Temperature elevate, i rischi per l’olivicoltura mediterranea

olivicoltura mediterranea
Gli effetti sulla fisiologia dell’olivo dell’innalzamento delle temperature: calo di produttività, anticipo dell’epoca di maturazione e riduzione della resa in olio rischiano di mettere a repentaglio la coltivazione di questa specie nel bacino del mediterraneo

Quali e quanti saranno gli effetti sulla produzione di olio dovuto al cambiamento climatico? Ad analizzare l’effetto dell’innalzamento della temperatura nel bacino del Mediterraneo, è un nuovo studio (Benlloch-González et al. 2019) che caratterizza e quantifica i temuti effetti sulla coltivazione l’olivo attraverso una sperimentazione in pieno campo. Lo studio infatti è stato condotto a Cordoba, sulla cv. Picual, nell’arco di tre anni (2015-17): per simulare l’aumento della temperatura dell’aria in condizioni di pieno campo, sono state utilizzate delle “open top chambers”, strutture trasparenti costruite per includere singoli alberi, all’interno delle quali la temperatura dell’aria è stata aumentata, costantemente per la durata dell’esperimento, di 4 °C rispetto alla temperatura ambientale esterna. Le variabili misurate, dai dati fenologici a quelli produttivi, sono stati confrontati con piante dello stesso oliveto allevate a temperatura ambiente.

Fioritura anticipata e bassa allegagione

Il primo aspetto su cui si sono concentrati i ricercatori è stato quello dell’impatto delle temperature elevate sull’epoca di fioritura (Benlloch-González et al., 2018 ), rilevando un netto anticipo (fino a 25 giorni) della data di piena fioritura (50% dei fiori aperti sulle mignole), contemporaneamente all’estensione della fase di fioritura nel suo complesso (giorni dalla fase fenologica di inizio fioritura a quella di fine fioritura). Un cambiamento così rilevante sulla fase di fioritura espone facilmente l’olivo ai ritorni di freddo e possibili danni ai fiori e successivamente ai frutticini in formazione, con conseguenze sulla percentuale di allegagione ed in ultima istanza sulla produzione. Oltre alle variazioni sulle fasi fenologiche, le temperature più elevate correlate anche ad uno stato idrico deficitario, hanno prodotto, nel lavoro sperimentale citato, una riduzione della percentuale di allegagione e quindi un minor numero di drupe alla raccolta.

La seconda parte dello studio (Benlloch-González et al., 2019) è stata incentrata sugli effetti dell’innalzamento della temperatura a carico dell’accrescimento vegetativo e dello sviluppo e maturazione dei frutti. Per ciò che riguarda la crescita vegetativa, lo studio ha evidenziato che gli alberi sottoposti all’aumento di 4 °C della temperatura la crescita vegetativa era maggiore e misurabile in un aumento del diametro del tronco maggiore di quello delle piante controllo (di circa il 18%) e soprattutto in un peso del legno rimosso con la potatura in media più che doppio (nei tre anni di sperimentazione) rispetto agli alberi allevati a temperatura ambiente.

Per quanto riguarda le fasi di sviluppo dei frutti, è stata osservata nelle tre annate considerate un anticipo della fase di invaiatura variabile tra 17 e 30 giorni, ma con una fase di maturazione, in cui si verifica la lipognesi e accumulo di olio nella drupa, più lenta, da cui è risultato anche un accumulo di olio ridotto di circa il 30% (sul peso fresco del frutto). Alla riduzione della resa in olio è corrisposta inoltre una drastica riduzione della produzione (-60/-70% nelle annate 2016 e 17), dovuto in primo luogo ai problemi di aborto dei frutticini in fase di allegagione.

Irrinunciabile l’irrigazione

Lo studio qui discusso mette in evidenza dunque alcuni aspetti fisiologici e fenologici che devono essere considerati nel mettere in atto misure preventive e di adattamento dell’olivicoltura mediterranea a fronte dei cambiamenti climatici e in particolare dell’innalzamento delle temperature. Se temperature più elevate inducono l’olivo ad un maggiore accumulo di biomassa vegetativa, occorrerà da un lato rivedere le densità di impianto per mantenere una buona esposizione delle chiome, dall’altro, ad esempio, modulare l’irrigazione e le concimazioni per contenere l’eccessivo rigoglio vegetativo che va a scapito della produzione. Allo stesso tempo, la gestione dell’irrigazione diverrà ancora più importante soprattutto nelle fasi “delicate” come quella della fioritura e dell’allegagione, per prevenire l’aborto dei frutticini, ma anche successivamente per sostenere l’accrescimento dei frutti e l’inolizione.


Bibliografia

Benlloch-González, M., Sánchez-Lucas, R., Benlloch, M., & Ricardo, F. E. (2018). An approach to global warming effects on flowering and fruit set of olive trees growing under field conditions. Scientia Horticulturae, 240, 405-410.

 Benlloch-González, M., Sánchez-Lucas, R., Bejaoui, M. A., Benlloch, M., & Fernández-Escobar, R. (2019). Global warming effects on yield and fruit maturation of olive trees growing under field conditions. Scientia Horticulturae, 249, 162-167.

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