Occhio di pavone e rogna dell’olivo, intervenire dopo la raccolta

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Foglia di olivo con sintomi di cicloconio
Con la fine dell'autunno sono consigliabili, negli oliveti soggetti a queste patologie, trattamenti fungcidi contro il cicloconio e misure preventive per ostacolare le infezioni di rogna

Il cicloconio (o occhio di pavone) causato dal fungo Spilocaea oleaginea, è la più importante e diffusa malattia fungina dell’olivo che si manifesta in forme più o meno gravi in relazione alla suscettibilità varietale, alle condizioni vegetative delle piante ma soprattutto alle situazioni pedoclimatiche dell’oliveto.

Per prevenire il suo sviluppo a carico delle foglie è consigliabile intervenire dopo la raccolta delle drupe con un trattamento fungicida a base di rame in particolare negli impianti ad alta densità e nelle zone vallive, dove persiste più a lungo il ristagno dell’umidità.

Le infezioni autunnali e di inizio inverno prodotte dal patogeno hanno un periodo di incubazione più breve (15-30 giorni) rispetto a quelle che si instaurano nel periodo primaverile, interessano tutte le foglie presenti sulla chioma, comprese quelle che si sono formate a fine estate-inizio autunno, e producono macchie circolari sulla vegetazione di colore dal grigio chiaro al verde scuro circondato da un alone giallo e di dimensioni più piccole ma più numerose. In relazione al numero delle macchie e alla superficie da esse occupata, l’intera foglia tende a ingiallire e a cadere anticipatamente.

Un batterio sempre presente

La rogna o tubercolosi, malattia nota e diffusa in tutti gli areali di coltivazione dell’olivo, è causata da un batterio (Pseudomonas savastanoi pv. savastanoi).

Il batterio è costantemente presente sulla vegetazione delle piante senza provocare alcun danno; peraltro quando nel periodo autunno-primaverile sulla chioma delle piante si producono ferite e/o cicatrici a seguito della caduta delle foglie, della bacchiatura in occasione della raccolta delle drupe o di gelate tardive o grandinate, aggredisce la pianta producendo tumori essenzialmente sui rametti e su altri organi vegetativi.

Notevole influenza sullo sviluppo delle infezioni causate dal batterio rivestono le condizioni climatico-ambientali che le favoriscono in presenza di elevata umidità relativa atmosferica, temperatura ottimale di 22-25 °C e prolungata bagnatura della vegetazione.

Dopo essere penetrati all’interno degli organi legnosi, i batteri si accrescono, formano delle colonie nei tessuti della pianta e stimolano gli stessi, in particolare quelli cambiali, alla formazione di cellule, determinando fenomeni di ipertrofia o iperplasia.

Tali tessuti si rigonfiano, lacerano quelli superficiali ed erompono formando i caratteristici tubercoli della rogna, inizialmente verdi e lisci, poi grigi e rugosi.

Le infezioni prodotte dal microrganismo batterico assumono, in relazione all’entità dell’attacco e dell’organo vegetativo colpito, diversa importanza economica, peraltro non quantificabile in quanto la pianta, pur debilitata, sopravvive all’aggressione del patogeno.

Rogna, gli effetti nell’oliveto e in vivaio

Nel caso in cui l’attacco si verifichi a spese dei giovani rametti o parti produttive si riscontra un accentuato disseccamento della vegetazione, riduzione della produzione e della pezzatura delle drupe.

Se le infezioni si verificano in vivaio, i danni sono altrettanto gravi in quanto il batterio è considerato un organismo nocivo che incide sulla qualità del materiale di propagazione.

Le piante colpite da tale affezione non presentano, infatti, i requisiti di cui al Dm 14/04/1997, concernente le norme tecniche sulla commercializzazione dei materiali di moltiplicazione delle piante da frutto.

Soluzioni preventive

La lotta contro la rogna dell’olivo deve essere condotta essenzialmente in modo preventivo con mezzi di tipo agronomico tramite la coltivazione di varietà meno suscettibili, la rimozione e la bruciatura sul posto degli organi vegetativi colpiti dalla malattia, come pure con interventi fitoiatrici mediante l’utilizzo di agrofarmaci.

A tale proposito, dopo il verificarsi di eventi imprevedibili come la grandine o dopo la raccolta con bacchiatura, è consigliabile disinfettare le ferite prodotte sulla chioma delle piante mediante l’impiego di un fungicida a base di rame e sfruttare la sua azione batteriostatica per impedite l’accesso del batterio all’interno delle ferite.

Principi attivi per la difesa dell’olivo

Avversità Principio attivo (%) Dose
(g o cc/hl)
Cicloconio o Occhio di Pavone
(Spilocaea oleaginea)
Poltiglia bordolese Cu 20 800-1.200
Ossicloruro Cu 32 300-400
Rogna
(Pseudomonas savastanoi)
Solfato tribasico Cu 40 250-400
Ossicloruro Cu 10+Idrossido Cu 10 450
Idrossido Cu 35 200

Articolo pubblicato sulla rubrica L'occhio del Fitopatologo di Terra e Vita

Occhio di pavone e rogna dell’olivo, intervenire dopo la raccolta - Ultima modifica: 2019-12-02T09:00:24+00:00 da Barbara Gamberini

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