L’Igp Lucano passa l’esame del Ministero

igp olio lucano
Prosegue la procedura per il riconoscimento della denominazione d’origine per l’extravergine della Basilicata. Trenta giorni per proposte di modifiche e osservazioni, poi si passa in sede europea

Dopo l’esame della proposta per il riconoscimento dell’Igp Olio Lucano il Ministero ha espresso favorevole e ha dato il via libera alla pubblicazione del disciplinare di produzione sulla Gazzetta Ufficiale (n.39 15/02/2019).

La proposta, avanzata dall’Associazione Igp Olio Lucano e supportata dalle istituzioni regionali, l’Alsia e la Regione Basilicata, era stata presentata ufficialmente lo scorso dicembre, con la riunione di pubblico accertamento.

Il Mipaaft adesso attenderà 30 giorni per ricevere osservazioni, adeguatamente motivate, relative alla proposta: se non dovesse riceverne, decorso il termine stabilito sarà trasmessa alla Commissione europea, l’organo comunitario competente, per la registrazione della denominazione Olio Lucano come Indicazione Geografica Protetta, ai sensi del regolamento (Ue) n. 1151 del 21 novembre 2012.

Con il riconoscimento dell’Igp per l’olio extravergine della Basilicata saliranno a cinque le Igp regionali per l’olio da olive (con Toscana, Sicilia, Marche e Calabria), mentre per la regione la denominazione di origine per l’olio si aggiungerebbe alle 17 già riconosciute in ambito agroalimentare.

Il disciplinare

La proposta di disciplinare intende andare a valorizzare con la denominazione gli oli extravergini ottenuti da olive prodotte nel territorio amministrativo della regione e lavorate in impianti di molitura posti in Basilicata.

Insito nella denominazione e dettagliato nel disciplinare è il principio di tracciabilità che dovrà essere assicurata in tutte le fasi del processo produttivo e garantita dall’organo di controllo designato nella proposta (Agriqualità Spa).

Le varietà ammesse dal disciplinare sono molte e comprendono varietà locali ma anche cultivar di rilevanza nazionale:

  • Acerenza,
  • Ogliarola del Vulture (sinonimi: Ripolese o Rapollese, Ogliarola di Melfi, Nostrale),
  • Ogliarola del Bradano (sinonimi: Comune, Ogliarola),
  • Maiatica (sinonimi: oliva di Ferrandina, Pasola),
  • Nociara,
  • Ghiannara,
  • Augellina,
  • Justa,
  • Cornacchiola,
  • Romanella,
  • Carpinegna,
  • Faresana,
  • Sammartinengna,
  • Spinoso,
  • Cannellina,
  • Cima di Melfi,
  • Fasolina,
  • Fasolona,
  • Lardaia,
  • Olivo da mensa,
  • Orazio,
  • Palmarola,
  • Provenzale,
  • Racioppa,
  • Roma,
  • Rotondella,
  • Russulella,
  • Scarpetta,
  • Tarantina,
  • Coratina,
  • Frantoio,
  • Leccino.

Altre varietà non incluse nell’elenco possono essere utilizzate fino ad un massimo del 20%.

Per quanto riguarda le caratteristiche organolettiche e chimiche dell’olio, il disciplinare si sofferma su pochi parametri chimici: acidità: max 0,6%; numero di perossidi: max 12 meq O2 /kg.

Mentre vengono indicati intervalli accettabili di valutazione sensoriale secondo la metodologia COI, per i descrittori fruttato di Oliva (mediana tra 2 e 8), erba e/o pomodoro e/o carciofo e/o mandorla e/o mela (mediana tra 1 e 8), amaro (2-8) e piccante (2-8).

Con un richiamo alla millenaria storia dell’olivicoltura lucana, l’etichetta dovrà contenere il logo dell’Igp Olio Lucano costituito da un’anfora stilizzata, il contenitore in terra cotta utilizzato nell’antichità per il trasporto dell’olio.

L’Igp Lucano passa l’esame del Ministero - Ultima modifica: 2019-02-19T13:07:18+00:00 da Barbara Gamberini

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