Prezzi ed export in calo. È ora di agire

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Prezzi mondiali in ribasso, trascinati dal calo dell’olio spagnolo. Si aspetta la prossima campagna, ma la diminuzione della produzione italiana comincia a influenzare negativamente anche gli scambi commerciali

Che l’annata fosse di quelle difficili anche sul fronte mercato non era, e non è, una sorpresa per nessuno. Le 175mila tonnellate prodotte, il record negativo degli ultimi decenni, avrebbe potuto far pensare, infatti, a prezzi sostenuti e a una commercializzazione intensa e breve.

È vero, la poca produzione ha portato i prezzi degli oli ben al di sopra dei listini dell’anno precedente. A poco, però, sono valsi i listini al limite dei 6 euro/kg perché i volumi da esitare erano pochi e, a volte, ci si è dovuti scontrare con una qualità non al top a causa di tutti i problemi climatici che gli olivi hanno dovuto affrontare lo scorso anno e che si sono trasferiti sulle caratteristiche degli oli.

Le partite migliori hanno incontrato una domanda molto dinamica ma poi si è dovuto fare i conti con una produzione spagnola che sembra sfiorare 1,8 milioni di tonnellate e che ha rapidamente fatto scendere le proprie quotazioni sotto la soglia dei 3 euro/kg per arrivare in giugno a 2,28 euro/kg, trascinando verso il basso anche i listini di Grecia e Tunisia dove le produzioni della campagna 2018/19 sono state tutt’altro che generose.

prezzi internazionali olio evo

I prezzi dell’olio extra italiano, pur viaggiando su livelli assoluti più che doppi rispetto ai Paesi competitori, hanno comunque subito lo stesso andamento flessivo e dopo aver raggiunto, mediamente, i 5,65 euro/kg in febbraio sono rapidamente scesi ai 5,22 euro/kg di giugno.

Intanto, i dati relativi al primo trimestre 2019 indicano un incremento delle importazioni del 9% a fronte di un export in flessione del 5%. Le riduzioni in valore sono più che proporzionali sia nella sezione passiva che in quella attiva della bilancia commerciale. Tre mesi sono comunque ancora pochi per delineare lo scenario degli scambi con l’estero ma, certo, danno un segnale importante.

Attualmente a preoccupare i produttori italiani, peraltro, è la scarsità di contrattazioni sul prodotto italiano ormai ridotte ai minimi termini; lo scontento tra i produttori aumenta. Dopo la disastrosa performance dell’anno scorso si guarda con più ottimismo alla prossima campagna produttiva, anche se tutti i problemi venuti prepotentemente a galla negli ultimi anni dovrebbero far riflettere.

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Occorre una strategia incisiva

Insomma, forse è arrivata veramente l’ora di fare i conti con le problematiche del settore. Prima fra tutte la perdita di importanza nel mondo produttivo. Negli ultimi venti anni, mentre la produzione mondiale è cresciuta in media del 18% quella italiana è arretrata del 46%. Solo questo, tenendo anche conto della sostanziale stabilità delle superfici, dovrebbe dare la misura delle problematiche in atto.

Negli ultimi sei anni, peraltro, le eccessive oscillazioni che sono andate oltre la normale alternanza sono state l’ulteriore dimostrazione di quanto occorra fare. Stabilizzare l’offerta garantisce di più gli acquirenti, imbottigliatori in primo luogo, ma anche i consumatori finali.

Il momento per una attenta riflessione sul futuro dell’olivicoltura è quello giusto, visto che sono in corso le discussioni per la riforma della politica agricola comunitaria. È indubbio, infatti, che il settore stia vivendo una situazione di rischio in termini di redditività che lo pone in forte difficoltà a competere sui mercati internazionali e che, in alcune aree e fasce produttive si stia mettendo in discussione la sua stessa sopravvivenza nonostante il suo ruolo di primaria importanza nel panorama internazionale, ruolo che però va mantenuto. Questo presuppone la consapevolezza che c’è molto da fare per non perdere competitività nei confronti degli altri competitor che si stanno affacciando prepotentemente sullo scenario internazionale, come la Tunisia.

Da qui l’assoluta necessità di definire una strategia incisiva, mettendo a sistema le analisi economiche e statistiche fin qui condotte con l’obiettivo di attingere alle diverse forme di finanziamento disponibili in modo sinergico ed efficiente, nel rispetto certamente delle diverse tipologie di olivicolture presenti nel territorio nazionale.

Da una parte, infatti, ci sono i grandi produttori che possono essere dei validi fornitori per gli imbottigliatori e dall’altra aziende che scelgono di fare un prodotto più caratterizzato destinato ad un pubblico di consumatori meno vasto ma più esigente.

Questo è il momento di considerare il sistema nel suo insieme, dove convivono realtà produttive con strutture dei costi e dei ricavi molto differenti che necessitano di strategie diversificate ma sinergiche per ridare al settore il prestigio che deve avere.

Leggi l’articolo su Olivo e Olio n. 4/2019

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Prezzi ed export in calo. È ora di agire - Ultima modifica: 2019-07-17T08:30:43+02:00 da Barbara Gamberini

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