L’olivicoltura toscana guarda al futuro

olivicoltura in toscana
Platea dei partecipanti al convegno dell'Accademia dei Georgofili tenutosi il 10 dicembre.
I risultati dei Progetti Integrati di Filiera (Pif) finanziati dalla Regione Toscana sono stati illustrati nel convegno “L’Olivicoltura in Toscana fra passato e futuro” organizzato lo scorso 10 dicembre dall’Accademia dei Georgofili

La profonda trasformazione che l’ olivicoltura in Toscana sta vivendo negli ultimi anni è dovuta anche ad un passaggio generazionale, che vede l’abbandono di vecchi oliveti ubicati in aree svantaggiate, oltre all’incremento di nuovi impianti in terreni dove, fino ad alcuni anni fa, si coltivava il frumento. La continua richiesta di oli extravergini di oliva di elevata qualità ha portato ad un rinnovamento delle tecniche di coltivazione, di difesa e di trasformazione.

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Prof. Massimo Vincenzini, Presidente dell’Accademia dei Georgofili

Per analizzare i cambiamenti in atto e fare il punto sulle innovazioni disponibili per il rilancio dell’olivicoltura regionale, presso l’Accademia dei Georgofili di Firenze, si è tenuto lo scorso 10 dicembre un interessante convegno sul tema “L’ Olivicoltura in Toscana fra passato e futuro”. L’iniziativa, presentata dal prof. Massimo Vincenzini, presidente dell’Accademia, si è svolta in collaborazione con la Regione Toscana, la Fondazione Clima e Sostenibilità, l’Università di Firenze e la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

Il sostegno della Regione ai progetti di innovazione

Con l’intervento del dott. Marco Toma della Regione Toscana, si è fatto il punto dell’attuale situazione relativa ai Progetti Integrati di Filiera (Pif) nel PSR Toscana 2014-2020, in particolare è stata illustrata la sottomisura 16.2 “Sostegno a progetti pilota e di cooperazione. Settore olivicolo-oleario”. Questa misura finanzia progetti per la verifica ed il collaudo di specifiche innovazioni già messe a punto dalla ricerca, oppure, per l’adattamento e l’introduzione di nuovi prodotti, processi e tecnologie già esistenti e collaudate altrove o per filiere differenti da quella oggetto dell’intervento.

L’obiettivo è conseguire il miglioramento quali-quantitativo delle produzioni, la riduzione dei costi di produzione, il miglioramento della sostenibilità ambientale dei processi produttivi. I beneficiari di questi finanziamenti sono le imprese agricole e forestali, gli operatori commerciali, i soggetti di diritto pubblico, i soggetti operanti nella produzione di ricerca e trasferimento di innovazione, le associazioni ed i consulenti, riuniti in una forma di aggregazione che si impegna a realizzare il progetto.

Con il bando PIF del 2015 del PSR Toscana, sono stati finanziati i progetti di filiera Asiolbio-Si, Semia e AppAGO, che sono stati illustrati durante il convegno dai vari relatori che si sono succeduti. Questi progetti hanno visto molteplici investimenti da parte di numerose aziende olivicole e di trasformazione che vi hanno aderito. Il loro obiettivo è stato quello di valutare e verificare l’adattabilità di tecniche di gestione innovative dell’oliveto, elevare la qualità del prodotto finito e la quantità delle produzioni, in modo da aumentare la redditività delle aziende e migliorare le loro performance in termini di sostenibilità ambientale.

