Olio extravergine a Dna controllato

dna
Proposta anti contraffazione del Parco tecnologico padano Lodi. L’analisi molecolare verifica la veridicità di un extravergine

La natura non si può adulterare. Esiste infatti un di marchio di fabbrica che rende unico ogni organismo vivente: il Dna. Ed è proprio a partire da questo “codice a barre” biologico che i biotecnologi del Parco Tecnologico Padano di Lodi hanno lanciato un nuovo strumento di difesa del vero olio extra vergine di oliva, uno degli alimenti più sofisticati d’Europa.
Se ne è parlato al Ptp nel corso del convegno sulle migliori Monocultivar mondiali, organizzato dal Parco in collaborazione con Haus Med. Al centro dell’incontro il tema della frode o meglio dell’esigenza di individuare nuovi strumenti per combattere l’illecito e contemporaneamente differenziarsi sul mercato, aiutando il consumatore ad orientarsi nella scelta di un prodotto tanto consumato quanto ancora sconosciuto.
«Il fenomeno delle contraffazioni nel settore olio è di ampia portata e c’è ancora molto lavoro da fare» ha spiegato Costantino Meloni dei Nas, ricordando come nel 2015 l’arma abbia effettuato circa 3.000 ispezioni lungo la filiera, rinvenendo non conformità in oltre il 30% dei casi. Le forze dell’ordine si stanno dotando di nuovi strumenti di tutela, che vanno dalle analisi degli isotopi a quelle genetiche alla formazione di assaggiatori professionisti.
Accanto all’impegno “repressivo” serve però uno sforzo da parte delle imprese, che, anche grazie alle nuove tecnologie, dispongono oggi di nuove opportunità per dialogare con il cliente.
Qui si inserisce la proposta del Ptp con il “Dna controllato”, marchio inizialmente sviluppato a seguito dello scandalo europeo sulla carne equina, già operativo per alcuni prodotti agroalimentari (carne, riso, pesce, miele) e che oggi potrebbe essere esteso anche alla filiera dell’extravergine. Analizzando le molecole costitutive da cui proviene l’olio è infatti possibile verificare che il prodotto contenuto nella bottiglia sia naturale e contenga esattamente ciò che dice di contenere.
Nello spazio di circa 12 ore il laboratorio di analisi del Parco è in grado di fornire un responso inequivocabile. Non basta: il marchio è dotato di QR code che consente all’azienda di raccontare, attraverso foto, video, testi, la storia del prodotto, il territorio di provenienza fino al miglior abbinamento cibo-olio.
Il costo del servizio, secondo quanto affermato da Davide Ederle, Ptp Core facilities project manager, si dovrebbe aggirare intorno ai mille euro l’anno. Il marchio viene infatti concesso gratuitamente, l’investimento riguarda l’analisi dei campioni.
Fin qui la teoria. Affinché il progetto possa diventare realmente operativo serve infatti il coinvolgimento diretto dei produttori insieme ai quali individuare le cultivar più interessanti per costruire una banca dati che consenta di identificare marcatori univoci e specifici delle varietà in commercio. Non a caso il progetto è stato presentato in anteprima ai vincitori del concorso Top Monocultivar Olive Oil Makers, dedicato agli oli prodotti con un’unica varietà di olive. Sempre rivolto ai migliori produttori di extravergine l’appello dell’International olive foundation, fondazione no-profit con sede in Svizzera, per ridefinire uno standard e una certificazione di qualità dell’extravergine, sulla scia di quanto già avviene per il mondo degli orologi.

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