Xylella, archiviata l’inchiesta a carico di Donato Boscia (Cnr-Ipsp)

xylella boscia
Secondo il giudice «l'indagato ha agito in linea con le prescrizioni normative imposte dal diritto comunitario e dalla normativa nazionale di recepimento»

È stata archiviata l’inchiesta a carico di Donato Boscia, già dirigente di ricerca dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante (Ipsp) del Cnr di Bari, accusato di aver contribuito alla diffusione della Xylella fastidiosa subsp. pauca, il batterio che in oltre dieci anni ha distrutto in Puglia milioni di olivi.

Gip Bari: «Non incolpabile chi ha applicato le norme»

Il gip del Tribunale di Bari Giuseppe Ronzino ha archiviato il procedimento a carico di Boscia. Il giudice ha respinto l’opposizione alla richiesta di archiviazione presentata da cinque tra docenti universitari e professionisti nei settori scientifici della geografia, medicina e scienze agrarie, ritenendo che, con le conoscenze scientifiche di cui si è attualmente in possesso, non è possibile incolpare dell’epidemia chi ha applicato le norme. Secondo il giudice, quindi, «l'indagato ha agito in linea con le prescrizioni normative imposte dal diritto comunitario e dalla normativa nazionale di recepimento».

Su Xylella, Boscia: «Riconosciuto il mio corretto operato»

Donato Boscia
Donato Boscia

«Dopo oltre un decennio di polemiche, negazioni, sospetti e mistificazioni, questa archiviazione, puntualmente motivata dal giudice, costituisce a tutti gli effetti il riconoscimento del mio corretto operato – ha dichiarato Boscia –.

Resta il rammarico di aver subito per lungo tempo una contrapposizione pretestuosa, a volte anche verbalmente violenta, che ha provato a insinuare persino dubbi sul rigore scientifico dei tanti ricercatori che hanno dedicato anni di studi finalizzati alla risoluzione dell’emergenza Xylella».

La parola agli avvocati di Boscia

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Da sinistra: Roberto Eustachio Sisto e Onofrio Sisto

«L’ordinanza di archiviazione ha messo la parola “fine” ai vari tentativi, oggi possiamo dire temerari, di scalfire l’immagine del dottor Boscia e del Cnr. La tesi dei querelanti infatti risulta, come scrive puntualmente il Giudice, una mera “suggestione investigativa priva di riscontro probatorio”. Non abbiamo mai avuto dubbi sulla integrità morale e professionale del dottor Boscia e dei diversi ricercatori del Cnr e il provvedimento in questione lo ha, definitivamente, certificato». È quanto affermano gli avvocati Onofrio e Roberto Eustachio Sisto, difensori di Boscia. «Nel Decreto di archiviazione firmato dal giudice Ronzino si legge testualmente che “Dal complesso e nutrito materiale istruttorio acquisito è possibile affermare, in primo luogo, che il Boscia ha agito in coerenza con la disciplina vigente, sulla scorta delle conoscenze scientifiche all’epoca disponibili, dovendosi escludere l’elemento oggettivo e soggettivo della fattispecie contestata. (…) La tesi accusatoria deputata ad individuare profili di responsabilità nei confronti degli organi scientifici coinvolti nelle analisi dei campioni, e che avrebbero confermato strumentalmente la “positività del batterio alla bisogna”, non risulta suffragata da alcun atto d’indagine, restando soltanto una suggestione investigativa - priva di riscontro probatorio - l’esistenza di “…un progetto che sfruttando una fitopatologia, inizialmente nascosta dagli organi preposti all’opinione pubblica, è stata successivamente usata per motivi economici anche di carattere internazionale, grazie all’appoggio di certa ricerca scientifica…i ricercatori del Cnr hanno sfruttato le loro conoscenze scientifiche, gestendo datazione e classificazione del batterio da quarantena Xylella fastidiosa, al fine di convogliare pubblici finanziamenti verso i propri istituti di ricerca…si garantivano in questo modo i substrati tecnici al decisore  politico, mirata essenzialmente all’eliminazione di gran parte della coltura tradizionale dell’olivo in Salento, al vasto impiego di insetticidi e al finanziamento della cosiddetta rigenerazione agricola del territorio pugliese…”».