Le sfide dei cambiamenti climatici

Il progetto SemiaIndirizzi di Sanità, Sostenibilità ed Eccellenza dell’olivicoltura MediterraneA - è stato illustrato elencando le sue caratteristiche ed i risultati ottenuti, dal dott. Massimo Neri, del Collegio Toscano degli Olivicoltori Ol.Ma e dal prof. Andrea Vannini del Dibaf – Università della Tuscia. Trattasi di un progetto di cooperazione ammesso a finanziamento pubblico nell’ambito del Piano di Sviluppo Rurale Toscana 2014/2020, Misura 16.2, annualità 2015 con una spesa totale di oltre 500mila euro, compreso in una progettazione integrata di filiera denominata “Ottimizzazione ed innovazione della filiera olivicola ed accrescimento della qualità dell’olio toscano”. È stato realizzato da un’associazione temporanea di scopo tra Collegio Toscano degli Olivicoltori Ol.Ma. S.a.c. (capofila), Università degli Studi della Tuscia di Viterbo (Dibaf), Cnr Ivalsa, Università di Firenze (Gesaaf), Scuola Sant’Anna e l’Az. Agricola Lorenzo Piras. Questo progetto si propone di trasferire innovazione tecnica, tecnologica e metodologica per una gestione della filiera olivicola economicamente e ambientalmente sostenibile, che rafforzi e renda competitiva la produzione di pregio in uno scenario di incertezza produttiva condizionata dai cambiamenti climatici e globali. Il progetto Semia ha individuato tre aree di azione per il trasferimento dell’innovazione tecnica e tecnologica per la gestione della filiera olivicola:

1) azioni di adattamento: applicazione della lotta integrata per la gestione dei piani di difesa in olivicoltura in strategie a livello di comprensorio (area-wide integrated pest management); valutazione in campo del grado di maturazione delle drupe con tecniche non distruttive basate su sensori Near InfraRed (NIR) utilizzati in campo con strumentazioni portatili e finalizzate ad indicazioni rapide per scelte colturali relative ai calendari di raccolta a livello aziendale e di comprensorio; selezione ed utilizzo di genotipi sinergici a più alta adattabilità a nuovi metodi di impianto ed ai cambiamenti climatici; individuazione delle migliori tecniche agronomiche indirizzate alla sostenibilità ed adattamento ai cambiamenti climatici; creazione di un portale user friendly che consente la consultazione di modelli e mappe di rischio e bollettini fitosanitari; realizzazione di protocolli che migliorano la produttività dell’olivo attraverso l’applicazione di metodiche innovative di programmazione irrigua negli impianti intensivi moderni, che ottimizzano l’efficienza dell’uso idrico e riducono al minimo la perdita di acqua per evaporazione;

2) azioni di mitigazione: collaudo e valutazione di macchine e tecniche colturali innovative; impiego di tecnologie di applicazione a rateo variabile in olivicoltura per la distribuzione dei prodotti fitosanitari; produzione di un ammendante compostato verde (ACV) ottenuto dagli scarti di potatura e di frantoi e formulazione di terricci arricchiti con organismi utili, utilizzabili nelle attività vivaistiche o in pieno campo;

3) azioni di monitoraggio e valutazione delle performance di sostenibilità ambientale ed economica delle azioni proposte, in termini di abbattimento dei costi, aumento della redditività, sulla base di indicatori delle performance ambientali in termini di impronta idrica, del carbonio, ecologica locale e territoriale.

Mosca olearia: nuove metodologie e modelli previsionali

Il progetto Asiolbio-SiApplicazioni di nuove strategie e tecniche innovative in olivicoltura biologica in provincia di Siena, è stato illustrato dal dott. Mario Mori del Consorzio Volontario Fitosanitario di Siena e dal prof. Ruggero Petacchi dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

Il progetto Asiolbio-Si si è posto l’obiettivo di incrementare nel senese l’utilizzo di tecniche di difesa a basso impatto contro la mosca delle olive ed, in particolare, l’applicazione del metodo biologico. È stata trasferita agli olivicoltori una nuova metodologia di controllo delle popolazioni di mosca delle olive e le linee guida per la sua attuazione. La metodologia prevede l’inizio del monitoraggio, avvalendosi anche di trappole automatiche, a partire dalla primavera, prima della presenza dei frutti. Questa nuova strategia necessita del supporto di modelli previsionali sullo sviluppo della mosca e sul suo ciclo, consultabili nel Sistema di supporto alle decisioni. i modelli previsionali sono utilizzati per la stima del volo primaverile degli adulti, come allerta precoce per l’individuazione di annate ad alto rischio e come supporto per una difesa estiva ed autunnale più mirata.

Per tutta la durata del progetto sono state rilevate temperatura, pioggia ed umidità con l’ausilio di tre stazioni agrometeorologiche, poste in tre dei dieci oliveti utilizzati per le attività. Le trappole automatiche per il monitoraggio della mosca delle olive posizionate in ciascuno dei dieci oliveti, sono dotate di sensori per la misura della temperatura e l’umidità dell’aria. I dati meteo rilevati sono utilizzati per l’applicazione di modelli previsionali sulla difesa dalla mosca, sulla fenologia dell’olivo, sulla stima del bilancio idrico, sul calcolo delle dosi ottimali di concimazione e per l’individuazione del momento ottimale per la raccolta dei frutti.

