Un anno da mosca

Il clima del 2014, mite e privo di escursioni termiche elevate, ha favorito la sopravvivenza del fitofago. Tanto da causare in molti comprensori livelli di infestazione del 100% con una perdita pressoché totale di produzione

Quest’anno non ho raccolto le olive, non ne valeva la pena».
«Quest’anno il frantoio non ha aperto e ho dovuto molire le mie olive da un altro».
«Quest’anno l’olio è terribile».
Affermazioni come queste sono state tutt’altro che infrequenti alla fine della stagione olivicola 2014 nelle regioni dell’Italia centrale e settentrionale e, in parte, anche nel Meridione. Molte aziende olivicole vocate alla produzione di olio molto spesso di piccola, ma a volte anche di medio-grande dimensione, hanno preferito rinunciare totalmente alla produzione dell’annata appena conclusa.
Le cause di questo fenomeno sono molteplici e non sempre perfettamente definibili. Da una parte la considerazione che l’olivo, pianta millenaria nell’ambiente mediterraneo, è in grado da solo di “badare a se stesso”, ovvero di fornire una produzione a fronte di input di tecnica agronomica molto bassi e di spese colturali molto contenute. Il riferimento è alle operazioni di nutrizione vegetale, gestione del suolo, irrigazione, potatura, difesa fitosanitaria. La coltura inoltre è soggetta ad alternanza di produzione che abitua all’idea di scarso raccolto nelle annate di scarica. Spesso inoltre le aziende di dimensione medio-piccola sono condotte a livello hobbistico più che professionale non costituendo l’olio la principale fonte di reddito del coltivatore. Questi elementi sicuramente fanno emergere tutte le criticità gestionali nei momenti di maggiore impegno tecnico, quando la coltura richiede tutta la professionalità e la capacità operativa dell’imprenditore olivicolo.
D’altra parte la stagione scorsa è stata veramente singolare e richiede una riflessione per analizzarne alcuni aspetti.

Annata anomala
L’andamento climatico del 2014 è stato caratterizzato da una stagione primaverile con temperature particolarmente elevate in tutta la penisola. Secondo i dati dell’Istituto di Scienze dell’atmosfera e del clima (Isac-Cnr), la scorsa primavera è stata tra le più calde dal 1800 ad oggi. La figura 1 che riporta i valori di temperatura media delle Marche confrontati con quelli del periodo 1961-2000 (http://meteo.regione.marche.it/dati/clima/) evidenzia un andamento quasi costantemente al di sopra dei valori di riferimento nei primi sei mesi dell’anno, mentre con l’arrivo dell’estate la tendenza si inverte e frequenti sono gli abbassamenti termici al di sotto di quelli storicizzati, infine in autunno tornano a prevalere le temperature più miti. In sintesi primavera molto calda, estate fresca ed autunno nuovamente con temperature superiori alle medie del periodo.
Anche le precipitazioni sono risultate anomale con fenomeni temporaleschi che hanno creato danni a carico delle coltivazioni. Grandine e gravi fenomeni di carattere alluvionale hanno provocato numerosi danni colpendo direttamente sia le produzioni, sia le strutture aziendali. L’elenco delle aree colpite è lungo: da segnalare eventi avversi al Nord in Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria, nelle Marche e in diverse altre regioni del centro Italia, ma anche al Sud in Campania e Puglia. Anche per le precipitazioni (fig. 2) il dato della piovosità media cumulata nelle Marche segna un +27,9% rispetto ai valori di riferimento con una distribuzione nei mesi quasi costantemente al di sopra delle medie storiche.
In particolare su olivo i danni più significativi si sono manifestati in primavera durante le fasi di mignolatura e allegagione, con perdite produttive che l’Istituto nazionale di Economia agraria a fine estate aveva già stimato tra il 5 e il 40%. Anche la stagione estiva ha presentato problematiche dovute ad episodi temporaleschi frequenti ed è stata caratterizzata da maltempo diffuso, mentre l’autunno si potrebbe definire mite e piovoso.
Le piante di olivo hanno risposto a questo particolare andamento meteorologico con un risveglio primaverile generalmente precoce e un anticipo delle più significative fasi fenologiche (tab. 1).

