Olio bio, comparto in rapida evoluzione

olio biologico
Oliveto certificato biologico a Canosa di Puglia (Bt).
Un settore in espansione, con produzioni sostenibili che nel tempo si stanno distinguendo per il livello qualitativo medio-alto. Le nuove sfide ma anche le possibilità di crescita, emerse di recente al premio Biol 2018

L' olio biologico è in rapida e continua espansione, molto più che in altri comparti agricoli, con una qualità migliorata nel tempo e attualmente di livello quasi sempre medio-alto, pienamente comparabile con quella degli oli non biologici di maggior pregio presenti sul mercato.

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Nino Paparella.

Ma anche con qualche minaccia, come la diffusione, sia pure per ora a livello locale, nel Salento, del batterio Xylella fastidiosa, e con nuove sfide che, se le si saprà cogliere, potranno tradursi in interessanti opportunità. È il quadro, in forte evoluzione, del comparto olivicolo-oleario in Italia, secondo Nino Paparella, presidente del Consorzio Italiano per il Biologico società cooperativa a r.l. (C.I.Bi.) e coordinatore del Premio internazionale Biol.

«La diffusione del biologico nel comparto olivicolo-oleario è stata e rimane davvero notevole, superando di gran lunga il valore medio riscontrato negli altri comparti agricoli. Come dimostrano dati e statistiche nazionali e internazionali, il matrimonio fra biologico e olivicoltura ha avuto un buon fine. Le ragioni di tale forte legame dipendono dalla particolarità dell’olio extra-vergine di oliva, cioè dal suo carattere di verginità, sinonimo di una immacolatezza che solo l’olio biologico può consentire e garantire. Come si potrebbe spiegare la verginità di un olio se contenesse residui o anche solo tracce di agrofarmaci? Soprattutto sui mercati esteri il concetto di verginità dell’olio di oliva viene visto strettamente legato a quello di biologico!».

Aumento delle superfici e delle produzioni

In particolare si assiste non solo alla crescita delle aziende olivicole ma anche a una notevole proliferazione di etichette certificate biologiche, come peraltro dimostra il numero crescente di oli che ogni anno partecipano al Premio Biol, oltre 500 nel 2018.

olio biologico
La giuria internazionale del Premio Biol al lavoro.

«Sottolineo che non si tratta di oli extra-vergini di oliva biologici di qualità scadente, bensì di oli extra-vergini la cui qualità è nel tempo decisamente migliorata e attualmente si attesta su un livello quasi sempre medio-alto, pienamente comparabile con quella degli oli non biologici di maggior pregio presenti sul mercato».

Ciò che differenzia le aziende olivicole, olivicolo-olearie o solo olearie biologiche dalle corrispondenti aziende convenzionali è la più grande dimensione media, chiarisce Paparella.

«Questa differenza è dovuta al fatto che per accedere alla certificazione biologica è necessario sopportare costi sostenibili solo in presenza di un consistente valore commerciale del prodotto, sia esso costituito da olive o da olio. Esistono certamente aziende piccole e piccolissime che operano di fatto in biologico, ma non hanno la forza economica per sottoporsi alla certificazione biologica, per cui sfuggono alla relativa indagine statistica».

Il biologico in olivicoltura rispetta la diffusione geografica complessiva della produzione olivicola sul territorio italiano, perciò è prevalente in Puglia, Sicilia e altre regioni olivicole centro-meridionali. Ma dovunque si verifica un aumento della produzione di olive e olio biologici, perché la percentuale di aziende che chiede la certificazione è sempre più alta.