Aifo: «Chiusa una pagina controversa e dolorosa»

Alberto Amoroso
Alberto Amoroso

Per il presidente dell’Associazione italiana frantoiani oleari (Aifo), Alberto Amoroso, «l’ordinanza di archiviazione sulle vicende giudiziarie legate alla Xylella chiude una delle pagine più controverse e dolorose per l’olivicoltura italiana. È un passaggio che rimette al centro un dato oggettivo: l’emergenza fitosanitaria non era un’invenzione, ma una realtà che ha colpito duramente territori, imprese e lavoratori. L’archiviazione sulle vicende della Xylella è un passaggio importante perché ristabilisce un principio: le emergenze fitosanitarie vanno affrontate con rigore scientifico e responsabilità istituzionale. Parallelamente, il recente rapporto di Mediobanca, che fotografa il calo della produzione di olive in Italia, certifica ciò che nella filiera si vive da anni: una contrazione strutturale della materia prima disponibile, con effetti diretti sulla trasformazione, sulla programmazione industriale e sulla tenuta economica dei frantoi. Le due notizie, lette insieme, delineano uno scenario chiaro. Da una parte si chiude la stagione delle polemiche giudiziarie, dall’altra resta aperta la questione centrale: come ricostruire e rafforzare la base produttiva nazionale. Per i frantoiani il tema non è teorico. Meno olive significano minori volumi da lavorare, costi di trasformazione più elevati per quintale, maggiore difficoltà a pianificare investimenti e contratti commerciali. Il frantoio non è solo un anello tecnico della filiera, ma un presidio economico e sociale nei territori rurali. Dove si riduce la produzione, l’intero sistema si indebolisce. Perciò occorrono politiche che tengano insieme reimpianti, innovazione varietale, modernizzazione degli impianti, aggregazione dell’offerta e strumenti efficaci di difesa fitosanitaria. Senza una base agricola solida, anche i frantoi più innovativi rischiano di lavorare a capacità ridotta, con conseguenze sulla competitività del sistema Italia».

Cia Puglia: «Finalmente sconfitti stregoni e complottisti»

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Gennaro Sicolo

«Giustizia è fatta, stregoni e complottisti se ne facciano una ragione, ora la lotta alla Xylella e la ricerca di una soluzione definitiva agli effetti e alla diffusione del batterio riprendano con più vigore, sostenendo la ricerca scientifica e avendo come obiettivo il ripristino del potenziale produttivo olivicolo in tutte le zone colpite». Il presidente di Italia Olivicola e di Cia Agricoltori Italiani di Puglia, Gennaro Sicolo, commenta con soddisfazione l’archiviazione delle accuse mosse da complottisti e negazionisti a Boscia.

«Come dimostra il dispositivo del provvedimento, noi contrastammo l’azione di stregoni e complottisti dall’inizio e, con ancora più vigore, dal 2018 al 2022 a sostegno di Boscia, denunciando come quelle azioni stessero rallentando e ostacolando il piano di contrasto alla Xylella. Denunciammo i ritardi che quelle azioni causavano, auspicando che l’azione delle istituzioni fosse guidato dagli esiti degli studi scientifici condotti sul campo».

L’archiviazione di tutte le accuse, continua Sicolo, «dimostra ancora una volta, e ci auguriamo definitivamente, che cercare capri espiatori e dare credito a tesi negazioniste e complottiste è stato un modo di agire del tutto folle e dannoso da parte di chi vi si è dedicato per anni e anni, invece di sostenere la scienza e aiutare coloro che da oltre 10 anni si stanno applicando in silenzio, senza sbraitare, con impegno, dedizione e sacrifici a cercare di costruire un argine contro l’ulteriore avanzata della Xylella. La posizione di Italia Olivicola e di Cia Agricoltori Italiani di Puglia è netta e chiara: basta complottismi, si lavori tutti insieme per trovare una soluzione reale ed efficace a una problematica enorme e complessa, e lo si faccia nell’esclusivo interesse di tutto il comparto olivicolo-oleario».

Xylella, archiviata l’inchiesta a carico di Donato Boscia (Cnr-Ipsp) - Ultima modifica: 2026-02-23T08:25:15+01:00 da Giuseppe Francesco Sportelli

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