, non è indefinita e domani potremmo svegliaci con qualche brutta sorpresa».

Xylella, parte la raccolta dei nuovi impianti di Favolosa - Ultima modifica: 2020-10-09T00:52:33+02:00 da Lorenzo Tosi

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