
In alcune aree della Puglia l’olivo sta subendo l’attacco di fitofagi già presenti sul territorio, ma finora non particolarmente dannosi, o di nuova introduzione, favoriti sia dal cambiamento climatico sia da un uso di prodotti fitosanitari non rispondente a regole di osservazione e rispetto dell’ambiente: due insetti, la cecidomia delle foglie di olivo e il liotripide, e un acaro, l’eriofide dell’olivo. È quanto ha affermato Antonio Guario, agronomo fitoiatra, in occasione del 37° Forum di Medicina vegetale, l’annuale appuntamento sulle novità della difesa fitosanitaria organizzato a Bari dall’Associazione regionale pugliese dei tecnici e ricercatori in agricoltura (Arptra).
Cecidomia delle foglie di olivo

La cecidomia delle foglie di olivo (Dasineura oleae) sta causando grossi problemi nel Nord Italia, in Liguria, Emilia-Romagna e Toscana e in altre regioni olivicole. Nel Mezzogiorno e in Puglia era già nota, ma finora non erano mai stati segnalati danni di particolare rilievo.
«La cecidomia è un piccolo dittero della famiglia Cecidomyiidae. Compie 1-2 generazioni l’anno, in Puglia sicuramente due. Sverna come larva di seconda età in diapausa. Gli adulti sono presenti già a fine marzo sulle foglie dell’olivo. Le larve scavano nelle foglie gallerie di piccole dimensioni. La pianta reagisce con la formazione sulle foglie di galle per isolare le larve. Il dittero si sviluppa nelle galle con successiva fuoriuscita degli adulti. Le foglie si presentano bollose sia nella pagina superiore sia in quella inferiore. Le bollosità possono interessare non solo le foglie ma anche i rametti e i germogli. La deformazione e l’aborto dei rametti e dei germogli fiorali portano alla disorganizzazione e all’interruzione dell’accrescimento fogliare e dello sviluppo vegetativo della pianta, che si presenta con un caratteristico aspetto cespugliato dei rami. Questo fitofago è attualmente presente e dannoso in Puglia soprattutto nell’areale di Ostuni (Br), ma di sicuro potrà espandersi ulteriormente».
Liotripide
Altro insetto che sta provocando ulteriori danni è il liotripide (Liothrips oleae), ha aggiunto Guario. «Il liotripide ha sempre causato danni di bassa entità, che non hanno mai preoccupato. Ma quando tali danni raggiungono un determinato livello di soglia, allora la percezione della sua presenza diventa preoccupante. Questo fitofago compie tre generazioni su foglie, mignole e drupe. Gli adulti del litripide svernano nelle anfrattuosità del legno, si accoppiano in primavera e compaiono dopo l’accoppiamento. La femmina depone le uova sulle foglie in gruppetti. Le larve con le loro punture deformano completamente le foglie, che perdono la funzionalità fotosintetica ottimale, per cui anche i germogli tendono a crescere meno. Se la popolazione di tale insetto è notevole nell’oliveto, i danni sulla produzione diventano evidenti».
Eriofide dell’olivo

L’eriofide dell’olivo (Aceria oleae), ha spiegato Guario, è un acaro, ovviamente non visibile a occhio nudo.
«Depone le uova su foglie, rami e frutti. Sverna nelle gemme sotto la foglia. Migra verso le mignole e successivamente sui frutti. Sulle foglie causa deformazioni e decolorazioni, provocando altresì bollosità nella pagina inferiore, variazioni cromatiche e perdita di peli stellati. Sulle drupe determina deformazioni dei primi strati cellullari. Sono sintomi che stiamo rilevando da diversi anni, con segnalazioni da diverse parti della Puglia. La crescente presenza di questi acari è la conseguenza di una gestione non adeguata della difesa fitosanitaria, che porta all’eliminazione di insetti utili predatori degli acari».