Critiche la fioritura
e l’allegagione
In diverse realtà olivicole italiane le anomalie climatiche in fase di mignolatura-fioritura e allegagione hanno compromesso la situazione produttiva, in modo diverso in base alle zone e alle varietà, in aggiunta spesso alle problematiche di un’annata di scarica legata all’alternanza di produzione che caratterizza l’olivo e che può essere ridotta razionalizzando la tecnica colturale. È noto infatti che le condizioni climatiche durante la fioritura sono decisive per l’impollinazione e l’allegagione; temperature miti e leggera brezza favoriscono lo scambio di polline, mentre piogge persistenti riducono notevolmente la vitalità e la diffusione del polline con il vento, influenzando negativamente la produzione. L’allegagione è modesta anche in caso di temperature elevate; in particolare la crescita del tubo pollinico nell’ovario cessa quando la temperatura durante la fioritura supera i 30°C. Venti forti e secchi ostacolano l’atto fecondativo a causa della rapida perdita di recettività dell’ovario e/o di funzionalità del budello pollinico. In condizioni estreme di caldo secco gli ovari, sia fecondati che non fecondati, possono indurire e rimanere sull’albero anneriti per 2-3 mesi, prima di cadere.
Le problematiche in questa fase sono state piuttosto variegate: forti venti in fase di fioritura hanno determinato la colatura dei fiori in provincia di Lecce mentre una fioritura anticipata in Toscana, accompagnata da piogge ripetute e abbondanti, e successivo abbassamento delle temperature in giugno e luglio, hanno causato scarsa allegagione. Pioggia e umidità hanno influito negativamente sull’allegagione anche in altre aree del centro Italia (Umbria, Marche, Abruzzo). In Liguria fioritura e allegagione sono state compromesse dalle piogge di maggio e dal caldo torrido successivo. In Calabria la fioritura è stata disomogenea, così come in Sicilia: nella zona occidentale è stata mediamente buona, grazie all’annata di carica, mentre nella zona orientale le scarse piogge e la prolungata siccità estiva hanno compromesso la fruttificazione. È andata meglio alla Sardegna, unica regione in controtendenza riguardo al calo produttivo generalizzato (fonte Ismea - Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare).

Insetto aggressivo
Anche le avversità che danneggiano gli oliveti hanno modificato il proprio comportamento in funzione dei parametri termo-pluviometrici. In particolare la mosca delle olive (Bactrocera oleae) ha avuto uno sviluppo di popolazione da taluni etichettato come abnorme. Ciò è confermato dalle considerazioni Ismea sull’andamento della stagione produttiva 2014 che ha stimato cali produttivi a seguito di problematiche fitosanitarie che hanno provocato, nelle situazioni peggiori, una notevole cascola dei frutti in prossimità della raccolta (tab. 2).
Il ciclo biologico di questo dittero non è ancora perfettamente conosciuto, tuttavia, sempre riferendosi a lavori effettuati nelle Marche, gli adulti sono presenti durante tutto l’anno, anche se catturati con diversa intensità in funzione della stagione. È noto inoltre che la mosca possa svernare sia ad uno stadio immaturo (larva o pupa) sia allo stadio di adulto e che entrambi sono suscettibili ai rigori invernali oltre che alle attività predatorie di insetti e uccelli. Ma mentre l’adulto non resiste a temperature inferiori allo zero, lo stadio di pupa che sverna nel terreno risulta particolarmente resistente alle basse temperature soprattutto se costanti. Diventa invece particolarmente vulnerabile se il periodo invernale è caratterizzato da repentini sbalzi termici con aumenti di temperatura e successivi rapidi decrementi. Questi sbalzi termici provocano nella popolazione di mosca svernante elevatissima mortalità. Di conseguenza l’andamento meteorologico dell’inverno scorso, privo di escursioni termiche elevate e particolarmente mite, non può che aver favorito la sopravvivenza delle popolazioni dell’insetto. Studi realizzati in nel bacino del Mediterraneo e in California (Usa) attestano come gli adulti sopravvivano durante l’inverno e fino a quando i frutti dell’olivo non diventano recettivi, in una fase di “dormienza riproduttiva facoltativa”, per poi riprendere la normale fisiologia di sviluppo deponendo le uova della prima generazione sulle olivine in accrescimento. Le osservazioni degli ultimi anni inducono alla prudenza nel considerare l’indurimento del nocciolo della drupa come fase fenologica discriminante il comportamento biologico delle femmine di Bactrocera oleae, a seguito della ripetuta presenza di infestazioni a carico di drupe precocemente accresciute, ma in ogni caso prima del raggiungimento di tale stadio.

