Ci sono assenze che fanno più rumore delle presenze. Il secondo Olive Oil World Congress / Congresso mondiale dell’olio di oliva (OOWC) di Lisbona nasce con l’ambizione di rappresentare la governance mondiale dell’olio di oliva, riunendo istituzioni, ricerca, imprese e decisori politici provenienti da oltre cinquanta Paesi. Un palcoscenico che fotografa il nuovo equilibrio internazionale di un settore sempre più globale, dove innovazione, sostenibilità e salute diventano le parole chiave del futuro.
Eppure, osservando il programma e gli interventi della giornata inaugurale, una domanda sorge spontanea. Possibile che il Paese che continua a rappresentare uno dei principali punti di riferimento mondiali per qualità, cultura dell’extra vergine, biodiversità olivicola e valore aggiunto della filiera trovi spazio quasi esclusivamente nel richiamo alla Dieta Mediterranea? È probabilmente presto per trarre conclusioni, e il Congresso è appena iniziato, ma l’impressione è che gli equilibri internazionali stiano cambiando più velocemente della capacità italiana di presidiare i tavoli nei quali si costruiscono le strategie del settore.
Per due giorni Lisbona diventa il cuore pulsante dell’olivicoltura mondiale. Nella suggestiva cornice del Centro Culturale di Belém si è aperta la seconda edizione dell’Olive Oil World Congress / Congresso mondiale dell'olio di oliva (OOWC), il più importante appuntamento internazionale dedicato alla ricerca scientifica, alle politiche agricole, all’industria e al commercio dell’olio di oliva.
Oltre trecento delegati, tra ricercatori, produttori, rappresentanti istituzionali e leader dell’industria provenienti da più di cinquanta Paesi, sono chiamati a confrontarsi sulle grandi sfide che attendono il comparto: cambiamenti climatici, innovazione tecnologica, sostenibilità produttiva, qualità, sicurezza alimentare e crescita della domanda mondiale.
L’impressione, già dalla cerimonia inaugurale, è quella di un settore che sta vivendo una fase di profonda trasformazione. L’olio extra vergine di oliva non viene più considerato esclusivamente una commodity agricola, ma un alimento strategico, capace di coniugare salute pubblica, tutela ambientale e sviluppo economico.
Il Portogallo si afferma protagonista
Ad aprire ufficialmente il Congresso è stato il ministro portoghese dell’Agricoltura e degli Affari Marittimi, José Manuel Fernandes, che ha rivendicato il crescente peso del Portogallo nello scenario internazionale.
«È un grande onore ospitare il Congresso mondiale dell’olio di oliva. Questo evento riflette la crescente importanza del nostro Paese come uno dei principali produttori ed esportatori mondiali e rappresenta un’opportunità unica per riunire scienziati, produttori e decisori politici chiamati ad affrontare le grandi sfide del settore, dal cambiamento climatico alla resilienza dei mercati».
Il COI: “Un’occasione unica per costruire il futuro”
Particolarmente significativo l’intervento di Jaime Lillo, direttore esecutivo del Consiglio Oleicolo Internazionale (COI), che ha sottolineato come la coincidenza tra il Congresso e la riunione del Comitato Consultivo e della Sessione Plenaria abbia consentito di riunire a Lisbona tutti i principali protagonisti della filiera mondiale.
Secondo Lillo, il Congresso rappresenta «un’opportunità unica di dialogo per tutta la comunità internazionale dell’olio di oliva», chiamata a individuare risposte condivise alle sfide delineate nella Dichiarazione di Cordova approvata nel 2025.

L’olio diventa leva delle politiche sanitarie
Tra gli interventi più attesi della giornata inaugurale quello del professor Fabrice DeClerck, tra i principali ricercatori della Commissione EAT-Lancet.
La sua relazione ha spostato il dibattito oltre i confini agricoli: il sistema alimentare globale è oggi responsabile di circa 15 milioni di morti premature ogni anno e rappresenta uno dei principali fattori di pressione sugli ecosistemi.
In questo scenario, l’olio extra vergine di oliva emerge come grasso vegetale di riferimento della transizione alimentare mondiale, grazie ai suoi effetti preventivi su patologie cardiovascolari e metaboliche.
Non solo alimento, dunque, ma strumento di politica sanitaria globale.
Oliveti alleati del clima
Ampio spazio è stato dedicato anche al ruolo ambientale dell’olivicoltura.
Gli oliveti vengono descritti come sistemi agricoli permanenti in grado di contribuire
- al sequestro del carbonio,
- alla riduzione dell’erosione dei suoli
- e alla tutela della biodiversità.
Pratiche rigenerative e innovazione agronomica possono trasformare il settore in un alleato strutturale nella lotta al cambiamento climatico.
Una filiera sempre più globale
La presenza a Lisbona di delegazioni ministeriali provenienti da Malta, Palestina e Pakistan conferma la progressiva internazionalizzazione del settore.