Analisi di sostenibilità per la Val d’Orcia

Il progetto AppagoApplicazioni Agronomiche innovative per la gestione dell’olivicoltura collinare è stato illustrato dalla Presidente della Società Cooperativa Oleificio Val d’Orcia, dal prof. Antonio Belcari del Dispaa dell’Università di Firenze e dal dott. Stefano Grazzini dello Studio Tecnico S.I.A.. Il capofila di questo progetto è la Società Cooperativa Oleificio Val d’Orcia di Castiglione d’Orcia (SI) con vari partner come la Fondazione Clima e Sostenibilità di Firenze, tre aziende agricole della Val d’Orcia ed i Dipartimenti Dispaa e Gesaaf dell’Università di Firenze. Obiettivi del progetto sono stati quelli di valutare e verificare l’adattabilità di tecniche di gestione innovative dell’oliveto, inteso come sistema suolo-pianta-ambiente, al contesto produttivo della Val d’Orcia, aumentare la qualità e la quantità delle produzioni, aumentare la redditività delle aziende agricole, migliorare le performance aziendali in termini di sostenibilità ambientale e conservare e preservare il territorio.

È stato realizzato uno studio di LCA (Analisi del Ciclo di Vita) del settore olivicolo-oleario, che ha permesso una comparazione tra le attività svolte ante progetto e post progetto. Dalle analisi di tre scenari di produzione di olio, per tutti gli indicatori di impatto, è stato rilevato che i due processi maggiormente impattanti sono la fase di coltivazione delle olive e la produzione dei materiali del packaging, principalmente per la bottiglia di vetro. Per la fase di coltivazione il metodo biologico misura l’impatto minore rispetto al convenzionale. È stato anche realizzato il protocollo di sostenibilità GEO2, primo nel suo genere in Toscana, per la produzione di olio evo sostenibile, validato da un ente terzo.

Nell’ambito del progetto Appago sono stati organizzati seminari sul monitoraggio della mosca delle olive, sul controllo integrato di Bactrocera oleae e sull’allestimento di sensori per la misurazione delle temperature per la calibrazione del modello di sviluppo. Sono state confrontate varie strategie di difesa: agronomico-colturale (raccolta anticipata); controllo biologico con parassiti; preventiva con prodotti microbiologici (Beauveria bassiana); larvicida curativa con insetticidi di sintesi (dimetoato, fosmet); adulticida preventiva con esche proteiche avvelenate; biotecnica con dispositivi di attrazione ed abbattimento degli adulti (Eco-Trap Vioryl); biotecnica adulticida secondo il metodo Spintor-Fly a base di esche proteiche e glucidiche avvelenate con spinosad, metabolita del batterio Saccharopolyspora spinosa; preventiva con prodotti a base di rame, a base di argille (caolino); con prodotti di origine vegetale (azadiractina).

Centralità dell’innovazione per la difesa

Studi recenti hanno dimostrato come la mosca, in ragione dei cambiamenti climatici in atto, colonizzerà aree pedemontane ed al limite della diffusione della coltura, dove gli attacchi saranno più consistenti, mentre le aree costiere potrebbero costituire un grosso limite allo sviluppo del dittero a causa di elevate temperature. In Toscana, come in altre regioni, la scelta della strategia di difesa più idonea dipende dall’area olivicola in cui si opera (fascia climatica, varietà, pratiche agronomiche, ecc.). In ogni caso, il controllo della mosca delle olive deve essere realizzato attraverso l’adozione di strategie integrate a basso impatto ambientale in grado di garantire la sostenibilità e la biodiversità dell’agro-ecosistema e le specifiche qualità del prodotto finale. Particolarmente promettenti appaiono le ricerche sul comportamento trofico e riproduttivo della mosca, in vista di un futuro potenziamento delle strategie biotecniche e l’introduzione di parassitoidi esotici capaci di potenziare il controllo biologico naturale del tefritide.

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