Rogna dell’olivo, prevenzione in post-raccolta

controllo della rogna olivo
Tubercolo di rogna (Pseudomonas savastanoi pv. Savastanoi).
Il batterio agente della malattia sfrutta ferite e lesioni che possono verificarsi anche durante le operazioni di potatura. I trattamenti a base di rame sono utili per prevenirne le infezioni, e in post raccolta agiscono anche su diverse malattie fungine dell’olivo

La rogna è una delle malattie più frequenti negli oliveti di tutto il bacino del mediterraneo; i sintomi più evidenti si osservano su branche e rami di dimensione variabile, come escrescenze tumorali, di forma globosa, chiamate tubercoli. Questi tumori appaiono dapprima lisci e di colore chiaro; con l’accrescimento dei tessuti la superficie diventa rugosa e legnosa.

Il controllo della rogna si basa sulla prevenzione

L’agente responsabile della malattia è il batterio Pseudomonas savastanoi pv. savastonoi: poiché non è consentito l’uso di principi attivi antibiotici in agricoltura, le strategie a disposizione degli olivicoltori per limitarne la diffusione e i danni nell’oliveto sono soprattutto mezzi di tipo preventivo, agronomici e chimici.

sintomi di rogna olivo
Rami con numerosi sintomi di rogna dell’olivo (foto: Sandro Nardi).

Il batterio, infatti, infetta i tessuti della pianta adulta sfruttando le ferite provocate da eventi climatici come forti grandinate o gelate – è il caso delle infezioni seguite alla gelata del 2018 - e dai tagli operati con la potatura.

Su queste ultime pertanto deve essere posta particolare attenzione: non solo la potatura offre con il taglio un punto di ingresso ideale per il batterio, ma favorisce anche la sua diffusione da pianta infette ad alberi sani attraverso l’attrezzatura di taglio. È  importante quindi mantenere forbici e seghetti puliti e utilizzare soluzioni disinfettanti per la loro sanificazione.

Attenzione prima e dopo la raccolta

Anche le operazioni di raccolta effettuate con gli abbacchiatori possono procurare lesioni involontarie a carico dei rami. In oliveti dove è presente la rogna, non si dovrà sottovalutare l’impatto di queste piccole ferite che creano nuove vie di ingresso per il patogeno e che possono anche essere molto numerose secondo il tipo di agevolatore utilizzato.

Le lesioni lasciate dalla raccolta, combinate con le temperature miti autunnali e l’alta possibilità di pioggia costituiscono un mix di condizioni perfette per il batterio. Infatti il patogeno viene trasportato all’interno dei tessuti danneggiati attraverso l’acqua e le temperature ottimali per il suo sviluppo sono intorno ai 22-25 °C, pur essendo attivo in un ampio intervallo di temperature (tra 5 e 37 °C).

occhio di pavone su olivo
Tipici sintomi di occhio di pavone; anche per questa avversità possono essere utili trattamenti a base di rame che prevengono le infezioni autunnali del fungo Spilocaea oleaginea.

Pertanto, dopo la raccolta è consigliato intervenire con un trattamento che ostacola il processo di infezione da parte del batterio, con prodotti a base di rame, tra cui ad esempio poltiglia bordolese o ossicloruri di rame. Con lo stesso criterio si interviene anche dopo la potatura e dopo il verificarsi di eventi eccezionali come forti grandinate o gelate.

Il trattamento post-raccolta contro la rogna può essere conveniente anche per intervenire contro malattie crittogamiche molto diffuse come cercosporiosi, occhio di pavone e anche avversità meno comuni con la brusca parassitaria.

Rogna dell’olivo, prevenzione in post-raccolta - Ultima modifica: 2019-10-11T14:29:28+00:00 da Barbara Gamberini

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