I danni della tignola su olive a drupa grossa

tignola dell'olivo
A sinistra, mina prodotta della generazione fillofaga della tignola su foglia di olivo. A destra, foro di uscita dal nocciolo prodotto dalla generazione carpofaga della tignola.
La pericolosità è spesso sopravalutata. Raramente determina infestazioni tali da giustificare il ricorso alla lotta con mezzi chimici

L’oliveto è un agroecosistema stabile in cui non si riscontrano introduzioni di nuovi fitofagi esotici e dove le molte specie potenzialmente dannose raramente raggiungono densità preoccupanti, essendo ben controllate da una vasta schiera di predatori e parassitoidi. Infatti delle circa 50 specie fitofaghe che attaccano l’olivo solo la mosca (Bactrocera oleae) e la cocciniglia nera (Saissaetia oleae) rappresentano una costante minaccia per la produzione olivicola, mentre la pericolosità della tignola (Prays oleae) è spesso sopravalutata perchè raramente determina  infestazioni tali da giustificare il ricorso alla lotta con mezzi chimici.

Il ciclo

La tignola dell’olivo è un microlepidottero il cui adulto è una farfallina lunga 6-8 mm con ali anteriori di colore grigio-perla e macchie nere e ali posteriori un poco più chiare con margini sfrangiati. La larva matura misura 7-8 mm ed è di colore verde o nocciola.

L’insetto compie tre generazioni in un anno, distinte in funzione del regime alimentare delle larve. Quelle della generazione antofaga distruggono i boccioli fiorali, quelle della generazione carpofaga danneggiano le drupe, infine quelle della generazione fillofaga scavano mine nel parenchima fogliare durante la stagione autunno-vernina. Il primo volo degli adulti avviene in aprile-maggio, in corrispondenza della differenziazione dei boccioli fiorali, il secondo sfarfallamento si verifica in giugno e il terzo in settembre-ottobre.

Doppia cascola

I danni causati dalla generazione fillofaga non hanno importanza economica, mentre quelli della generazione antofaga possono essere rilevanti solo su varietà a drupa grossa. Quelli più significativi sono determinati dalle larve della generazione carpofaga le quali, dopo l’allegagione, penetrano nelle drupe in corrispondenza del punto di attacco del peduncolo, si dirigono direttamente verso il nocciolo e causano il disseccamento o la caduta delle olivine (cascola precoce). In quelle rimaste sulla pianta le larve continuano a svilupparsi a spese dell’endocarpo; a maturità, scavano una galleria attraverso il nocciolo e fuoriescono in corrispondenza dell’inserzione del peduncolo, provocando il distacco delle drupe (cascola di agosto-settembre). I danni della generazione carpofaga dipendono dal livello di infestazione, dalla sensibilità varietale e dall’entità della cascola fisiologica che si verifica dopo l’allegagione. Le varietà da olio risultano solitamente meno suscettibili e possono compensare la cascola delle drupe con una maggiore resa in olio del raccolto. Per contro le varietà a drupa grossa hanno una minore resistenza e tolleranza alle infestazioni.


La soglia di intervento

Prays oleae è ben controllata da numerosi antagonisti naturali, ma la loro attività non sempre è in grado di ridurre con efficacia la popolazione del parassita. Pertanto, escludendo qualsiasi intervento contro le generazioni fillofaga ed antofaga, la lotta contro le larve carpofaghe deve essere effettuata rispettando alcune condizioni. L’impiego delle trappole a feromoni, la cui installazione deve essere effettuata in maggio, consente di individuare il momento più opportuno in cui effettuare l’applicazione fitoiatrica. Nel periodo compreso fra il picco di massima cattura e la fine della curva di volo degli adulti, e comunque prima dell’indurimento del nocciolo, occorre effettuare il campionamento delle olivine per verificare la presenza di uova e/o larve al loro interno. Se il grado di infestazione raggiunge la “soglia di intervento”, corrispondente al 10-15% di olive attaccate sulle varietà da olio e al 5-7% su quelle da mensa, occorre effettuare un trattamento insetticida a base di dimetoato o fosmet.


Leggi l'articolo su Terra e Vita 5/2017 L’Edicola di Terra e Vita

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