«Alcuni anni fa chi chiedeva la certificazione biologica lo faceva soprattutto per accedere ai premi previsti dai Psr regionali. Attualmente, invece, chi mantiene o chiede la certificazione lo fa per i vantaggi che essa consente nella commercializzazione delle olive e dell’olio extra-vergine di oliva, ossia la possibilità di spuntare prezzi più alti all’ingrosso e ancora di più al dettaglio rispetto a quelli di olive e olio extra-vergine di oliva convenzionali. Lo dimostra il fatto che diverse aziende si sono adeguate alla certificazione biologica anche in assenza di premi comunitari. Cresce perciò il numero di aziende biologiche che vendono le olive e di altre che vendono l’olio confezionato o sfuso. Aumenta anche il numero dei frantoi che acquistano le olive per molirle e imbottigliare l’olio ottenuto da esse: oggi quasi tutti i frantoi dispongono di una doppia linea, una convenzionale e l’altra biologica».

Superficie in olivicoltura biologica in Italia al 31 dicembre 2016 (ha)
In conversione Biologica Totale al 31/12/2016 Totale al 31/12/2015 Var. % 2016/2015
72.052 150.400 222.452 179.886 23,7
Fonte: Sinab

 

Suddivisione regionale dell’olivicoltura biologica
Regione Superficie (ha) %
Puglia 71.977 32
Calabria 68.268 31
Sicilia 30.594 14
Toscana 15.374 7
Lazio 7.855 3
Altre 28.384 13
Italia 222.452 100
Fonte: Sinab, dati al 31/12/2016.

Olio biologico: una realtà affermata

Tutti gli scetticismi di un tempo, ricorda Paparella, sulla possibilità di produrre olio extra-vergine di oliva biologico di qualità sono venuti meno.

«L’olivicoltura biologica è una realtà per varie ragioni: si è affinata la tecnica agronomica, in particolare nella gestione del suolo e delle erbe infestanti; sul mercato sono disponibili nuovi prodotti, ammessi in agricoltura biologica, per la nutrizione e la difesa degli olivi; si è sviluppato l’impiego di trappole, come quelle per la cattura massale degli adulti della mosca delle olive; si è imparato ad agire preventivamente, ad esempio anticipando la raccolta delle olive per sfuggire agli attacchi della mosca; è migliorata tantissimo la tecnica produttiva in frantoio. Ecco perché l’olio ottenuto in biologico è di eccellente qualità, adatto anche per l’alimentazione della prima infanzia, in quanto è caratterizzato dagli stessi limiti analitici di legge previsti e presenti nei prodotti per i bambini molto piccoli».

L’andamento positivo del comparto olivicolo-oleario biologico è favorito da una prepotente crescita dei consumi di olio extra-vergine di oliva biologico, sia sul mercato italiano sia su quello internazionale.

«È una crescita sostenuta soprattutto nella Gdo, dove ormai quasi tutti i prodotti di uso comune, come olio di oliva, carne, pasta, zucchero, ecc., sono presenti sia convenzionali sia biologici. La propensione del consumatore emerge chiaramente di fronte ai prodotti a marchio d’azienda (private label): lo scaffale contenente prodotti biologici si svuota più velocemente di quello con prodotti convenzionali».

Le richieste dei mercati

Le motivazioni che spingono i consumatori verso i prodotti biologici, e quindi anche e soprattutto verso l’olio extra-vergine di oliva biologico, spiega Paparella, «sono di duplice natura: sia salutistiche, per una maggiore attenzione collettiva alla tutela della salute, soprattutto per l’alimentazione dei bambini piccoli, sia ecologistiche, per una spinta ideale sempre più sentita verso la genuinità e la naturalità del cibo, ricercate e trovate nel biologico. I mercati di riferimento più importanti per l’olio extra-vergine di oliva biologico sono la Germania, principale importatore dall’Italia, e Paesi emergenti come Usa, Giappone, Cina, Indonesia, Tailandia e così via».

Dai mercati esteri, informa Paparella, c’è richiesta di oli extra-vergini di oliva biologici, «ma anche di oli vergini di oliva deodorati biologici, cioè oli meno saporiti e aggressivi, di più facile impatto su palati non abituati al gusto fruttato, attualmente prodotti fuori dall’Unione europea. Questo mercato potrebbe aiutare chi, per varie ragioni, produce olio biologico non extra-vergine (lampante o vergine) che altrimenti sarebbe costretto a vendere sul mercato convenzionale».

