La via fogliare alla nutrizione dell’olivo

concimazione fogliare olivo
La somministrazione fogliare consente di intervenire tempestivamente per sopperire a eventuali carenze nutrizionali, ma anche per integrare la concimazione al suolo nelle fasi fenologiche critiche

La concimazione fogliare consente di somministrare elementi nutritivi alla pianta mediante l’irrorazione della chioma con una soluzione in cui sono stati disciolti fertilizzanti minerali e/o organici. A livello epigeo, gli elementi nutritivi penetrano principalmente nelle foglie e, secondariamente, nei frutti, mentre le parti legnose ne assorbono solo quantità trascurabili. L’assorbimento è maggiore nelle foglie giovani rispetto a quelle adulte.

La concimazione fogliare dell’olivo andrebbe preferenzialmente eseguita in primavera e in alcuni casi a fine estate-inizio autunno, in quanto l’assorbimento fogliare è maggiore quando la pianta è in attività vegetativa (anche per maggiore presenza di foglie giovani).

Nel caso di nutrienti caratterizzati da elevata mobilità floematica (azoto, potassio, fosforo, boro, ecc.), l’utilizzo avviene facilmente anche in organi diversi da quelli irrorati, come ad esempio fiori, frutti e organi di riserva. I nutrienti poco mobili (calcio, ferro, zinco, manganese, ecc.), invece, svolgono il loro effetto soprattutto nella zona di applicazione della soluzione fertilizzante. Rispetto alla concimazione al suolo, la concimazione fogliare ha una maggiore efficienza in termini di assorbimento degli elementi nutritivi da parte della pianta e, in genere, di velocità di raggiungimento degli organi con carenze (in particolare fiori o frutti). In ogni caso, l’impiego della concimazione fogliare non deve distogliere l’attenzione dal mantenere e migliorare la fertilità nel terreno, con particolare riferimento alla componente organica.

concimazione fogliare dei rami di ulivo
A livello epigeo, gli elementi nutritivi penetrano principalmente nelle foglie e, secondariamente, nei frutti.

Azoto: integrazione nelle fasi critiche

Fra gli elementi nutritivi, l’azoto è molto importante poiché stimola l’accrescimento di germogli, scheletro e radici, lo sviluppo dei frutti (soprattutto durante le prime fasi) e, se non in eccesso, anche l’induzione a fiore delle gemme, la fecondazione e l’allegagione. La massima esigenza di azoto dell’olivo si ha quindi da marzo a giugno in corrispondenza di crescita dei germogli, formazione dei fiori, allegagione e sviluppo iniziale dei frutti. Successivamente, un’altra fase critica è quella corrispondente all’indurimento del nocciolo (luglio-metà agosto).

La carenza di azoto determina scarso vigore vegetativo (lunghezza dei germogli inferiore a 1020 cm), ridotta produzione (a causa di minore allegagione, cascola elevata e ridotta pezzatura dei frutti) e una maggiore alternanza produttiva.

D’altra parte, l’eccesso di azoto determina un eccessivo vigore vegetativo, che si manifesta sia con lo sviluppo di molti succhioni e polloni e comunque di germogli più lunghi di 60 cm, sia con una scarsa fioritura/allegagione, con conseguente riduzione della produzione, sia con una maggiore sensibilità a freddo, siccità e parassiti (per es. l’occhio di pavone) e un ritardo nella maturazione dei frutti e una riduzione della consistenza polpa.

L’apporto fogliare di questo elemento può essere utile con interventi mirati al verificarsi di carenze temporanee in fasi critiche (prefioritura, allegagione, ecc.), come ad esempio quelle che possono verificarsi nei primi anni dall’attuazione dell’inerbimento o a seguito della temporanea immobilizzazione dell’azoto a causa dell’attività dei microrganismi che decompongono materiali organici con elevato rapporto carbonio/azoto somministrati al terreno, come sfalci del cotico erboso, qualora in esso non siano presenti leguminose, e/o potature trinciate…

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La via fogliare alla nutrizione dell’olivo - Ultima modifica: 2020-05-23T14:00:33+02:00 da Barbara Gamberini

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