Uno studio nelle Marche
Osservando lo sviluppo teorico delle generazioni di mosca nel 2014 nella fascia costiera delle Marche, elaborato dal Servizio agrometeorologico-Assam sulla base del modello previsionale Olifly messo a punto dal Diba - Università di Firenze e Ibimet-Cnr (Sacchetti et al., 2004), si può osservare come l’anticipo dello sviluppo vegetativo dell’olivo abbia favorito l’inizio delle deposizioni di uova all’interno delle olive già a fine giugno; come le piogge frequenti e le temperature estive al di sotto dei valori medi abbiano consentito lo sviluppo del ciclo biologico del fitofago durante tutta la stagione estiva, senza alcuna diapausa per eccesso termico, e con il compimento della seconda generazione in meno di un mese; come la terza generazione abbia avuto luogo già dall’inizio di settembre con un’intensità tale da riscontrare in molti casi più di una deposizione per drupa; come infine il clima autunnale abbia favorito l’avvio della quarta generazione con valori di ovideposizione consistenti nel mese di ottobre (fig. 3).
Confrontando l’andamento dell’annata con la mappa di rischio dacico elaborata nelle Marche (fig. 4), si intuisce come nel 2014 si sia svolta, in media, una generazione di mosca in più rispetto ai valori standard.
Questo risultato concorda in pieno con quelli ottenuti in studi italo-americani (Gutierrez et al., 2009) dai quali si desume che il rischio dacico aumenta nelle regioni centro-settentrionali dell’Italia in funzione dell’aumento delle temperature e che le aree olivicole di questa parte della penisola come conseguenza del riscaldamento del pianeta risultano essere quelle più favorevoli ad un consistente sviluppo delle popolazioni di mosca delle olive.
La serie concatenata di eventi meteo del 2014 ha talmente favorito lo sviluppo delle popolazioni di Bactrocera oleae da determinare in molti comprensori olivicoli livelli di infestazione del 100% con una perdita pressoché totale di produzione a fronte di una difesa fitosanitaria distratta o incompleta.

Strategie di difesa
Difficile il ripetersi di un’annata come il 2014. Affermazione più che legittima già riportata da diversi autori, ma intanto si spera in un po’ di freddo invernale che riduca i livelli di popolazione svernante del fitofago. Nel mentre può risultare utile un’analisi della gestione fitoiatrica dell’oliveto che conduca a produzioni quali-quantitative accettabili anche in annate come quella appena conclusa.
Innanzitutto si concorda, viste le molteplici modalità di svernamento e i fattori di mortalità naturale, con quanto scritto anche recentemente da altri autori circa la non opportunità di eseguire trattamenti al terreno (es. impiego di calciocianamide) per ridurre la popolazione svernante allo stadio di larva o pupa perché privi di efficacia.
Per quanto riguarda la difesa dagli attacchi di mosca durante la stagione vegetativa si ribadisce l’importanza di un attento monitoraggio del fitofago a livello comprensoriale o aziendale, attività prevista tra l’altro dal Piano d’azione nazionale sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (DM 22 gennaio 2014). Il monitoraggio va eseguito sia attraverso il controllo settimanale dei voli degli adulti mediante trappole (cromotropiche, ad innesco alimentare, a feromoni o multi innesco) già dal mese di giugno nelle annate in cui lo sviluppo vegetativo dell’olivo è anticipato, sia attraverso il controllo sistematico dei livelli di infestazione nelle drupe a partire dalla fase di ingrossamento del frutto (anticipando quindi la tradizionale fase di indurimento del nocciolo). Il monitoraggio consente di eseguire con maggiore tempestività gli interventi fitoiatrici. Questi differiscono poi a seconda se si persegua una finalità larvicida o adulticida.
La prima, eseguita con trattamenti a finalità insetticida con irrorazione a piena chioma impiegando prodotti fitosanitari specificatamente autorizzati all’uso, contenenti come sostanza attiva dimetoato, imidacloprid o fosmet, consente di intervenire dopo la deposizione delle uova quando lo sviluppo larvale è agli stadi iniziali e non ha ancora prodotto consistenti danni alle olive infestate. Comunemente si adotta la soglia del 10% di infestazione attiva (uova, larve di I e II età) per stabilire la necessità del trattamento. È una tecnica di notevole efficacia, dotata di buona elasticità in quanto gli insetticidi impiegati raggiungono il bersaglio penetrando all’interno del frutto al riparo da fattori quali la dilavabilità del prodotto e la sua fotodegradazione. Il principale aspetto negativo riguarda il profilo di eco-sostenibilità di questa tecnica che pertanto viene limitata nei disciplinari di produzione a un numero massimo di due interventi all’anno. Nel 2014 una corretta azione fitoiatrica ha invece richiesto in molti areali produttivi la necessità di un numero superiore di applicazioni pari a 3-4 per il tumultuoso susseguirsi delle diverse generazioni della mosca. Importante è scegliere con attenzione il momento del trattamento per evitare da una parte che intervalli di tempo troppo prolungati possano consentire deposizione e completo sviluppo larvale di Bactrocera oleae soprattutto in annate ad alto rischio dacico, dall’altra che interventi intempestivi richiedano di essere ripetuti durante lo sviluppo della medesima generazione del fitofago.
È inoltre importante per il raggiungimento di un risultato ottimale che le irroratrici siano in piena efficienza (anche questo aspetto è stato recentemente regolamentato dal Pan) per raggiungere tutte le drupe quando la forma degli olivi è globosa e lo sviluppo vegetativo determina una maggiore densità della vegetazione. Si ricorda l’importanza di una corretta potatura anche per favorire una più efficace penetrazione del prodotto all’interno della chioma.

