Olivicoltura toscana, l’innovazione unisce la filiera olivicolo-olearia

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L’olio del domani nel progetto integrato di filiera “Evo 2.0: dal vivaio alla tavola” promosso da Coldiretti Pistoia

La messa a punto di conoscenze e tecniche per innovare e rendere competitiva la filiera olivicolo-olearia toscana del domani, a partire dalla selezione delle coltivazioni autoctone dentro i vivai olivicoli del pesciatino. È questa la finalità operativa del Progetto integrato di filiera (Pif) Evo 2.0 “Dal vivaio alla tavola” nata in seno a Coldiretti Pistoia.

Dal Pif Evo 2.0 slancio all’olivicoltura toscana

Coldiretti Pistoia«L’ambizione è partire dalle giovani piante in vivaio per arrivare a proporre un olio extravergine di oliva ottenuto dalle nostre varietà autoctone e tipiche – ha dichiarato Michele Bellandi di Impresa Verde Pistoia, società di servizi di Coldiretti Pistoia, in un recente incontro tematico su “Vivaismo olivicolo: nuove tecniche di moltiplicazione, produzione e certificazione delle piante di olivo” –.

Ma già nei mesi scorsi la “stagione dell’olio novo” toscano si è arricchita con un olio extravergine d’eccellenza, concepito mettendo insieme i metodi di frangitura e le migliori olive dei produttori che aderiscono al Pif Evo 2.0».

Nel Pif circa 60 soggetti in filiera

Capofila del Pif è il Frantoio di Croci di Campioni Mauro, che opera insieme a circa 60 soggetti, in prevalenza aziende agricole, con frantoi, vivai olivicoli e centri di ricerca (Coripro - Consorzio per la certificazione volontaria delle piante di olivo di Pescia, Cnr e Università della Tuscia). La metà di questi sono partecipanti diretti che investono risorse proprie, oltre a utilizzare i finanziamenti Ue, nell’ambito del Psr a vantaggio dell'olivicoltura toscana.

Interazione fra ricercatori, vivaisti, frantoiani e olivicoltori

«Malgrado l’emergenza Covid-19, le attività scientifiche degli enti di ricerca previste dal Pif sono andate avanti – ha aggiunto Bellandi –. Così pure la sperimentazione di un sistema di tracciabilità digitale, compatibile con le tecnologie blockchain, che “racconterà” al consumatore tutto il ciclo produttivo, risalendo dall’olio in bottiglia alla pianta del vivaio utilizzata, grazie al chip inserito nell’apparato radicale.

L’olio extravergine di oliva ottenuto è stato frutto dell’interazione fra enti di ricerca, vivaisti olivicoli, frantoiani e 20 olivicoltori del Montalbano Pistoiese ed Empolese, Valdinievole e Chianti Fiorentino. Abbiamo realizzato il giusto blend di varietà delle olive, naturalmente tutte toscane (Frantoio, Moraiolo, Leccino e altre minori), che compongono l’olio "novo" del Pif Evo 2.0, messo a punto dopo la verifica della qualità in fase di raccolta.

I due frantoi coinvolti nel progetto di filiera, Cooperativa Olivicoltori Valdinievole di Montecatini Alto e Frantoio di Croci di Massa e Cozzile, hanno dettato le linee guida sui tempi di raccolta a seconda delle varietà».

Olivicoltura toscana, insieme tradizione e innovazione

Approcci diversi verso l’eccellenza sono riusciti a produrre uno straordinario olio extravergine di oliva, ha sottolineato Bellandi. «È interessante l’interazione fra le esperienze di Federico Campioni, 35 anni, del Frantoio di Croci, con tutto il suo desiderio di innovare e sperimentare, e di Adriano Benedetti, il frantoiano “di esperienza” della Cooperativa Olivicoltori Valdinievole.

Mettere insieme tradizione e innovazione è la strada scelta da Evo 2.0 per dare gambe, anche economiche, al patrimonio immateriale che è il paesaggio toscano con i suoi oliveti. Un obiettivo che passa per una serie coordinata di attività: dal microchip inserito nell’apparato radicale delle piantine d’olivo, alla riscoperta delle varietà di olive toscane, all’accurata analisi dei mercati di sbocco utili a dare valore aggiunto all’olivicoltura toscana».

Olivicoltura toscana, l’innovazione unisce la filiera olivicolo-olearia - Ultima modifica: 2021-03-03T09:55:37+01:00 da Giuseppe Sportelli

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