Dalla Spagna alla Cina, passando per la Puglia. La cerimonia del Consiglio Oleicolo Internazionale (COI) conferma che l’eccellenza dell’extra vergine nasce dall’incontro tra identità territoriale, sostenibilità e innovazione.
La qualità dell’olio extra vergine di oliva ha oggi molte lingue, molti volti e sempre più territori da raccontare. È il messaggio emerso con forza dalla cerimonia di premiazione della 26ª edizione del Premio Mario Solinas, svoltasi il 18 giugno presso la sede del Consiglio Oleicolo Internazionale (COI) a Madrid.
Se i risultati del concorso erano già stati resi noti nei mesi scorsi , l’evento spagnolo ha offerto qualcosa di più: il racconto delle aziende premiate e delle strategie che stanno ridefinendo il concetto stesso di eccellenza oleicola a livello mondiale.
A colpire non sono soltanto i nomi dei vincitori, ma soprattutto le storie che si nascondono dietro ogni bottiglia. Storie che parlano di cooperazione, innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e capacità di valorizzare il territorio.
La Spagna consolida la leadership della qualità
Ancora una volta la Spagna si conferma il punto di riferimento mondiale per l’olio premium. Non solo per quantità prodotte, ma per la capacità di trasformare la qualità in un vero progetto industriale.
Ne è un esempio Oleoestepa, vincitrice nella categoria fruttato verde medio con un monovarietale Hojiblanca prodotto in appena 35 tonnellate. Un olio che nasce all’interno di un sistema di produzione integrata applicato all’intera superficie aziendale e che rappresenta una sintesi tra sostenibilità ambientale, tutela della biodiversità e valorizzazione economica del territorio.
Lo stesso approccio emerge da Oro Bailén, premiata tra i confezionatori. L’azienda andalusa esporta oggi in oltre 45 Paesi e dimostra come sia possibile mantenere elevati standard qualitativi anche su volumi significativi, trasformando l’extra vergine in un vero ambasciatore del Made in Spain.
La Cina non è più una sorpresa
Tra le novità più significative dell’edizione 2026 spicca il successo della cinese Longnan Xiangyu Olive Development, vincitrice nella categoria dedicata ai piccoli produttori.
L’azienda opera nella valle del fiume Bailong, nel nord della Cina, dove negli ultimi decenni è stato sviluppato uno dei più importanti poli olivicoli asiatici. Il riconoscimento ottenuto a Madrid viene considerato dagli stessi produttori come una consacrazione internazionale della capacità cinese di produrre oli di alta qualità comparabili a quelli delle tradizionali regioni mediterranee.
Si tratta di un segnale importante per l’intero comparto: il mercato globale dell’olio sta diventando sempre più competitivo e nuovi attori stanno investendo in ricerca, tecnologia e qualità.
L’Italia premiata dalla Coratina
Per l’Italia, e in particolare per la Puglia, il premio assume un significato speciale.
Tra i protagonisti della cerimonia figura l’azienda Schinosa di Trani, seconda classificata nella categoria fruttato verde intenso. Un riconoscimento che valorizza non soltanto un olio, ma una storia familiare che affonda le proprie radici nel Seicento e che continua a puntare sulla cultivar simbolo della regione: la Coratina.
Una varietà che negli ultimi anni sta conquistando crescente attenzione sui mercati internazionali grazie all’elevato contenuto di polifenoli e a un profilo sensoriale caratterizzato da intensità, struttura e personalità.
Sempre dalla Puglia arriva un altro segnale interessante. Il Frantoio Oleario Mossa Domenica di Sannicandro di Bari, premiato tra i piccoli produttori, rappresenta infatti una delle esperienze più innovative dell’olivicoltura italiana.
L’azienda ha sviluppato un percorso di ricerca insieme all’Università e al Politecnico di Bari, sperimentando l’estrazione mediante ultrasuoni, una tecnologia che punta ad aumentare l’efficienza del processo e a preservare il patrimonio fenolico dell’olio. Un esempio concreto di come la tradizione possa dialogare con la ricerca scientifica.
Dalla sostenibilità all’economia circolare
Un altro elemento che accomuna molti dei vincitori riguarda la crescente attenzione alla sostenibilità.
Non si parla più soltanto di gestione agronomica degli oliveti, ma di un approccio integrato che coinvolge l’intera filiera. Stanno diventando strumenti sempre più diffusi tra le aziende di eccellenza:
- recupero energetico della sansa,
- valorizzazione delle acque di vegetazione,
- riduzione degli input produttivi
- e certificazioni ambientali
Il caso del marchio pugliese Natyoure è emblematico: i sottoprodotti della lavorazione vengono reimpiegati sia come biomassa sia come materia prima per la produzione cosmetica, secondo una logica di economia circolare che amplia il valore generato dall’olivicoltura.
La qualità come leva competitiva
Durante la cerimonia, il direttore esecutivo del COI Jaime Lillo ha ricordato come la qualità rappresenti oggi uno dei principali fattori di crescita e differenziazione per il settore oleicolo mondiale.
Un concetto che trova conferma nelle esperienze dei produttori premiati. Dalle cooperative spagnole alle aziende familiari pugliesi, fino ai nuovi protagonisti asiatici, emerge una convinzione condivisa: in un mercato sempre più globale, la competitività non si costruisce sul prezzo ma sulla capacità di
- raccontare un’origine,
- garantire autenticità
- e offrire un’esperienza sensoriale distintiva.
Il Mario Solinas continua così a rappresentare molto più di un semplice concorso. È una fotografia dell’evoluzione dell’olivicoltura mondiale e delle direttrici lungo cui si svilupperà il settore nei prossimi anni: innovazione, sostenibilità, identità territoriale e ricerca costante dell’eccellenza.