Gestione sostenibile e aumento della qualità

Pur vivendo una costante ascesa, il comparto dell’olio extra-vergine di oliva biologico non è esente da minacce. Attualmente la più grande, per Paparella, è la crescente diffusione del batterio X. fastidiosa, che infetta indifferentemente gli olivi biologici e quelli convenzionali. Anche le nuove sfide ambientali ed ecologiche possono costituire una minaccia per il comparto, almeno per chi non è in grado di affrontarle, oppure, sottolinea Paparella, rappresentare un’opportunità da non perdere.

«L’agricoltura biologica si sta evolvendo velocemente. Partita senza l’utilizzo di prodotti fitosanitari e fertilizzanti chimici di sintesi, oggi si pone nuovi traguardi. In primo luogo la gestione della fertilità naturale del suolo: non basta più non impiegare concimi chimici di sintesi, bisogna adottare pratiche agronomiche, come la riduzione delle lavorazioni, il compostaggio dei residui di potatura e degli scarti di lavorazione, che migliorano la qualità del suolo e aumentano la sostanza organica in esso contenuta. Dopo, la gestione sostenibile della risorsa acqua, attuando pratiche di aridocoltura e adottando metodi irrigui che ne riducano i consumi. Poi, la diminuzione del consumo di energia, eliminando gli sprechi, ad esempio riducendo le lavorazioni meccaniche, e l’adozione delle pratiche che permettano di diminuire le emissioni di CO2. Infine, il miglioramento della qualità del prodotto: bisogna puntare a standard qualitativi più elevati, privilegiando qualità e freschezza, alta concentrazione di fattori nutrizionali, antiossidanti e vitamine, maggiore trasparenza e tracciabilità. Un tentativo in tal senso lo sta portando avanti Humus – Rete sociale per la bioagricultura italiana che unisce organizzazioni agro-biologiche impegnate in diverse regioni d’Italia, con il supporto tecnico, per il comparto olivicolo-oleario, del C.I.Bi. e del Premio Biol. Altra opportunità per il settore - ricorda in conclusione Paparella - può derivare dalla legge appena promulgata sulla ristorazione collettiva biologica, che offre ulteriori prospettive di collocazione dei prodotti biologici e in particolare dell’olio extra-vergine di oliva biologico».

oliveto per olio biologico
La più grande minaccia per l’olio extra-vergine di oliva biologico è la crescente diffusione del batterio Xylella fastidiosa.

Xylella: mezzi limitati in biologico

I produttori biologici sono i più pronti ad accogliere le tecniche agricole necessarie per tenere lontano il batterio, come lo sfalcio e la trinciatura delle erbe infestanti su cui si riproduce il vettore, la sputacchina dei prati. Invece, osserva Paparella, «più difficile appare la protezione degli olivi nella fase del volo degli adulti, ad aprile-maggio, a ridosso della fioritura: i prodotti fitosanitari consentiti in biologico non assicurano una prevenzione risolutiva. Perciò gli organismi fitosanitari sembrano orientati a imporre trattamenti con principi attivi non ammessi nel biologico. Ciò va però contro i principi del biologico, benché il trattamento venga compiuto quando sulla pianta non c’è ancora il frutto. In caso di lotta obbligatoria le autorità preposte possono chiedere all’Ue una deroga per evitare sanzioni, ma comunque la certificazione biologica dell’olio prodotto non sarebbe possibile. Per superare tale impasse, l’unica soluzione sarebbe chiedere una autorizzazione provvisoria che permetta l’utilizzo di prodotti ammessi dai Regolamenti Ue del biologico. Bisogna tenere conto che, con la diffusione del batterio viene messa in discussione non tanto la sanità del raccolto finale, quanto la sopravvivenza stessa della pianta, un bene che dovrebbe stare a cuore a qualsiasi serio ecologista».


Leggi l’articolo su Olivo e Olio n. 3/2018

L’Edicola di Olivo e Olio

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