Mosca olearia, il Nord fa rete per batterla

mosca olearia
Ad Arco confronto tra Nord Italia e Slovenia su difesa integrata, modelli previsionali e nutrizione dell’olivo. Al centro la gestione sostenibile della mosca olearia, il valore economico del paesaggio gardesano e le strategie per il 2026

Oltre 150 produttori, tecnici e ricercatori si sono confrontati ad Arco in occasione della 6ª Giornata tecnica dell’olivicoltura delle regioni produttive del Nord Italia e della Slovenia. L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Edmund Mach, ha acceso i riflettori sull’annata 2025 e sulle prospettive per il 2026, con un focus tecnico sulla gestione sostenibile della mosca dell’olivo e sulle nuove frontiere della difesa integrata.

All’incontro hanno contribuito esperti della Università degli Studi di Trento, del CREA, di ERSA Friuli-Venezia Giulia, dell’Istituto Agrario e Forestale di Nova Gorica e della Regione Liguria, in un confronto transfrontaliero che ha messo in rete dati, sperimentazioni e modelli operativi.

Il valore “invisibile” dell’olivo nel Garda trentino

L’olivicoltura dell’Alto Garda trentino non è solo produzione di qualità, ma infrastruttura verde capace di generare benefici ambientali, paesaggistici e turistici. L’analisi economica presentata da Sandra Notaro, dell’Università degli studi di Trento, ha evidenziato come, accanto al valore della produzione di olio Dop, si collochino funzioni non di mercato spesso trascurate:

  • tutela della biodiversità,
  • prevenzione dell’erosione,
  • sequestro di carbonio
  • e conservazione dei terrazzamenti storici.

Le stime indicano che il valore complessivo del paesaggio olivicolo può superare quello della sola produzione agricola. Un dato che rafforza la necessità di strumenti di compensazione e politiche pubbliche capaci di riconoscere il ruolo multifunzionale degli olivicoltori, contrastando l’abbandono degli impianti e preservando un patrimonio identitario unico per il Garda trentino.

Mosca olearia 2025, clima e monitoraggio decisivi

L’intervento di Veronica Vizzari del CREA (Centro di Ricerca per l'Olivicoltura, Frutticoltura, Agrumicoltura sede di Rende -CS) coferma come la mosca dell’olivo, Bactrocera oleae, sia il principale fitofago della coltura nel Centro-Nord. Il danno diretto è causato dall’attività larvale all’interno della drupa, con perdite produttive e decadimento qualitativo dell’olio.

Nel 2025 le condizioni climatiche – inverni miti ed estati fresche e umide – hanno favorito la sopravvivenza e la moltiplicazione del dittero. In questo scenario, il monitoraggio continuo tramite trappole e controllo delle drupe si è rivelato determinante per intervenire al superamento delle soglie, evitando trattamenti inutili e limitando l’impatto ambientale.

Le prove sperimentali condotte in olivicoltura biologica hanno confermato l’efficacia di strategie integrate: l’impiego di caolino come deterrente anti-ovideposizione, associato a esche proteiche con spinosad (attract&kill), ha consentito una significativa riduzione delle infestazioni, salvaguardando gli antagonisti naturali, riducendo l’uso di insetticidi e, conseguentemente, favorendo un approccio di difesa a basso impatto ambientale.

Deterrenti minerali: efficacia e gestione del dilavamento

Gianluca Gori dell’ERSA Agenzia regionale per lo sviluppo rurale – Friuli-Venezia Giulia ha esposto un altro metodo di gestione della mosca olearia tramite l’impiego delle polveri di roccia, strumento chiave nelle strategie preventive.

Le sperimentazioni avviate dal 2016 in Friuli-Venezia Giulia su Bianchera, varietà sensibile alla mosca, hanno valutato dosaggi, numero di interventi ed effetti sulla produttività.