L’olivo non è più soltanto una coltura mediterranea, ma una leva strategica per nuove aree produttive e mercati in espansione, mentre i consumi globali continuano a crescere grazie alla diffusione della Dieta Mediterranea.
Il nodo steroli: tra scienza, mercato e regolazione europea
Nel cuore del dibattito tecnico che attraversa il settore si inserisce anche la recente decisione del Consiglio Oleicolo Internazionale sugli steroli dell’olio di oliva, considerata da più fronti un passaggio decisivo per la tutela dell’identità delle produzioni.
Il COI ha stabilizzato a 800 mg/kg il limite degli steroli totali per alcune varietà, un risultato accolto positivamente da organizzazioni agricole e istituzionali italiane.

Coldiretti e Unaprol hanno parlato di un “disallineamento temporale” tra la normativa europea e l’evidenza scientifica consolidata, sottolineando la necessità di aggiornare rapidamente il Regolamento delegato della Commissione europea per includere anche la cultivar Coratina, accanto a Nocellara del Belice e Koroneiki.
Secondo David Granieri, vicepresidente nazionale di Coldiretti e presidente di Unaprol, si tratta di un passaggio cruciale: «La Coratina è una delle cultivar più rappresentative dell’olivicoltura italiana. Escluderla significherebbe penalizzare territori e filiere strategiche».
Le richieste avanzate riguardano
- l’estensione della deroga alla Coratina,
- la stabilizzazione definitiva del limite a 800 mg/kg
- e il rafforzamento della ricerca scientifica attraverso una banca dati internazionale delle varietà monovarietali.
Il provvedimento COI e il fronte largo delle organizzazioni agricole
Il valore della decisione del COI è stato ulteriormente rafforzato anche dalle posizioni espresse da Confagricoltura e Unaprol, che hanno definito il provvedimento “un risultato importante ottenuto grazie all’azione congiunta del ministero dell’Agricoltura e alla rappresentanza italiana in sede internazionale”.
La misura adottata a Lisbona nella 123ª sessione plenaria del COI prevede infatti non solo la conferma del limite a 800 mg/kg, ma anche l’eliminazione della scadenza temporale della deroga e l’inclusione della varietà Coratina.
Gli steroli, ricordano le organizzazioni, sono composti dell’olio d’oliva utilizzati come riferimento per verificarne la purezza e non incidono sulle caratteristiche organolettiche del prodotto. Tuttavia, la loro progressiva diminuzione naturale nel prodotto finale aveva reso il precedente limite non più coerente con la realtà produttiva.
Per Unaprol, questo passaggio rappresenta anche una risposta alle difficoltà dei produttori di oli monovarietali, che rischiavano di essere penalizzati da parametri non aggiornati rispetto alle evoluzioni agronomiche e di mercato.
Il provvedimento viene quindi letto come una tutela concreta del patrimonio varietale italiano e come un segnale di riequilibrio tra scienza, mercato e normativa.
Oltre il Mediterraneo
Il Congresso di Lisbona conferma una tendenza ormai evidente: l’olio di oliva sta progressivamente uscendo dalla dimensione esclusivamente mediterranea per assumere un ruolo globale.
Se fino a pochi anni fa il dibattito era concentrato sulla produzione, oggi il confronto internazionale si sposta su
- salute pubblica,
- diplomazia economica,
- sostenibilità
- e sicurezza alimentare.
Per la filiera italiana si apre una doppia traiettoria: maggiore competizione internazionale, ma anche crescente centralità strategica dell’extra vergine come simbolo della Dieta Mediterranea e del Made in Italy agroalimentare.
Lisbona, per due giorni, diventa il luogo in cui si prova a scrivere il futuro dell’olivicoltura mondiale. Un futuro che parla sempre più di
- diplomazia economica,
- ricerca scientifica,
- sostenibilità,
- salute pubblica
- e cooperazione internazionale.
Resta tuttavia una riflessione che non vuole essere una critica ma uno stimolo. Fa inevitabilmente riflettere che, in un appuntamento di tale portata internazionale, l’Italia sembri affacciarsi quasi esclusivamente attraverso il richiamo alla Dieta Mediterranea, patrimonio condiviso ma del quale il nostro Paese è da sempre uno degli interpreti più autorevoli.
Forse è soltanto una fotografia parziale di questa edizione del Congresso. Oppure è il segnale che la leadership non si misura più soltanto nei volumi produttivi o nella qualità riconosciuta, ma nella capacità di essere presenti nei luoghi dove si definiscono le regole, le scelte e le traiettorie del settore.
Una domanda che resta aperta, e che merita attenzione soprattutto da chi considera l’olivicoltura italiana non solo un’eccellenza produttiva, ma un asset strategico di diplomazia economica internazionale.