Più attenzione
al biologico
Più difficile e tecnicamente complessa è stata l’applicazione della tecnica adulticida sia quando attuata con trattamenti a spot (attrattivi alimentari associati a prodotti a base di spinosad o preparazioni estemporanee con altri insetticidi), o quando perseguita con il metodo attract and kill, sia quando attuata con irrorazioni a piena chioma con prodotti a base di piretrine naturali, caolino o del fungo Beauveria bassiana. Per quanto riguarda il posizionamento delle trappole occorre che questo avvenga prima dell’inizio delle deposizioni di prima generazione e quindi nel 2014 con un anticipo consistente rispetto ad annate precedenti. Alcune tipologie di trappole risultano efficaci per tutto il periodo mentre per altre, a seguito della progressiva riduzione di attrattività trascorsi 70-90 giorni dall’installazione, si rende necessario il raddoppio degli inneschi nel corso della stagione. Inoltre con elevati livelli di popolazione della mosca il grado di protezione non risulta in ogni caso completo soprattutto se la tecnica di attract and kill non è associata ad altre attività di controllo del fitofago come ad esempio trattamenti insetticidi abbattenti nei periodi di maggiore pressione.
I prodotti irrorati sia con bagnatura parziale della chioma sia totale sono soggetti a dilavamento in caso di precipitazioni nei giorni successivi all’applicazione e pertanto devono essere ripetuti nei casi opportuni.
È ovvio che le frequenti piogge dell’estate 2014 hanno creato problemi e determinato più volte la necessità di ripetere il trattamento. Le piretrine naturali esplicano rapidamente l’azione insetticida con effetto abbattente sugli adulti entro le 24-48 ore dal trattamento, se tale breve periodo decorre in assenza di pioggia; possono quindi intervallare altre soluzioni fitoiatriche durante le estati fresche e piovose. I trattamenti adulticidi a spot, a causa della modalità di azione che esplicano, risentono in modo notevole delle ripetute precipitazioni e devono essere ridistribuiti non appena le condizioni meteo lo consentano: nell’annata scorsa quindi effetti positivi si sono ottenuti sfruttando appieno tutti gli interventi ammessi (es. nel caso di “Spintor fly™” il numero massimo di interventi ammessi in un anno è 8) e/o alternandoli con principi attivi anche in questo caso ad azione abbattente.
In definitiva è palese che abbiamo pochi margini di intervento nei confronti di particolari avversità meteo e andamenti stagionali anomali che possono avere ripercussioni sulla produttività dell’oliveto e la situazione fitosanitaria; anzi i cambiamenti climatici in atto potrebbero provocare nel lungo termine situazioni anomale simili a quelle riscontrate nella scorsa annata.
Di contro abbiamo molti strumenti scientifici e tecnici per affrontare tali situazioni. Le particolarità dello scorso anno ci dimostrano che solo integrando capacità, conoscenze tecniche e scientifiche si può mitigare l’impatto sulle produzioni provocato da condizioni avverse. Ciò richiede un miglioramento generale delle competenze professionali degli olivicoltori, una migliore organizzazione dei servizi di sviluppo pubblici e di quelli delle organizzazioni produttive, maggiori investimenti nel settore della ricerca agricola che risente di una grave e prolungata situazione di scarsità di risorse.

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