I risultati evidenziano una buona efficacia del caolino, soprattutto se abbinato a silicato di potassio per limitarne il dilavamento in aree ad alta piovosità. Sono in corso ulteriori verifiche sull’impiego di adesivanti naturali, come l’olio di colza, per migliorare la persistenza del prodotto sulla vegetazione. Centrale resta la corretta tempistica di applicazione a partire dall’indurimento del nocciolo, fase in cui aumenta la suscettibilità alle ovideposizioni.

Strategie difensive 2026: prevenzione, azione collettiva e tempestività

Di contenimento delle avversità dell’olivo ne ha parlato Michele Morten del Centro Trasferimento Tecnologico FEM. In Trentino le patologie fungine, come cicloconio e rogna, risultano generalmente gestibili con corrette pratiche agronomiche. Più complesso il contenimento dei fitofagi, come mosca dell’olivo o Batrocera oleae, che richiedono un approccio strutturato. La strategia delineata sia in olivicoltura biologica che in quella integrata per il 2026 si fonda su:

  • prevenzione (cattura massale, deterrenti minerali quali le polveri di roccia ed esche attrattive),
  • azione collettiva su scala territoriale e tempestività degli interventi.

Differendosi principalmente per le sostanze attive utilizzabili, ma basandosi sugli stessi presupposti tecnici.

Accanto alla mosca, attenzione anche alla cimice asiatica, Halyomorpha halys, che può colpire le drupe tra allegagione e indurimento del nocciolo causando rilevanti perdite. Anche in questo caso monitoraggio e soglie guidano eventuali interventi mirati.

Il messaggio ai produttori è chiaro: serve un cambio di mentalità verso una gestione più consapevole, basata su dati, modelli previsionali e sostenibilità dell’intero agroecosistema olivicolo.

Slovenia: modelli previsionali e rete agrometeo

Marko Devetak dell’Istituto Agrario e Forestale di Nova Gorica ha parlato di modelli previsionali in grado di determinare la presenza dei singoli stadi del parassita. Nel litorale sloveno la presenza della mosca è ormai quasi continua durante l’anno, con picchi di volo tra fine agosto e inizio ottobre. Per rendere la difesa più accurata ed efficace è stato sviluppato, nell’ambito del progetto transfrontaliero POSEIDONE (Programma Interreg VI-A Italia-Slovenia 2021-2027), un modello previsionale che grazie a una rete di stazioni meteorologiche automatiche e al monitoraggio territoriale, il sistema consente di prevedere la comparsa della seconda generazione del fitofago, supportando decisioni tempestive. L’applicazione è stata integrata nel Portale Agrometeorologico sloveno.

Nutrizione e continuità produttiva: focus Liguria

In merito alla valutazione dello stato nutrizionale degli oliveti liguri mediante analisi fogliari è intervenuto Federico Grillo del settore Servizi alle imprese agricole e florovivaismo – Regione Liguria. La difficoltà di garantire regolarità produttiva è una delle principali criticità dell’olivicoltura nazionale. In Liguria è attivo un progetto quadriennale su 120 oliveti della rete regionale di monitoraggio, con valutazioni nutrizionali tramite analisi fogliari standardizzate.

I primi risultati evidenziano carenze diffuse di microelementi, come il boro, elemento fondamentale per fioritura e allegagione. Una gestione nutrizionale mirata, supportata da dati analitici, rappresenta quindi uno strumento strategico per ridurre alternanza produttiva e fisiopatie.

Parola chiave: integrazione

L’incontro di Arco conferma che la sfida alla mosca olearia non si vince con un singolo prodotto, ma con una rete di conoscenze, monitoraggi e strategie condivise tra territori. La parola chiave è integrazione: tra ricerca e campo, tra Nord Italia e Slovenia, tra produttività e sostenibilità.

Mosca olearia, il Nord fa rete per batterla - Ultima modifica: 2026-02-20T12:08:06+01:00 da Barbara Gamberini

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