La Puglia torna al centro del dibattito internazionale su Xylella fastidiosa. Dal 23 al 25 giugno Mola di Bari ospiterà infatti la quinta Conferenza europea dedicata al batterio fitopatogeno organizzata dall'Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare), richiamando ricercatori, tecnici e responsabili dei servizi fitosanitari provenienti da tutto il mondo.
Quando nel 2013 fu individuato nel Salento il primo focolaio europeo di Xylella fastidiosa subsp. pauca, pochi immaginavano che quel batterio avrebbe trasformato il paesaggio con la distruzione di milioni di olivi e aperto una lunga stagione di conflitti tra scienza, politica e opinione pubblica, dando avvio a una delle più complesse emergenze fitosanitarie europee. Oggi, però, in Puglia si combatte l’epidemia di X. fastidiosa con una prospettiva diversa: non più soltanto quella dell'emergenza, bensì quella della gestione di lungo periodo.
Dall'emergenza alla gestione
Se nei primi anni il confronto era concentrato soprattutto sulle misure di eradicazione e contenimento, oggi il quadro appare profondamente cambiato. La ricerca ha chiarito numerosi aspetti della biologia del batterio, del ruolo degli insetti vettori e dell'interazione con le piante ospiti, mentre le istituzioni e il settore produttivo hanno accumulato una significativa esperienza nella gestione del problema.
Non a caso il programma della conferenza affronta temi che vanno oltre la fase emergenziale: monitoraggio e diagnosi precoce, epidemiologia, miglioramento genetico, gestione sostenibile delle colture, ricostituzione del patrimonio olivicolo e trasferimento delle conoscenze scientifiche alle politiche pubbliche.
Un bilancio dopo oltre un decennio
Tra gli appuntamenti più attesi figura una tavola rotonda dedicata a oltre dodici anni di gestione dei focolai di Xylella fastidiosa in Europa. Un momento di confronto tra i servizi fitosanitari e gli esperti di Italia, Spagna, Francia e Portogallo, Paesi che negli ultimi anni hanno dovuto confrontarsi con la presenza del batterio in differenti contesti agricoli e ambientali.
Sarà inevitabilmente anche l'occasione per riflettere su quanto accaduto in Puglia, dove la diffusione della malattia ha avuto conseguenze non solo agronomiche ed economiche, ma anche sociali e paesaggistiche. L'epidemia ha infatti modificato profondamente il volto di vaste aree del Salento e ha influenzato l'evoluzione delle politiche fitosanitarie europee.
Le lezioni della Xylella

La scelta della Puglia come sede della conferenza va quindi oltre il semplice valore simbolico. Il territorio che per primo ha affrontato l'emergenza è diventato negli anni un laboratorio a cielo aperto per la gestione delle malattie da quarantena, offrendo indicazioni preziose per affrontare nuove minacce fitosanitarie. Infatti Donato Boscia, ricercatore emerito del CNR, rimarca che «E' la prima volta che la Conferenza organizzata da EFSA si tiene in Italia. Un evento particolarmente atteso a cui parteciperanno circa 400 ricercatori da oltre 30 diversi Paesi. Di particolare interesse la tavola rotonda del 25 giugno in cui ci si aspetta un’analisi di eventuali criticità emerse nell’applicazione del regolamento comunitario alla luce dell’attuale quadro della presenza del batterio nella UE».
«A oltre dieci anni dai primi focolai, la sfida della Xylella è cambiata – dichiara Giuseppe Stancanelli, dell'Efsa - Siamo passati dall’emergenza alla gestione di lungo periodo. Questa esperienza ha mostrato chiaramente che nessun Paese può affrontare da solo minacce di questa portata: solo attraverso la collaborazione tra scienziati, istituzioni e agricoltori a livello europeo possiamo prevenire, individuare e gestire meglio i focolai in futuro».








