Bollino Igp all’olio di Sicilia

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La seconda dopo quella Toscana. Il rischio è che possano perdere appeal le denominazioni locali

Dopo la procedura di riconoscimento avviata a livello nazionale, Bruxelles ha riconosciuto ufficialmente la super-Igp per l’olio extravergine di oliva siciliano e il 25 maggio è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Ue la domanda di registrazione.

In una nota congiunta Antonello Cracolici, assessore regionale all’Agricoltura e Maurizio Lunetta, presidente comitato Igp olio Sicilia, sostengono la “vittoria di tutta la filiera dell’olio siciliano e di quelli che hanno creduto nel progetto e investito il loro tempo per produrre il buon extravergine. Adesso concentriamoci sulla qualità, oltre che sulla quantità: facciamo decollare l’olio siciliano” e, continuano “la Regione ha sostenuto fortemente questo obiettivo. Il percorso non è stato facile, né breve: è la prima Igp regionale dell’olio extravergine di oliva ad essere approvata con le nuove regole, molto più restrittive di quando fu approvata la Igt della Toscana, l’unica altra Igt regionale dell’olio”.

Si tratta di un riconoscimento che, oltre alla valorizzazione della filiera regionale, consentirà agli agricoltori di poter beneficiare della misura 3 del Psr Sicilia per sostenere (fino a 3.000 euro per impresa) i costi di certificazione del prodotto e dell’aiuto accoppiato per gli oliveti certificati Dop e Igp così come consentirà alle Organizzazioni di Produttori siciliani di accedere ai programmi di promozione nei paesi terzi e alle misure per la valorizzazione delle filiere regionali.

Cambiamenti in vista tuttavia anche quanto riguarda gli equilibri commerciali: il marchio Igp potrà infatti fornire una maggiore riconoscibilità del brand regionale che consentirà (almeno potenzialmente) di ottenere una maggiore massa critica per meglio affrontare, mediante l’aggregazione dell’offerta, il mercato, soprattutto nei confronti della gdo. Strumento di riadattamento, quello del riconoscimento della super-Igp regionale, che consente di adeguare la base produttiva alle logiche del mercato che spesso pretende semplicità comunicativa e una maggiore riconoscibilità del nome geografico. Non a caso, si tratta di un progetto che, da nord a sud, è seguito da diverse filiere regionali (v. Terra e Vita n. 37/2015) che tentano di replicare il modello Igp «Toscano» e, da oggi, anche il caso siciliano.

Ma con il potenziale rischio che, almeno in parte, lo spostamento del baricentro commerciale a favore del brand regionale possa erodere spazio, produttivo e commerciale, al corollario delle sottostanti Dop di più modeste dimensioni territoriali.

 

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