C’è un filo sottile ma profondissimo che lega l’olivo alla memoria, alla terra, alla cultura mediterranea. È un filo che attraversa generazioni, paesaggi e comunità, e che il Premio “Ranieri Filo della Torre” continua a custodire e rilanciare anno dopo anno. La nona edizione della manifestazione, promossa da Pandolea e ospitata a Palazzo della Valle nella sede di Confagricoltura, ha trasformato ancora una volta Roma in un crocevia di esperienze, ricerca, arte e testimonianze legate al mondo dell’olio extravergine di qualità.
Un evento che ha saputo andare ben oltre la dimensione celebrativa, affermandosi come luogo privilegiato di riflessione culturale sull’olivicoltura italiana e mediterranea — in un momento storico in cui il comparto è chiamato a confrontarsi con cambiamenti climatici, nuove sfide geopolitiche e trasformazioni sociali profonde.
Ad aprire i lavori è stato il direttore generale di Confagricoltura, Roberto Caponi, che ha ricordato Ranieri Filo della Torre come “un punto di riferimento autorevole per l’agricoltura italiana”, capace di coniugare competenza professionale, visione e umanità. Una figura che continua a orientare il settore olivicolo nazionale, anche a distanza di anni.
L’olio come identità, cultura e strumento di pace
A delineare il senso più profondo dell’iniziativa è stata la presidente di Pandolea, Loriana Abbruzzetti, con un intervento denso di visione e passione civile. La sua missione è chiara e non lascia spazio all’ambiguità: «seminare la cultura dell’olio di qualità e della sana alimentazione con un occhio di riguardo verso le nuove generazioni e le scuole, affinché il valore dell’oro verde non vada perduto».

«Se l’olio nutre il corpo, la scrittura nutre l’anima». — Loriana Abbruzzetti
Parole che restituiscono la dimensione educativa e culturale di Pandolea, impegnata da anni nella promozione dell’olio extravergine non soltanto come prodotto agroalimentare, ma come patrimonio identitario e sociale.
L’edizione 2026 del Premio assume inoltre un significato particolarmente rilevante perché si inserisce nell’Anno Internazionale delle Donne Agricoltrici, proclamato dall’ONU. Una coincidenza che Pandolea ha scelto di trasformare in una dichiarazione di intenti: valorizzare il ruolo delle donne nella filiera olivicola e nella costruzione di modelli agricoli davvero sostenibili.
«Abbiamo chiesto ai partecipanti di guardare l’olivo e l’olio non solo come una pianta o un prodotto, ma come un simbolo», ha spiegato Abbruzzetti. «Attraverso poesie, racconti e haiku, gli autori hanno saputo catturare l’essenza di questo albero millenario: la sua resilienza, la sua generosità, la sua capacità di unire i popoli».
Cooperazione internazionale e diplomazia dell’ulivo
Il tema della cooperazione internazionale ha attraversato l’intera manifestazione. Significativa la presenza di una delegazione femminile proveniente dalla Giordania e l’intervento di Tacko Ndiaye, che ha ricordato come l’ulivo rappresenti nel mondo un simbolo di resilienza, continuità e tutela delle comunità rurali.

Particolarmente potente la riflessione di Abbruzzetti sul progetto Pandolea International, la rete che riunisce le donne dell’olio dei Paesi mediterranei: «Da anni collaboriamo in uno spirito di sorellanza che scavalca i confini geografici e politici. Condividiamo la stessa visione: l’olio come strumento di emancipazione femminile e di sviluppo sostenibile».
Ne emerge un’idea alta e originale dell’olivo come “ambasciatore di pace” e delle donne come “custodi naturali di questa cultura”: una visione che colloca l’olio extravergine al centro di un dialogo mediterraneo fondato su cooperazione, salute e condivisione dei saperi, ben al di là della sua dimensione economica.
Nel corso della giornata sono intervenuti rappresentanti del mondo agricolo, accademico e associativo, tra cui Rosa Giovanna Castagna, Desiree Nieves, Elia Pellegrino, Roberta Bernini, Domenico Nasini e Gianfranco De Felice.
Ricerca, scienza e nuove generazioni
Grande attenzione è stata dedicata alla sezione scientifica, organizzata in collaborazione con l’Accademia Nazionale dell’Olivo e dell’Olio. Tre tesi di laurea e dottorato dedicati all’olivicoltura sono stati premiati nel segno dell’eccellenza accademica:
- primo classificato Marco Greco,
- seguito da Manuela Di Lauro
- e Maria Grazia Provenzano.
Un riconoscimento che conferma come ricerca, innovazione e formazione siano oggi asset strategici e irrinunciabili per il futuro del comparto.
Accanto alla scienza, il Premio si distingue da sempre per la capacità di intrecciare agricoltura e produzione culturale. La sezione letteraria ha premiato poesie, racconti e haiku dedicati all’universo dell’olivo e dell’olio, trasformando il patrimonio olivicolo in racconto, memoria e sensibilità artistica. Le opere vincitrici, interpretate dagli attori dei “Lettori giUlivi”, hanno restituito al pubblico un’immagine dell’olio come esperienza emotiva oltre che produttiva.
Il “Diploma d’Argento”: i giovani al centro
Particolarmente apprezzato il concorso “Diploma d’Argento”, dedicato agli istituti agrari italiani e coordinato dalla professoressa Elisabetta Mariotti. Tre le scuole premiate:
- l’Omnicomprensivo Magliano Larino di Campobasso,
- l’Istituto Kennedy sezione Agraria di Padova
- e l’Istituto Di Poppa-Rozzi di Teramo.
Un’iniziativa che mette al centro i giovani e il loro rapporto con il territorio, la tradizione e la cultura dell’olio — perché è nella formazione che si costruisce il futuro dell’olivicoltura italiana.
Nel corso della manifestazione sono stati assegnati anche cinque Premi Speciali a personalità del mondo della ricerca, delle istituzioni e della comunicazione che negli anni hanno collaborato con Pandolea nella valorizzazione del settore olivicolo.
Verso il decennale: uno sguardo al futuro
A chiudere l’evento è stato il ringraziamento della presidente Abbruzzetti alle referenti regionali e internazionali dell’associazione, agli studenti, agli autori e ai partner che hanno contribuito alla riuscita della manifestazione. Ma soprattutto un invito rivolto al futuro: «Vi diamo appuntamento alla prossima edizione, in cui festeggeremo il decennale. Ci impegneremo affinché sia un evento straordinario».
Parlare di olio significa parlare di identità, paesaggio, educazione, diplomazia culturale e sostenibilità.
È forse questa la cifra più autentica del Premio Ranieri Filo della Torre: la capacità di custodire il passato dell’olivicoltura italiana senza smettere di costruirne il futuro. Perché oggi, più che mai, parlare di olio significa parlare di identità, paesaggio, educazione, diplomazia culturale e sostenibilità. Significa, in fondo, raccontare il Mediterraneo attraverso le sue radici più profonde.








