Mercati globali. Più spazio alle frodi

L’applicazione dei parametri richiesti dall’Unione Europea non è obbligatoria in molti Paesi ed è molto concreta la possibilità di truffe a danno dell’olio extravergine italiano. Necessari più controlli per garantire la sua identità

Le stime dell’Ismea prevedono, nella campagna 2014-2015, una flessione del 35-40% della produzione di olio di oliva italiano, percentuale destinata ad assumere valori più elevati se riferita ai soli extravergini.
La situazione di per sé grave potrebbe peggiorare se, come probabile, agli extravergini naturali, ottenuti esclusivamente attraverso processi fisico-meccanici, si aggiungono anche gli oli “taroccati” che hanno subito, per rientrare nei parametri merceologici stabiliti dalla normativa, un processo chimico fisico non ammesso. Parametri in continua evoluzione poiché alcuni Paesi olivicoli, date le caratteristiche chimico- organolettiche delle proprie produzioni, impongono la revisione e la ridefinizione dei limiti per la classificazione degli standard oleicoli.
Una situazione che nel corso degli anni ha portato ad allargare e codificare la presenza e la quantità di alcune componenti che di fatto consentono le frodi, a volte legalizzate, a danno dell’extravergine di oliva, anche se la recente normativa sulla determinazione quantitativa di alchilesteri dovrebbe in parte limitarne la possibilità.
Un risultato di indubbio interesse che in parte consente di tutelare la purezza e la tracciabilità della produzione oleicola, e in particolare degli oli extravergini, ma che non risolve in toto la possibilità di frode che in misura sempre più preoccupante sta dilagando anche a causa di una regolamentazione in atto in molti Paesi dove l’applicazione dei parametri richiesti dalla Ue non sempre è obbligatoria.
Ciò è dovuto al fatto che le fonti normative sulle caratteristiche merceologiche degli oli di oliva sono di competenza della Ue, del Coi e del Codex Alimentarius i quali non sempre trovano un accordo nell’armonizzare gli standard chimico-organolettici del prodotto favorendo, in tal modo, oltre al caos normativo anche il non rispetto di alcuni parametri e relativi limiti.
Questa situazione ha portato inevitabilmente a dei compromessi codificati dal Codex Alimentarius con la conseguenza di riconoscere obbligatori solo pochi parametri di purezza e consentire facoltativo il rispetto per altri, penalizzando la produzione made in Italy non solo sui mercati internazionali, ma anche in quello interno.
Tale realtà è destinata a accentuare la già poca trasparenza del mercato a causa della drastica flessione della nostra produzione registrata nella campagna 2014-2015, a fronte della quale è necessario intensificare il controllo della composizione degli oli da oliva immessi nei circuiti commerciali.
Un’operazione antifrode che richiede un ulteriore impegno da parte delle forze di polizia e degli enti preposti al controllo, e che assume un’importanza vitale per non vanificare il lavoro condotto in questi ultimi decenni per garantire il consumatore sulla qualità nutrizionale e salutistica dell’olio extravergine di oliva italiano nelle sue differenti identità organolettiche, sensoriali, varietali e territoriali.

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome