Stabilizzare il mercato per prevenire l’abbandono

mercato olivicolo
A maggio prezzi in calo del 30% rispetto allo scorso anno. Dal Cno l’auspicio che l’Ue intervenga per stabilizzare il mercato e conseguentemente i redditi in olivicoltura, settore che affronta il problema del ricambio generazionale e dell’abbandono dei campi

Fare impresa in Italia è difficile, provarci nel mondo olivicolo è diventata una missione impossibile. È quanto emerge dalla tavola rotonda “+Europa, Valore, Opportunità”, organizzata dal Consorzio Nazionale degli Olivicoltori (Cno), in corso di svolgimento a Viterbo.

I tanti problemi che affliggono il settore e, soprattutto, l’eccessiva instabilità delle quotazioni sul mercato non consentono una programmazione ed una gestione serena delle attività aziendali.

I prezzi viaggiano sulle montagne russe: a maggio 2016 la quotazione media di un quintale di olio extravergine d’oliva era di 356 euro, nello stesso mese del 2017 era di 605 euro, mentre a maggio 2018 è tornata a 407 euro. Un’azienda media con 10 ettari di oliveto, in pratica, vendendo l’intera propria produzione annuale di olio a maggio 2017 avrebbe incassato 36.000 euro, mentre la stessa produzione quest’anno avrebbe garantito 25.000 euro, cioè 11.000 euro in meno.

Chiaro quindi che senza interventi seri per stabilizzare il mercato lo scenario diventa scontato: nessun ricambio generazionale nelle aziende olivicole e abbandono dei campi. Il Consorzio Nazionale degli Olivicoltori, prima realtà della produzione olivicola italiana, chiede al Ministero l’apertura di un tavolo di lavoro per la filiera dell’olio di oliva per mettere in campo una progettualità costruttiva sulla base delle esigenze reali del settore.

«Gli orientamenti della Commissione Ue sulla riforma Pac non danno alcuna risposta al problema della eccessiva volatilità delle quotazioni - ha sottolineato il Presidente del Cno, Gennaro Sicolo -. Chiediamo l’attivazione di misure di mercato all’altezza e proponiamo di valutare, così come avviene negli Stati Uniti, politiche tali da stabilizzare i redditi degli agricoltori, magari ricorrendo a cosiddetti aiuti anticiclici».

«Siamo fortemente preoccupati e confidiamo nella capacità negoziale delle autorità italiane e nella loro volontà di difendere gli interessi nazionali - ha continuato Sicolo -. Una seconda criticità è il nodo dei pagamenti diretti della Pac, con un’azienda olivicola specializzata che rischia di perdere anche oltre il 50% dei contributi annuali incassati, per effetto delle nuove regole che la Commissione Ue intende applicare dal 2021».

«Bisogna fare molta attenzione perché si rischia di mettere in ginocchio quello che resta dell’olivicoltura professionale italiana – ha concluso Sicolo –. Ci saranno meno risorse finanziarie per sostenere il settore che attraversa una fase di grande trasformazione e rischia di indebolirsi ulteriormente anche alla luce di vere e proprie emergenze nazionali, come xylella e gelate, che influiranno in maniera seria sulle prossime campagne».

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