Gestione meccanizzata per il superintensivo

superintensivo in olivicoltura
Il modello ad altissima densità è progettato per la meccanizzazione integrale. Oggi sono disponibili per questi sistemi potatrici meccaniche e scavallatrici per la raccolta, che consentono di operare in modo efficiente e rapido

Una delle priorità della moderna olivicoltura è quella di ridurre i costi di produzione, soprattutto quando non è possibile attivare delle strategie di valorizzazione del prodotto che possano compensare gli elevati costi di gestione dei sistemi colturali tradizionali. I costi di gestione di un oliveto sono imputabili a due operazioni colturali fondamentali: la potatura e la raccolta.

Nel corso dell’ultimo decennio, sono stati effettuati diversi tentativi, a diversi livelli, di meccanizzazione della raccolta e della  potatura in funzione del sistema colturale olivicolo presente in azienda. I sistemi colturali di fatto influenzano fortemente il livello di meccanizzazione dell’azienda, per esempio una macchina come la potatrice a dischi può essere considerata una pre-potatrice in un impianto ad alta densità o tradizionale, mentre negli impianti ad altissima densità svolge un’azione di potatura meccanica integrale. Pertanto, mentre negli impianti già esistenti esistono limiti strutturali che non possono essere superati, per i nuovi impianti è possibile eliminare completamente questi limiti operando delle scelte ben precise sin dalla fase di progettazione. Il modello colturale che più di tutti si adatta alla meccanizzazione integrale è quello superintensivo, meglio definito ad altissima densità.

Operazioni di potatura

Nel merito, sin dalle prime fasi di allevamento, si può intervenire meccanicamente per modificare l’architettura della pianta. Tagli ripetuti favoriscono la ramificazione disordinata e questo consente la creazione di una parete produttiva densa ed omogenea secondo gli schemi suggeriti dal sistema Smarttree®. Pertanto, non sono più necessarie costose operazioni di potatura manuale, poiché non servono azioni di rifinitura post macchina. Ne consegue che, nella gestione dei moderni oliveti meccanizzati, è necessario non considerare l’oliveto come composto da singoli alberi, bensì considerando l’intera parete e non più la singola pianta come elemento di potenzialità produttività. Una volta raggiunte le dimensioni ottimali della parete produttiva, tali dimensioni dovranno essere mantenute attraverso continui tagli orizzontali (topping, foto 1) e laterali (hedging, foto 2) per contenere la pianta secondo valori fissati in altezza e larghezza (foto 3 e 4) e per favorire una corretta esecuzione della raccolta con macchine scavallatrici opportunamente modificate per l’olivo.

Un’altra operazione di potatura complementare, è quella del taglio dei rami bassi (foto 5). Il tronco dovrà essere lasciato libero per i primi 50-60 cm di altezza consentendo un passaggio agevole delle scaglie o panieri di raccolta delle raccoglitrici. Tutte le macchine raccoglitrici di fatto non riescono a raccogliere al di sotto di tale altezza, pertanto, un eventuale vegetazione in questa zona della chioma, determinerà una perdita di prodotto sia perché le olive prodotte dai rami al di sotto dei 50 cm di altezza non verranno mai raccolte e sia perché l’eventuale vegetazione al di sotto di questa altezza può andare ad intralciare il processo di chiusura degli elementi utili all’intercettazione delle olive, (scaglie o panieri) creando ulteriori perdite di prodotto.

Non esistono dei valori ottimali per il dimensionamento della parete, ma tutto dovrà essere calibrato in funzione degli obiettivi quali-quantitativi che si intendono perseguire. I fattori che influiscono sono le caratteristiche della cv. scelta, l’ambiente pedoclimatico, il regime irriguo e la tipologia di macchina scavallatrice utilizzata in azienda. In linea di massima un buon impianto ad alta densità, per essere facilmente meccanizzabile, deve avere una chioma compresa tra 0,6-1 m di larghezza e 2-2,7 m di altezza.

Densità, cultivar e modello superintensivo

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6 -Oliana Smarttree® a 18 mesi.

I sesti di impianto variano esclusivamente in funzione delle cultivar utilizzate e vanno dai 3,75-4 metri fra le file e 1,35-1,50 metri sulla fila, con densità dai 1670 -2200 piante ad ha. Solo la cv. Oliana® (foto 6), consente la messa a dimora impianti più fitti con densità di oltre 3000 piante ad ha e sesti d’impianto di 3 metri tra le file e 1 metro sulla fila. Tuttavia, la risposta varietale alla potatura, non è la medesima e non tutte le cv possono essere utilizzate per impianti ad altissima densità. In Italia, negli ultimi venti anni, a differenza di quanto già accaduto nel resto del mondo, la scelta varietale è stata un forte limite alla diffusione del modello superintensivo. Dal 2011 in poi, l’Italia ha iniziato ad utilizzare tali sistemi colturali anche grazie allintroduzione di nuove cultivar idonee, provenienti da piani di miglioramento di numerosi centri pubblici e privati europei.

Sicuramente nuove varietà italiane, quale la Lecciana®, frutto di un incrocio realizzato nel 1998, potranno dare un forte impulso allo sviluppo di tale modello olivicolo, auspicando che il lavoro svolto dall’Università di Bari non sia l’unico in Italia e che in futuro numerosi centri di ricerca indirizzino le ricerche in tale ambito, per creare profili organolettici-sensoriali sempre più vicini alle richieste dei consumatori.

