Novità fitoiatriche, stop al dimetoato

revoca dimetoato
1 - Larva matura di mosca dell’olivo (foto: G. Stimilli).
Da quest’anno gli olivicoltori dovranno definitivamente fare a meno del principio attivo, finora alleato indispensabile per la lotta alla mosca. Occorre testare nuovi prodotti e mettere a punto nuove strategie integrate

La rassegna di inizio anno sugli aggiornamenti fitoiatrici non può che iniziare con la notizia della revoca per mancato rinnovo dell’approvazione ai sensi del Regolamento di esecuzione (Ue) 2019/1090 della sostanza attiva Dimetoato.

In conseguenza delle disposizioni Ue, la commercializzazione, da parte dei titolari delle autorizzazioni, dei quantitativi regolarmente prodotti fino al momento della revoca, la vendita da parte dei rivenditori e/o distributori autorizzati erano consentiti fino alla data 31 dicembre 2019; l’utilizzo dei prodotti fitosanitari revocati è consentito fino alla data del 30 giugno 2020.

L’uscita dal mercato del dimetoato rappresenta di fatto la fine del sistema di difesa dalla mosca dell’olivo più diffuso in tutti gli areali produttivi della coltura. Le caratteristiche dei prodotti fitosanitari a base di questa sostanza attiva sono tali da non essere facilmente sostituibili.

Si sta parlando della efficacia larvicida nei confronti dei primi stadi di sviluppo della mosca ma anche nei confronti di larve (foto 1 in apertura) ormai sviluppate all’interno delle drupe (L3) e conseguentemente della estrema elasticità di impiego; del contenuto costo per trattamento e per ettaro dell’insetticida; della idrosolubilità dei residui che finiscono in misura maggiore nelle acque di vegetazione e non rimangono quindi nell’olio estratto.

Da rivedere le strategie di controllo della mosca

Tra gli altri insetticidi attualmente autorizzati per il controllo della mosca dell’olivo ed impiegabili con metodo larvicida nessun prodotto ha di fatto caratteristiche analoghe e sovrapponibili a quelle del dimetoato e pertanto la probabile tendenza nella lotta al temibile dittero sarà quella di anticipare i trattamenti considerando soglie di intervento inferiori al 10% di infestazione attiva, presumibilmente posizionate intorno al 5%.

Questo potrebbe determinare un aumento nel numero di interventi necessari e, nella peggiore delle ipotesi, anche una diminuzione di efficacia complessiva del controllo delle popolazioni del dittero.

La situazione che si viene a determinare richiede, e richiederà per alcuni anni, di lavorare alla valutazione di efficacia di strategie e di nuovi prodotti fitosanitari, con la speranza di trovare in tempi brevi soluzioni fitoiatriche soddisfacenti per la lotta alla mosca dell’olivo.

Nuovi prodotti per il cicloconio

Tra le altre novità fitoiatriche va evidenziata la registrazione di un prodotto fitosanitario a base di fenbuconazolo per il controllo dell’occhio di pavone impiegabile massimo 1 trattamento per stagione da effettuare, tra la ripresa vegetativa e la prefioritura alla dose di 1.5 l/ha diluiti in 500/1000 l/ha di acqua, nonché di un nuovo a base di pyraclostrobin su olive da mensa per il controllo sia dell’occhio di pavone sia della lebbra (in numero massimo di due applicazioni per anno e tempo di carenza di 100 giorni prima della raccolta).

Potatura come mezzo di prevenzione

L’andamento climatico del 2019, caratterizzato da condizioni di temperatura a partire da febbraio quasi sempre al di sopra della media storica, può aver favorito un aumento delle fonti di inoculo di patologie che si manifestano sulla vegetazione.

In questi casi la potatura rappresenta, oltre che una tecnica importante dal punto di vista produttivo, un fondamentale strumento di profilassi per il contenimento di diversi agenti patogeni.

