Unapol, la voce degli olivicoltori italiani tra sfide, visione e futuro

tommaso loiodice
Tommaso Loiodice, presidente Unapol (Unione Nazionale Associazione Produttori Olivicoli).
Tra crisi climatica, rincari e concorrenza globale, l’olivicoltura italiana è a un bivio. Il presidente di Unapol, Tommaso Loiodice, racconta sfide, strategie e visione per rilanciare l’olio extravergine come valore economico, sociale e identitario dei territori

Nel momento più delicato per l’olivicoltura italiana degli ultimi dieci anni, tra crisi climatica, rincari dei costi e un mercato internazionale sempre più competitivo, emerge un bisogno chiaro: dare valore — reale, culturale e sociale — all’olio extravergine di oliva. Non solo un prodotto, ma un patrimonio identitario che definisce territori, comunità e paesaggi. In questo scenario, Unapol (Unione Nazionale Associazione Produttori Olivicoli) sta provando a riscrivere il ruolo delle organizzazioni di produttori, trasformandole da semplici strutture di supporto a veri motori di innovazione, aggregazione e tutela.

Con il presidente Tommaso Loiodice facciamo un viaggio dentro la filiera olivicola italiana: dalla qualità come scelta strategica alla sostenibilità possibile, dalla Pac alle nuove tecnologie, fino all’urgenza di riportare futuro ai territori colpiti dalla Xylella. Un’intervista che diventa specchio delle sfide ma anche delle straordinarie potenzialità di un settore che non può e non deve rinunciare alla propria anima.

Il ruolo di Unapol e il valore sociale dell’extravergine

Presidente, partiamo da Unapol. In un contesto produttivo sempre più articolato, qual è oggi la missione dell’organizzazione e come sta cambiando il rapporto con i produttori sul territorio?
«La missione di Unapol resta quella di tutelare e valorizzare il lavoro degli olivicoltori, per fare ciò bisogna far crescere il valore culturale dell’olio evo. L’olio evo è un alimento buono e fa bene alla salute ma è anche un alimento che rappresenta una storia, rappresenta dei territori e intere comunità. I produttori ci chiedono giustamente che l’olio evo italiano abbia il giusto riconoscimento economico, ma abbia anche il riconoscimento del valore sociale che esso rappresenta».

Campagna olivicola 2025 tra clima, costi e tensioni di mercato

La nuova campagna olivicola si apre tra difficoltà climatiche e incertezze di mercato. Qual è la fotografia che emerge dai vostri associati e con quali prospettive guardate alla stagione 2025?
«La fotografia che emerge è quella di un’annata dove i nostri associati, gli olivicoltori, per far fronte a quelle che sono le difficoltà climatiche, siccità e altro, hanno dovuto sopportare maggiori costi per portare a produzione un’eccellenza come quella dell’olio extra vergine di oliva di qualità. Le irrigazioni di soccorso hanno caratterizzato questa annualità, gli olivicoltori lo hanno fatto con entusiasmo venendo da due campagne proficue alle spalle.
Vanno fronteggiati anche “giochi” trasversali che mirano ad intaccare il prezzo dell’olio evo, che è un pilastro importante nella dieta mediterranea, ma c’è la speranza che si possa fare fronte unito per scongiurare brutti scherzi dal mercato anche estero».

La qualità resta il tratto distintivo dell’olio italiano, ma richiede impegno costante. Quali azioni concrete Unapol mette in campo per sostenere le aziende nella produzione di extravergine di eccellenza?
«Certo, la qualità è la parola d’ordine, le azioni che Unapol mette in campo sono quelle di offrire assistenza tecnica e consulenza tecnica alle aziende per portare a compimento un raccolto di qualità. Una consulenza e un’attenzione che Unapol cerca di trasmettere e di trasferire anche ai frantoiani, figure chiave nella trasformazione e alleati indispensabili che ci permettono di ottenere una qualità superiore dal prodotto».

Sostenibilità e redditività possono davvero convivere?
«È possibile mantenere l’equilibrio se il coltivatore, la collettività, la comunità non agricola, coloro che consumano e utilizzano l’olio extra vergine di oliva, comprendano che dietro a quella spremuta naturale c’è un lavoro che comporta impegno non solo fisico ma anche di natura economica.
Le aziende devono chiudere l’anno in positivo, non in negativo: da qui il ruolo sociale dell’extra vergine. Senza questo prodotto così radicato nella nostra tavola e nella nostra cultura, non ci sarebbe tenuta del territorio e dei paesaggi. Il territorio italiano oggi è un tutt’uno con l’olio extra vergine di oliva, non a caso si parla di oleoturismo e alimentazione corretta.
Per fare questo dobbiamo poter garantire agli olivicoltori che caparbiamente continuano a mantenere e tutelare questo patrimonio arboreo, spesso storico, che il valore sociale, paesaggistico e agricolo del loro lavoro sia riconosciuto».

