La Spagna ha chiuso la campagna olearia 2025-2026 con circa 357mila tonnellate di olio d’oliva ancora in giacenza. Il dato, diffuso dall’AICA (l’Agenzia per l’Informazione e il Controllo Alimentare del Ministero dell’Agricoltura spagnolo, che svolge un ruolo di monitoraggio del mercato in parte paragonabile a quello di Ismea da noi), fotografa la situazione al 30 settembre 2026. Va ricordato che in Spagna la campagna olearia si conta da ottobre a settembre.
Dove si trova l’olio
Le scorte finali sono distribuite così:
- frantoi: circa 175.700 tonnellate, quasi metà del totale;
- industria di confezionamento: circa 178.300 tonnellate, di cui 145.400 di sfuso e 32.900 già imbottigliate;
- Patrimonio Comunal Olivarero (una fondazione del settore che detiene stock propri): circa 2.900 tonnellate.
Il volume è superiore a quello di un anno fa: la campagna 2024/25 si era chiusa con 289.670 tonnellate, quindi il riporto è cresciuto di quasi 70mila tonnellate. Rispetto al mese precedente, invece, le giacenze sono scese di circa 119mila tonnellate, come di consueto nella fase finale della campagna.
Una campagna da 1,3 milioni di tonnellate
Nella campagna appena chiusa i frantoi spagnoli hanno prodotto 1,3 milioni di tonnellate di olio, a fronte di vendite pressoché equivalenti. L’Andalusia resta di gran lunga la prima regione produttrice con quasi 979mila tonnellate (circa tre quarti del totale nazionale), seguita a distanza da Castiglia-La Mancia con 139mila.
Il dubbio se attivare o meno il ritiro dell’offerta
Il dato sulle scorte era atteso perché serve a verificare se ci sono le condizioni per attivare il meccanismo di regolazione dell’offerta. Si tratta di uno strumento previsto dall’articolo 167 bis del regolamento UE sull’Organizzazione comune dei mercati (OCM), che la Spagna ha recepito con un decreto nazionale del 2021. In pratica, consente di obbligare gli operatori a trattenere fuori dal mercato una parte dell’olio quando c’è il rischio che un eccesso di offerta faccia crollare i prezzi.
La condizione per attivarlo è precisa: le scorte iniziali più la produzione stimata devono raggiungere almeno il 120% della media delle sei campagne precedenti.
E i numeri si fanno interessanti. Le prime stime indicano per la campagna 2026-2027 una produzione spagnola di 1,6 milioni di tonnellate, +23% sull’anno precedente. Sommata alle 357mila tonnellate di riporto, la disponibilità complessiva sfiora i 2 milioni di tonnellate.
Produttori e industria su fronti opposti
- I produttori agricoli chiedono l’attivazione del meccanismo, denunciando un calo “preoccupante” dei prezzi all’origine nelle ultime settimane, proprio mentre i costi di produzione sono aumentati.
- L’industria è contraria: sostiene che il ritiro non risolve il problema e solleva incognite, a partire da come gestire l’olio trattenuto quando dovrà tornare sul mercato.
Il Governo spagnolo non ha ancora deciso se emanare la norma di commercializzazione per la campagna 2026-2027.
Perché interessa l’Italia
La Spagna è il primo produttore mondiale e il principale fornitore di olio d’oliva del nostro Paese: le sue quotazioni all’origine influenzano direttamente i prezzi dello sfuso anche sul mercato italiano. Una disponibilità vicina ai 2 milioni di tonnellate fa prevedere una pressione al ribasso sui listini, che potrebbe essere in parte attenuata se Madrid decidesse di attivare il ritiro. Per frantoi, imbottigliatori e olivicoltori italiani, la decisione del Governo spagnolo nelle prossime settimane sarà quindi un segnale da seguire con attenzione.