Efficienza e tempestività

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7 -Raccoglitrice specifica per oliveto versione X Olive Plus.

Per la raccolta si utilizzano delle macchine scavallatrici (foto 7 e 8) tipo vigneto, con kit di raccolta per olivo che comprendono essenzialmente due integrazioni: a) si aggiungono i battitori per tutta l’altezza del tunnel di raccolta, perché nella vite, a differenza dell’olivo, la fascia produttiva interessa solo la parte bassa; e b) per accogliere la vegetazione all’interno del tunnel, viene apposto anteriormente un convogliatore.

Negli ultimi anni tuttavia, le aziende costruttrici di macchine scavallatrici che si sono mostrate più attente all’incremento del modello di coltivazione ad alta densità nell’olivo ed altre specie quali mandorlo ed agrumi, hanno lanciato sul mercato raccoglitrici specifiche con migliori prestazioni in termini di dimensioni del tunnel di raccolta, capacità di carico del prodotto e comfort di guida. Questi elementi, insieme ad una corretta gestione agronomica dell’impianto, consentono di poter effettuare la raccolta con poco meno di 2 ore di lavoro per ettaro, con una incidenza dei costi pari a 3 centesimi di euro per kg di prodotto. Tali costi sono di gran lunga inferiori a quelli ottenuti con i metodi di raccolta utilizzati in altri sistemi colturali. Interessanti sono la guida assistita e il monitoraggio delle produzioni in continuo, le quali potrebbero fornire all’agricoltore importanti elementi per la gestione della fertirrigazione e irrigazione, razionalizzando così gli input produttivi e migliorando la gestione ecosostenibile dell’impianto.

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8 -Raccolta in notturna di oliveto ad alta densità.

Con l’uso della raccoglitrice, le perdite di prodotto sono comprese tra 4 e 5%, inferiori a quelle ottenute con la raccolta convenzionale ed i danni osservabili dal passaggio della macchina sulle piante, espressi in percentuale di assi vegetativi rotti, sono pari all’1-2%, valori del tutto simili a quelli rilevati nella raccolta con scuotitore. Tuttavia, differenze notevoli sono riscontrabili anche fra le diverse cultivar (portamento, vigoria). Uno dei grandi problemi dell’industria olearia è quello di gestire un prodotto estremamente variabile tale da determinare profili organolettici non ripetibili di anno in anno.

Uno dei vantaggi della raccolta con macchina scavallatrice è proprio quello della rapidità di esecuzione di detta operazione, permettendo di essere puntuali e precisi al momento della raccolta. Così come per altre specie, anche in olivicoltura è possibile monitorare lo stadio di maturazione delle drupe, scegliere il momento opportuno di raccolta, a seconda delle caratteristiche del prodotto desiderato, utilizzando specifici indici di maturazione. Si introduce pertanto il concetto di tempestività di esecuzione dell’intervento, dando al comparto oleario utilissimi strumenti per esplorare nuove frontiere qualitative ancora totalmente inesplorate.

Ad oggi, l’unico sistema colturale che permette la totale meccanizzazione delle operazioni di raccolta è il superintensivo che, per i motivi sopra esposti può definirsi ad altissima efficienza se comparato con gli altri sistemi colturali adottati in olivicoltura.

Superfici in crescita

Questo sistema è stato introdotto nel 1994 nell’azienda La Valonga ed ha rivoluzionato tutto il comparto olivicolo, prima spagnolo, poi europeo ed infine mondiale. L’esperienza realizzata in Spagna ha consentito di validare protocolli di produzione precisi, anche se in agricoltura nulla è statico ma tutto è dinamico. I paesi che hanno adottato tale sistema sono stati dapprima la Spagna ad oggi famosa per il connubio Arbequina - superintensivo, e solo in un secondo momento l’Italia, con il suo primo impianto commerciale in Toscana ad inizio 2002.

Nei 10 anni successivi alla introduzione del modello sono stati realizzati solo circa 700 ha. A fine 2016 gli ha presenti in Italia erano circa 2000 e se si considerano anche le piantumazioni previste nel corso del 2019, gli ha investiti con tale modello in Italia supereranno 4000 ha (grafici 1 e 2).

superintensivo in olivicoltura

superintensivo in olivicoltura

L’Italia vanta una forte tradizione nel comparto olivicolo e, a differenza di altri settori come quello della frutticoltura, è stata poco incline ad accettare cambiamenti, ancor di più se parliamo di forte innovazione derivante da un paese competitor quale la Spagna, con varietà alloctone e con una fortissimo grado di meccanizzazione. Negli ultimi 4 anni il duplicarsi della superficie investita ad olivicoltura ad alta densità evidenzia che il mondo imprenditoriale italiano sta finalmente comprendendo le enormi potenzialità derivanti da tale sistema colturale.

La meccanizzazione è un elemento imprescindibile per garantire la sostenibilità futura del comparto olivicolo ed i sistemi ad alta densità, oltre a rispondere a tale esigenza non sostituiscono i sistemi colturali tradizionali e intensivi, ma li affiancano, dando delle nuove opportunità di reddito alle aziende agricole. La riduzione dei costi attuata attraverso l’introduzione di tale modello colturale non deve sostituire l’applicazione di politiche di valore del prodotto, olio made in Italy, cui non si deve affatto rinunciare, bensì deve costituire una strada parallela e non divergente.


*Agromillora Iberia

L’articolo è pubblicato su Olivo e Olio n. 1/2019

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