Pac e OP, strumenti da adattare ai territori

La nuova Pac attribuisce un ruolo crescente alle OP. Che valutazione dà dell’impianto attuale e cosa andrebbe migliorato?
«Una Pac che si rispetti non può non tener conto delle diversità e tipicità dei territori della nostra nazione, ricca di biodiversità e di morfologie diverse da regione a regione. Il modo di coltivare e di intervenire nei campi non è uguale per tutti.
La Pac deve tener conto di questi fattori e della necessità di reperire risorse economiche che servono a far fronte alle spese annuali. Gli agricoltori devono poter avere un accesso facilitato al credito per sostenere i costi ed evitare di dover svendere il proprio prodotto.
Una buona Pac deve poter intervenire su eventi climatici avversi e fitopatie, tutelare i territori e valorizzare la qualità del prodotto favorendo una giusta cultura dell’olio evo lungo tutta la filiera».

L’aggregazione resta una sfida aperta. Quali esperienze promuove Unapol per rafforzare la posizione dei produttori?
«Unapol sta mettendo in campo strategie e strumenti per portare avanti in maniera aggregata le richieste dei produttori, commercializzare il prodotto in modo collettivo e valorizzarlo.
Promuoviamo azioni di cooperazione, partecipazione a eventi fieristici, reti di consulenza e scambi professionali. Offriamo anche supporto amministrativo per alleggerire il carico burocratico.
Unapol punta molto sulla valorizzazione delle monocultivar e della biodiversità olivicola italiana».

Tracciabilità digitale per garantire autenticità

Tracciabilità ed etichetta: come rispondere alla domanda di autenticità senza creare burocrazia?
«La filiera può dare risposte grazie a strumenti informatici avanzati. Possiamo garantire origine, territorio, luogo di trasformazione e perfino data e ora di trasformazione.
Unapol si è dotata di un sistema informatico che riduce alcuni processi burocratici e offre al consumatore la tracciabilità completa del prodotto che acquista».

Xylella, una questione nazionale ed europea

Xylella: cosa serve ancora per restituire futuro ai territori colpiti?
«Serve intanto dare risposte certe su come combatterla: a distanza di anni non è stato ancora trovato un rimedio ufficiale. Occorrono più cultivar resistenti, oggi troppo poche rispetto alla biodiversità originaria.
Gli agricoltori non investono senza certezze e la burocrazia rallenta la ripresa. Servono risorse economiche, snellimento delle procedure e un approccio deciso, non più “buonista”.
È fondamentale capire che il problema non è solo pugliese ma riguarda l’Italia, l’Europa e il mondo».

Mercati esteri e comunicazione del valore italiano

Mercati internazionali: come viene percepito l’olio italiano e cosa serve per rafforzarlo?
«All’estero l’extravergine italiano è percepito come un prodotto di grande qualità, quasi come un farmaco. Occorre investire in comunicazione per far comprendere benefici, potere antiossidante e capacità preventive.
I produttori devono mantenere alta la qualità perché altri Paesi stanno investendo. L’Italia deve valorizzare italianità e biodiversità, raccontando storie, tradizioni e comunità, proprio come nel mondo del vino».

Giovani, formazione e innovazione tecnologica

Formazione: su quali temi state investendo di più?
«Sulla formazione Unapol sta facendo grandi investimenti con partner come Confagricoltura e Carapelli Firenze.
Non ci potrà essere un’olivicoltura futura senza olivicoltori formati. Oggi serve conoscere droni, GPS, macchinari di nuova generazione e processi di trasformazione avanzati.
Stiamo progettando esperienze formative anche negli istituti agrari, perché manca in Italia una formazione specifica dedicata a tutto il mondo olivicolo, dal campo al frantoio».

 Giovani: che ruolo può giocare Unapol nel ricambio generazionale?
«Unapol può investire nella formazione e nel coinvolgimento dei giovani, facendoli sentire protagonisti e non lasciandoli soli.
Il prodotto va ringiovanito anche culturalmente, aprendo a nuove sperimentazioni — dall’evo negli aperitivi ai gelati — perché questi linguaggi possono attrarre nuovi consumatori».

Le priorità per il futuro dell’olivicoltura italiana

La priorità assoluta per l’olivicoltura italiana nei prossimi anni?
«La qualità resta la priorità, insieme al concetto di sostenibilità: sociale, ambientale, economica e tecnologica.
Serve adattarsi alle nuove tecnologie per ridurre i costi, reperire risorse idriche con sistemi moderni come la subirrigazione e costruire bacini di accumulo per gestire al meglio l’acqua, un bene prezioso».

L’olio evo come leva di sviluppo mediterraneo

L’intervista al presidente Loiodice restituisce una fotografia chiara: l’olivicoltura italiana è a un bivio. Da un lato, le tensioni climatiche e di mercato mettono alla prova la sostenibilità economica delle aziende; dall’altro, mai come oggi abbiamo strumenti, competenze e consapevolezze per trasformare queste difficoltà in un’occasione di rilancio.

La sfida sarà culturale prima ancora che agricola: riconoscere che ogni bottiglia di extravergine è un pezzo di territorio, un presidio ambientale, un frammento di identità collettiva.

Se l’Italia avrà il coraggio di investire davvero in qualità, formazione, aggregazione e tecnologia, allora l’olio evo non sarà soltanto un prodotto d’eccellenza, ma il motore di un nuovo modello di sviluppo mediterraneo.


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Unapol, la voce degli olivicoltori italiani tra sfide, visione e futuro - Ultima modifica: 2026-01-20T17:06:09+01:00 da Barbara Gamberini

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