Lo sfoltimento della vegetazione operato con la potatura crea le condizioni per una migliore circolazione dell’aria all’interno della stessa limitando così il periodo di bagnatura fogliare soprattutto dopo un evento piovoso e o in conseguenza di condizioni di elevata umidità relativa. Una rapida asciugatura della vegetazione riduce notevolmente il rischio di sviluppo di funghi patogeni dell’apparato vegetativo come l’agente causale dell’occhio di pavone (foto 2) e alcuni epifiti (Capnodium, Cladosporium, Alternaria etc.) che causano la formazione di fumaggini.

sintomi di occhio di pavone
2 - Sintomi evidenti di occhio di pavone (foto: S. Nardi).

Come intervenire contro la carie

Particolare attenzione si dovrebbe dedicare alla cura delle carie del legno che possono provocare danni importanti a carico delle branche principali o, nei casi più gravi, del tronco e del colletto (foto 3).

carie del legno
3 - Gravi danni prodotti dalla carie del legno (foto: G. Stimilli).

La sintomatologia si manifesta con una degenerazione del legno caratterizzata da marciumi secchi che provocano una perdita di funzionalità degli organi colpiti e un generale stato di sofferenza e deperimento della pianta. Le gravi degenerazioni del legno possono provocare rotture a carico delle branche o del tronco che cedono a causa della inconsistenza del legno cariato.

La carie è provocata da funghi basidiomiceti (Fomes spp., Polyporus spp. Coriolus spp., Stereum spp. etc.) comunemente presenti nell’oliveto che infettano i tessuti penetrando attraverso le ferite prodotte dalle operazioni agronomiche o causate da agenti atmosferici.

Le infezioni possono avanzare all’interno del legno per molto tempo senza che la pianta mostri sintomi evidenti; solo una attenta verifica della presenza di zone appiattite che ad una auscultazione trasmettono un suono più cupo rispetto al legno sano, può evidenziare precocemente la malattia.

Gli interventi di ripulitura delle zone degradate sono le uniche azioni di tipo curativo efficaci e vanno eseguite con attrezzi affilati in grado di raggiungere il legno sano e ottenere una buona sagomatura delle ferite in modo da evitare situazioni di ristagno di acqua.

È possibile limitare l’insorgenza di questa patologia con opportune azioni di tipo preventivo: le potature a carico di grossi rami devono essere effettuate correttamente ed in particolare devono essere eseguite con tagli netti, ortogonali al ramo (angolo retto) e senza sfibrare la corteccia da cui parte la cicatrizzazione, lasciando un piccolo moncone di ramo così da evitare lesioni al collare corticale (punto di innesto tra branca e tronco). L’utilizzo tempestivo di idonei mastici protettivi può costituire una ulteriore azione preventiva.

Rogna: asportazione e disinfezione

Con la potatura andrebbero eliminati gli organi che presentano attacchi di rogna dell’olivo al fine di ridurre il rischio di diffusione del patogeno nella futura stagione vegetativa. La rogna si manifesta con lo sviluppo di tubercoli, di natura tumorale, presenti in genere sui rami o sulle branche (foto 4), più raramente sul tronco o sulle foglie.

rogna olivo
4 - Branche attaccate da rogna dell’olivo (foto: S. Nardi).

Una elevata presenza di queste formazioni può influenzare negativamente l’attività vegetativa delle piante. Va quindi eseguita, quando possibile, l’asportazione e la distruzione della vegetazione che presenta i tipici tubercoli che costituiscono la principale fonte di inoculo della malattia.

Questa è causata dal batterio Pseudomonas syringae subsp. savastanoi, la cui penetrazione all’interno degli organi vegetativi può avvenire solo attraverso lesioni accidentali (grandinate, gelate tardive etc.), o provocate da insetti, o dall’uomo. Inoltre, in presenza di fonti di inoculo e di precipitazioni, il processo infettivo può instaurarsi anche con le basse temperature (4-5 °C) tipiche di questo periodo.

Per questo motivo è importante intervenire, subito dopo la comparsa di ferite o l’esecuzione di potature, con prodotti fitosanitari a base di rame per ostacolare la penetrazione del batterio.

L’articolo è pubblicato su Olivo e Olio n. 1/2020

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Novità fitoiatriche, stop al dimetoato - Ultima modifica: 2020-01-14T10:25:17+01:00 da Barbara Gamberini

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