La nuova campagna di produzione parte in un contesto dove si contrappongono vantaggi e svantaggi per i produttori. Se da un lato la solidità dei mercati esteri e la crescita della domanda mondiale fanno ben sperare dall’altro squilibrio tra costi di produzione e prezzi rendono difficoltosa la concorrenza del prodotto italiano con quello estero, i cambiamenti climatici e la modernizzazione degli impianti olivicoli costringono il tessuto produttivo a riflessioni a lungo raggio.
Il quadro normativo per il Made in Italy
In questo contesto, di forza e incertezza contrapposte, si inseriscono le misure di coordinamento stabilite dal Decreto del Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste del 18 settembre 2024. Il provvedimento di ormai due anni fa, meglio noto come delle “6 ore”, è stato emanato in attuazione della legge n. 206/2023 sul Made in Italy, con l’obiettivo di rafforzare la tracciabilità delle olive da olio e migliorare la trasparenza lungo la filiera produttiva.
Il provvedimento disciplina le modalità di registrazione, all’interno del Sistema Informativo Agricolo Nazionale (Sian), delle consegne delle olive ai frantoi da parte dei commercianti, introducendo specifici obblighi di comunicazione e controllo.
Trasparenza commerciale e tutela della qualità
La finalità principale del decreto consiste nel contrastare fenomeni di opacità commerciale e garantire una migliore qualità dell’olio extravergine italiano. La necessità di adottare questo tipo di strumento di normazione nasce dalla consapevolezza che la rapidità del conferimento delle olive e la corretta registrazione dei movimenti rappresentano fattori essenziali per assicurare tanto la qualità del prodotto quanto la rintracciabilità del prodotto e per valorizzare l’origine nazionale delle produzioni. La legge sul Made in Italy aveva infatti previsto l’adozione di misure specifiche per la tutela della filiera degli oli vergini di oliva, considerata strategica sia sotto il profilo economico sia sotto quello identitario.
Criticità operative e gradualità dei rinvii ministeriali
Tuttavia, sin dalla pubblicazione del decreto, sono emerse numerose criticità applicative. Le organizzazioni del settore hanno evidenziato come alcuni obblighi operativi potessero risultare particolarmente gravosi, soprattutto per i commercianti che svolgono attività di intermediazione su territori ampi e caratterizzati da una notevole distanza tra luoghi di raccolta e impianti di molitura. In particolare, le prescrizioni relative ai tempi di registrazione e consegna delle olive hanno suscitato un intenso dibattito, poiché ritenute difficilmente compatibili con la realtà logistica di molte aree produttive italiane.
Per tali ragioni il Ministero è successivamente intervenuto con il Decreto n. 502845 del 29 settembre 2025, modificando il provvedimento originario e fissando al 1° luglio 2026 la data di entrata in vigore delle nuove disposizioni connesse alla gestione delle registrazioni delle movimentazioni delle olive.
Tale scelta rappresenta un esempio di regolazione amministrativa improntata al principio di gradualità e evidenzia l’attenzione con la quale il Masaf opera nell’armonizzazione di questa particolare filiera produttiva. Il rinvio, intervenuto l’anno scoro, non ha messo in discussione gli obiettivi di trasparenza e di tutela della qualità perseguiti dal legislatore, ma riconosce l’esigenza di concedere agli operatori economici un periodo più ampio per adeguare le proprie procedure organizzative, informatiche e documentali.
Sostenibilità economica e tempi di adeguamento
Dal punto di vista economico e procedurale, la proroga adottata l’anno scorso deve essere interpretata come una misura di equilibrio tra esigenze di controllo pubblico e sostenibilità operativa delle imprese. L’obiettivo strategico, infatti, è fare in modo che le aziende agricole, i commercianti e i frantoi possano ottemperare alle disposizioni normative con i giusti tempi familiarizzando con i nuovi adempimenti ed investendo negli strumenti necessari alla gestione digitale delle registrazioni sul Sian. Allo stesso tempo, l’Amministrazione avrebbe dovuto utilizzare il periodo di differimento per perfezionare le modalità tecniche di applicazione della norma e favorirne una più uniforme attuazione sul territorio nazionale.
Oggi siamo difronte, tuttavia ad una campagna produttiva che si sta aprendo tra molte incertezze una tra queste risulta l’importante livello di stoccaggi di olio evo che risultano presenti negli oleifici. Secondo il report Frantoio Italia diffuso dall’Icqrf al 31 luglio 2026, infatti attesta la presenza di 233.377 tonnellate presenti negli oleifici nazionali. La riduzione del 9,7% rispetto al 30 giugno scorso poco riesce a calmierare l’incremento dei volumi invece registrato rispetto alla precedente campagna (pari al +43,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno). Sul totale di oli di oliva detenuti Il 79,4% è rappresentato dall’olio extra vergine di oliva e, nell’ambito dell’olio evo, il 58,4% è di origine italiana, contro il prodotto di origine UE rappresenta il 29,9%.
Ulteriore proroga Masaf per il 2027
Questo fattore, unitamente alle altre problematiche note ai produttori nazionali, ha determinato la necessità da parte della filiera produttiva di sensibilizzare l’autorità politica del Masaf chiedendo una ulteriore misura di proroga del termine di applicazione delle disposizioni previste dal Decreto del Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste del 18 settembre 2024. La risposta del Masaf non si è fatta aspettare, infatti con il D.M. del 16 settembre 2026 concede alla filiera produttiva un ulteriore periodo di proroga.
Efficacia delle norme e fattibilità operativa
L’esperienza dimostra che le innovazioni normative sono realmente efficaci soltanto quando vengono accompagnate da adeguati strumenti operativi e da un confronto con le categorie interessate. In assenza di tali condizioni, il rischio è quello di generare un aumento degli oneri burocratici senza ottenere i benefici attesi in termini di qualità e trasparenza. Il rinvio alla campagna 2027 appare quindi come un compromesso volto a scongiurare tale eventualità e a favorire un’applicazione più equilibrata della disciplina.
Prospettive per la filiera oleicola
In conclusione, il D.M. 18 settembre 2024 rappresenta un tassello importante nel processo di modernizzazione e valorizzazione della filiera olivicola italiana, poiché rafforza la tracciabilità delle olive e contribuisce alla tutela del Made in Italy. La modifica introdotta dal D.M. n. 502845 del 29 settembre 2025, con il differimento dell’entrata in vigore al 1° luglio 2026, non costituisce un arretramento rispetto agli obiettivi della riforma, bensì una scelta pragmatica volta a garantire la giusta convivenza tra che l’innovazione normativa e la conseguente efficace applicazione, in un contesto sostenibile e condiviso dagli operatori del settore. In un momento storico come questo e in un settore come quello oleicolo e oleario, sempre più orientato alla qualità, alla trasparenza e alla digitalizzazione, il successo della misura dipenderà dalla capacità di coniugare controlli rigorosi e concreta fattibilità operativa.









